Italia R.S.I.
ECCEZIONALE DISTINTIVO DA PARACADUTISTA
( FALLSCHIRMSCHUTZENABZEICHEN DER LUFTWAFFE ) RICEVUTO DA UN UFFICIALE ITALIANO ALLA SCUOLA DI FRIBURGO NEL 1944

Prezzo: venduto - cod. nr. 21951
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Il punzone "L/58" impresso sul retro del distintivo ad indicare il fabbricante "Glaser & Sohn" di Dresda

Il Tenente Paracadutista Lorenzo Serra

Per i "talebani" del collezionismo RSI notare come e dove erano stati applicati i gladi sulle mostrine.

Il Maggiore Mario Rizzatti, Comandante del 1° Battaglione Paracadutisti, caduto in combattimento a Castel di Decima il 3 giugno 1944 durante la Difesa di Roma. Medaglia d'Oro alla Memoria, Cavaliero dell'Onore d'Italia.

Friburgo, febbraio 1944: imbarco sullo Ju.52. Il trimotore poteva disporre di 18 posti per paracadutisti attrezzati con bagaglio tattico ( armi, munizioni, viveri, attrezzi campali )

( Foto tratta dal volume "Per l'Onore d'Italia" )

Questo eccezionale distintivo, che definire rarissimo è riduttivo, proviene dai cimeli di un ufficiale italiano inviato il 2 gennaio 1944 alla "Fallschirmschule IV" ( Scuola di Paracadutismo IV ) di Friburgo con altri 150 paracadutisti volontari particolarmente selezionati.
A riprova della sua originalità è accompagnato da una certficazione rilasciata da un famoso collezionista di materiale RSI e perito del Tribunale di Milano, che ne attesta l'appartenza al periodo della RSI senza alcun dubbio.
La storia del ritrovamento di alcuni di questi esemplari da parte del nostro esperto merita di essere raccontata anche per sfatare i dubbi sollevati da alcuni collezionisti americani del tutto digiuni di storia italiana dopo l'8 settembre 1943.
"Il primo incontro con questo modello di Fallschirmschutzenabzeichen avvenne circa 35 anni or sono e mi venne quasi regalato da un ragazzo piemontese che collezionava distintivi fascisti italiani (cosa all’epoca abbastanza inconsueta). Nelle sue ricerche tra mercatini e case private il giovane collezionista si era imbattuto in una anziana e gentile signora che era in possesso di un distintivo appartenuto a suo figlio ( paracadutista durante il periodo della Repubblica Sociale Italiana) che ben volentieri glielo regalò perché aveva visto un sincero interesse ed entusiasmo nel ragazzo per quell’oggetto. Tutto felice lo aveva mostrato ai pochi collezionisti di cose tedesche che avevano però subito raffreddato il suo entusiasmo dicendogli che si trattava sicuramente di una riproduzione in quanto i distintivi originali del Terzo Reich avevano sul retro dei rivetti a testa di spillo e non delle graffe ribattute come in questo esemplare.
A me invece piacque subito e lo misi con una certa titubanza tra le poche decine di pezzi tedeschi della mia collezione. Il secondo esemplare lo acquistai verso la fine degli anni ’70 in un negozietto di Busto Arsizio anche questo trovato in una casa privata ed appartenuto ad un para della RSI. Il terzo pezzo lo trovai in una delle prime edizioni di Militalia e finì a fare buona compagnia agli altri due ormai stabilmente posizionati tra gli esemplari più apprezzati ed importanti della mia Collezione."

La storia di questi distintivi ci porta quindi dritti ai paracadutisti italiani che avevano frequentato il corso presso la scuola di Friburgo in Germania e avevano conseguito il brevetto da paracadutista, riconosciuto sia dall'Aeronautica Nazionale Repubblicana che dalla Ludtwaffe.

Il distintivo è coniato in metallo di guerra ( una lega ad alto contenuto di zinco molto simile alla nostra zama ) e raffigura un'aquila dorata in picchiata che tiene tra gli artigli una svastica, circondata da una ghirlanda di foglie di alloro e quercia ( con una patina molto scura ). Il distintivo è realizzato in due pezzi, assemblati tra loro mediante due piccole graffe, ripiegate sul retro dell'aquila dove, al centro, è punzonato il marchio "L/58" che J.R. Angolia e Cristopher Aisby, due dei più famosi autori americani di libri sulla militaria tedesca, indicano come assegnato dall'LDO aella ditta "Glaser & Sohn" di Dresda. In realtà ricerche effettuate negli ultimi anni, ci hanno permesso di attribuirlo con certezza al fabbricante Rudolf Souval di Vienna, che lo utilizzava già nel 1942. 
Sul dorso della ghirlanda, nella parte alta, è saldata una staffa a perno con una spilla tonda ed appuntita, realizzata in metallo magnetico, che si aggancia in basso ad un attacco costituito da una piattina ricurva saldata nella parte inferiore della ghirlanda e realizzata in metallo non ferroso. Il distintivo ha un'altezza di 52 mm, una larghezza di 42 mm e pesa 26,7 grammi.
La simbologia è quindi identica ai distintivi in uso tra i paracadutisti della Luftwaffe salvo per la forma della testa dell'aquila che in questi esemplari è molto più "aggressiva".
Questo distintivo compare per la prima volta nelle pubblicazioni dedicate alle insegne della Luftwaffe, con l'uscita del volume di Thomas Durante nel 2011, dedicato esclusivamente ai distintivi dei paracadutisti dal titolo "Luftwaffe & Heer Paratrooper Badges".
A pagina 619 di questo volume, nella sezione dedicata alle riproduzioni, appare un distintivo simile a questo ( ma con tre graffe invece di due ) che Durante attribuisce alla produzione postbellica di Rudolf Souval. Il distintivo fotografato è veramente una riproduzione del distintivo originale realizzato da Souval. Contattato direttamente dal nostro esperto per fornirgli le informazioni utili per un "errata corrige", l'esperto americano ha risposto che non capiva cosa ci facessero dei paracadutisti italiani in addestramento in Germania dopo l'8 settembre 1943, quando la guerra dell'Italia era terminata con l'armistizio. Davanti a questa totale ignoranza sui fatti militari del nostro paese, svoltisi dal 1943 al 1945, tipica di tutti i grandi collezionisti ed esperti americani, si è convenuto di lasciar perdere.
L'ipotesi più plausibile è che il comando della Scuola, probabilmente a corto di distintivi o preferendo evitare di assegnarli agli italiani, abbia ordinato alla ditta Souval un piccolo quantitativo di nuovi distintivi con il disegno dell'aquila leggermente diverso e molto più simile a quello utilizzato nei distintivi italiani. I distintivi furono consegnati a tutti i brevettati e con loro tornarono in Italia. E' anche probabile che solo pochi lo abbiano indossato una volta giunti al loro reparto. Infatti al Centro di Spoleto, dove erano in addestramento due battaglioni provenienti dall'esercito sotto la supervisione del Maggiore Kruger dell'11° Flieger Korps, ai paracadutisti erano state consegnate uniformi tedesche che sulla giubba avevano cucito il distintivo tedesco con la svastica. Ci fu però un netto rifiuto ad indossare la giubba da parte dei paracadutisti italiani che ottennero, nel rispetto dell'accordo Rizzati-Lungerhausen, di conservare i simboli e le insegne regolamentari della ANR.

Negli ultimi mesi del 1943 sul litorale laziale si andavano concentrando i resti delle Grandi Unità paracadutiste provenienti dalla Corsica , da Viterbo e dalla Calabria, che non avevano voluto abbandonare la lotta contro gli angloamericani. Moltissimi furono i volontari che affluirono ai reparti paracadutisti, dislocati sulle coste laziali, al punto che si rese evidente la necessità di brevettare al più presto tale personale per portarlo allo stesso livello tecnico dei paracadutisti anziani appartenenti ai battaglioni XII/Nembo, III/185° e alla compagnia "D'Abbundio".
Il maggiore Rizzatti, comandante del XII/Nembo, perciò, intraprese trattative con il comando della divisione Paracadutista germanica in zona, perchè questo problema potesse venire risolto. A Rizzatti venne proposto di inviare alla Scuola di Paracadutismo di Friburgo, una compagnia rinforzata, costituita di volontari particolarmente selezionati. Venne così stabilito che 150 volontari, inquadrati da ufficiali italiani già brevettati ( definiti accompagnatori ) e non brevettati ( definiti allievi ), si tenessero pronti a partire per la fine dell'anno. La selezione degli uomini fu molto rigorosa e alla fine vennero scelti 50 uomini della compagnia "Volontari Veneti" e 100 del XII Battaglione "Nembo".
Il comando del reparto fu assunto dal capitano paracadutista in SPE Fernando Giannoni, ed il 2 gennaio 1944, dalla stazione di Roma Trastevere, avvenne la partenza per Friburgo dei 150 allievi paracadutisti e dei loro sette ufficiali, tra i quali il tenente Lorenzo Serra, che riceverà questo distintivo al termine del corso. 

Scrive in proposito Giorgio Pisanò: "Da Verona in poi il viaggio subì lunghi rallentamenti, con soste sia in aperta campagna che in stazioni sperdute. Non mancò mai un soddisfacente vettovagliamento, cui provvide il capitano Giannoni, coadiuvato dal tenente Serra, che prelevò i viveri presso i vari comandi germanici lungo la linea."
Dopo sette giorni il convoglio giunse a Friburgo. Il reparto repubblicano sfilò per le strade della città cantando le canzoni dei paracdutisti, accolti con stupore dalla popolazioneche vedeva per la prima volta soldati italiani dopo l'armistizio. Ci furono anche alcuni fischi e qualche ingiuria. Fredda fu anche l'accoglienza alla Scuola Paracadutisti della Luftwaffe.
I sottufficiali e la truppa vennero alloggiati in un seminterrato presso la Scuola mentre gli ufficiali trovarono posto in albergo.
La Scuola, che aveva il numero distintivo "IV", era dislocata fuori della città e disponeva di un proprio campo di aviazione. L'intero complesso era comandato da un colonnello dei paracadutisti che aveva alle proprie dipendenze un Reparto di Volo, un Reparto Addestramento, suddiviso in Gruppi, Compagnie e Plotoni d'Istruzione. Le Compagnie d'Istruzione erano comandate dall'Oberleutnant Hofmann, alle cui dipendenze funzionavano da istruttori un sottotenente, due marescialli e quindici tra sottufficiali e graduati. Il primo giorno di permanenza, l'8 gennaio 1944, fu destinato alla distribuzione ai volontari dell'equipaggiamento di lancio. L'addestramento si dimostrò durissimo. La fase prelancistica non differì gran che da quella già in uso presso le Scuole italiane di Viterbo e Tarquinia ma rispetto ai nostri programmi di istruzione , venne dato dai germanici rilievo all'educazione fisica e all'istruzione per la ripiegatura dei paracadute. Dopo circa venti giorni di addestramento pre-lancistico vennero annunciati i lanci. Erano necessari sei lanci, di cui almeno due  con armi al seguito, per ottenere il brevetto di "paracadutista militare", il "Fallschirmschutzenabzeichen" con l'aquila in picchiata ( sturzenden Adler ). Diversamente da quanto accadeva in Italia, al primo volo corrispose il primo lancio.

