Italia (1919-1939)
DISTINTIVO ORIGINALE DEL FAMOSO "GRUPPO RIONALE FASCISTA A.SCIESA" DI MILANO CON CARTOLINA
Prezzo: Euro 220,00 (distintivo + cartolina ) - cod. nr. 16057
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Occasione irrepetibile di aggiudicarsi il distintivo originale smaltato di uno dei piu' importanti Gruppi Rionali Fascisti, l' "Antonio Sciesa" ( o piu' correttamente come vedremo piu' avanti "Amatore Sciesa" ) di Milano e d'Italia insieme ad una cartolina di convocazione inviata l'8 febbraio 1940 dal Comandante del Settore Servizi Politici del Gruppo.
Il 4 ottobre 1922, dopo l'assalto dei fascisti alla sede dell'Avanti, Mussolini tenne un celebre discorso proprio nella sede del "Gruppo Rionale A. Sciesa" in via dell'Unione 5 del quale riportiamo l'inizio: "Ho accettato di venire a parlare questa sera al gruppo Sciesa per un triplice ordine di motivi: un motivo sentimentale, un motivo personale ed un motivo politico. Un motivo sentimentale, perché volevo tributare il mio attestato di ammirazione e di devozione profonda ai nostri indimenticabili magnifici caduti, Melloni, Tonoli e Crespi; i primi due della vostra squadra, il terzo della Sauro. Io li ricordo perfettamente. Poi ho accettato di parlare per il carattere che il gruppo ha voluto dare a questa celebrazione. Finalmente, data l'attesa generale che tiene sospesi gli animi di tutti gli italiani nel presagio di qualche avvenimento che dovrà arrivare, non volevo mancare l'occasione di precisare alcuni punti di vista; precisazione necessaria nel tormentoso periodo che attraversiamo.
Voi sentite, a giudicare dal vostro atteggiamento austero e silenzioso, