Durante la seconda guerra mondiale la Reale Aviazione ungherese costituiva una forza aerea assai piccola in confronto a quelle delle altre nazioni dell'Asse. I piloti ugheresi volavano inoltre su apparecchi ormai dismessi, forniti dalla Germania e dall'Italia, per gran parte del periodo bellico e solo negli ultimi mesi di guerra ricevettero alcuni ME-109, FW-190 e pochissimi JU-88. Per la dotazione che avevano essi si comportarono in modo ammirevole contro l'aviazione sovietica.
Poichè l'aviazione era un'arma relativamente nuova, anche l'Ungheria, come tutte le altre nazioni, cercò di esaltarne le virtù militari creando una nuova classe di "cavalieri dell'aria" tale da impressionare l'opinione pubblica. I suoi membri, quindi, dovevano necessariamente indossare un'uniforme consona al loro prestigio. Sull'esempio delle altre nazioni anche l'aviazione ungherese adottò la giacca a quattro taschini con il collo aperto e munito di mostrine ricamate.
L'abbigliamento ovviamente doveva essere completato da una daga o una spada come già avveniva per i piloti tedeschi e italiani. Abbandonata subito l'idea della spada, venne così ideata e prodotta una daga corta di grande qualità in due versioni molto simili, per ufficiali e sottufficiali. La daga poteva essere indossata solo in occasione di cerimonie o parate, quindi non era un oggetto utilizzabile per gran parte del tempo di guerra a meno di non partecipare ad un matrimonio o ricevere ufficialmente una decorazione.
Data la povertà di mezzi non è escluso che le daghe rimanessero di proprietà dell'Aviazione e che venissero richieste e consegnate solo per le occasioni sopra indicate, con l'obbligo per l'ufficiale o sottufficiale di restituirle. Non esistono prove in tal senso ma si tratta di un'ipotesi assai plausibile vista anche la scarsità di tali oggetti originali sul mercato collezionistico mondiale.
La daga da ufficiale, come questo esemplare, era realizzata in ottone con una lama cromata ed un impugnatura in ebano. Quella da sottufficiale era cromata con solo l'aquila in ottone a creare un forte contrasto.
Come si può vedere dai dettagli la faccia dell'aquila sull'impugnatura è consumata e questo particolare è comune a tutte le daghe che sono state a lungo portate a causa dello sfregamento con l'interno della manica del braccio che impugnava la daga.
L'impugnatura è realizzata in legno di ebano verniciato di nero per proteggere il legno. Per l'uso anche l'impugnatura ha perso la maggior parte della lacca, ma ne conserva ancora abbondanti tracce.
Si notino i particolari dello scudo sul fodero e gli attacchi degli anelli per le sospensioni. Questi sono saldati e poi rifiniti e non fusi in un unico pezzo o avvitati come sulle riproduzioni. Da notare infine la leggera curvatura del fodero, visto di profilo, che rappresenta un altro segno di originalità. Le riproduzioni presentano sempre un profilo piatto.
Infine l'ultimo particolare che ci conferma la sua originalità è dato dalle caratteristiche della lama priva di qualsiasi marchio.
Mai infatti nella storia dell'Aviazione Reale ungherese, sono state prodotte lame con qualsiasi genere di marchi di fabbrica, numeri di serie o iscrizioni, se si eccettua l'esemplare d'onore donato al figlio di Horthy.
L'unico difetto di questa daga, se tale si può chiamare, è dato dal fatto che il precedente proprietario, che l'ha conservata per alcune decine d'anni, ha pensato bene di "lucidarla" facendole così perdere la patina che si era creata nel tempo ma che con il tempo potrà sicuramente riformarsi.
La daga è ovviamente coperta da garanzia di originalità assoluta senza limitazioni di tempo o di successivo trasferimento dell'oggetto ad altro futuro acquirente.