Scrive Nino Arena nel suo volume "Per l'Onore d'Italia" che, nel giorno stabilito per il primo lancio , ai bordi del campo si radunarono numerosi cittadini di Friburgo  attratti dalla novità che si lanciavano gli italiani. "Primi a saltare furono gli allievi tedeschi che uscirono dagli "Ju 52" con regolare cadenza da quota 350 metri. Si notò un notevole distacco fra il segnale di via e il salto, con un vistoso intervallo tra l'apertura di un paracadute e l'altro. Poi toccò agli italiani che saltarono con una frequenza così serrata da arrivare a terra quasi contemporaneamente. Ci fu da parte della folla un istintivo e caloroso applauso che sciolse ogni gelo. Gli istruttori tedeschi si mostrarono orgogliosi di così eccellenti risultati."
I lanci successivi furono ugualmente veloci e perfettie quelli tattici, con armi e munizioni da quota 150 metri e squadre di 12 uomini al completo, ancora più convincenti e positivi. Quattro lanci furono effettuati con il trimotore Ju 52 e due col bimotore He 111. Il 24 e 26 gennaio anche gli ufficiali italiani, già brevettati, capitano Giannoni in testa, effettuarono dei lanci svincolati dai programmi degli allievi. Ma Giannoni volle concordare con il comando della Scuola ancora un lancio per sè e i suoi ufficiali da effettuarsi da un Henkel 111, apparecchio più veloce dello Junker, dal quale ci si lasciava cadere nel vuoto da una botola circolare. Il capitano Giannoni, affetto da una malattia bronchiale e febbricitante, infilò la botola per primo e seguito, ad un secondo di distanza, dal tenente Ferretto e dal tenente Serra. Durante la discesa il tenente Ferretto udì un grido, ma poichè il capitano scendeva regolarmente non se ne dette ragione ma, appena toccata terra s'accorse che il suo superiore giaceva immobile sul terreno. Il capitano Giannoni venne portato d'urgenza all'ospedale di Friburgo dove cessò di vivere dopo tre giorni senza aver ripreso conoscenza.
L'autopsia svelò che era morto per un'emorragia cerebrale forse derivata da un urto sul bordo della botola o per i postumi di un incidente di macchina di cui era stato vittima nel novembre 1943. Dopo le esequie, svolte con il rito militare germanico, l'attività di lancio riprese per arrivare ai sei lanci necessari per l'ottenimento del brevetto. Scrive ancora Nino Arena: "Il 5 febbraio venne effettuato l'ultimo e più impegnativo lancio dallo Ju 52, il Besichtgungsprung mit Waffen, un lancio tattico con armi al seguito sotto una fitta nevicata da metri 150, con i paracadute modello Baumeister R.Z. 30 che si aprirono con notevole difficoltà solo a pochi metri dal suolo. In complesso un ottimo lancio, anche se un pò emozionante e rischioso, che completava la preparazione degli allievi, i quali ricevevano l'Adler in argento, simbolo dei Falsschirmjager e partecipavano ad una "Kameradshaftabend" ( festa cameratesca ) con profluvio di birra con cui i neo brevettati offrivano da bere agli anziani e da questi venivano accettati come membri della "grande famiglia" dei paracadutisti."
Il 6 febbraio la 3° compagnia si sciolse e vennero restituiti i materiali. Il giorno 7 febbraio iniziò il viaggio di ritorno che durò sette giorni, come quello d'andata. La tradotta, infine, giunse a Spoleto, dove il ricostituito reggimento "Folgore" stava completando l'addestramento.
( notizie storiche tratte dal volume "Gli ultimi in grigioverde" di Giorgio Pisanò e "Per l'Onore d'Italia" di Nino Arena )
 
L'expertise com garanzia di originalità redatto dal perito del Tribunale di Milano
 
Diario dei lanci eseguiti dal tenente Lorenzo Serra durante il 7° Corso del 1944 ( 7.Lehrgang ) nella 3.Schule Kompanie, 1.Zug, 1.Gruppe, indispensabili per l'ottenimento del brevetto tedesco. Il primo lancio solitario è stato effettuato alle ore 16 del 24.1.1944 da un'altezza di 250 metri con uno Junker 52. Due giorni dopo ha eseguito un lancio di gruppo ( 6° della fila ) da 200 metri e quindi un lancio da 180 metri con un Heinkel 111, molto più veloce. Il 29 gennaio ancora un lancio con un Heinkel 111 da 150 metri e il 31 un lancio con le armi in dotazione da 150 metri. Il 5 febbraio alle 8.30 effettuava l'ultimo lancio ufficiale ( Besichtigungsprung ) identico al precedente e otteneva il diploma con merito. La scheda è firmata dal capo istruttore comandante la compagnia in addestramento, Oblt. Hofmann. Una "scheda lanci" analoga, del tenente Romano Ferretto, è riprodotta a pagina 1563 del III° volume "Gli Ultimi in grigioverde" di Giorgio Pisanò.

Friburgo: addestramento al lancio dalla porta della "vecchia zia Ju" come veniva affettuosamente chiamato il trimotore

Junckers 52 ( Foto tratta dal volume "Per l'Onore d'Italia" )

 

 7-13-2017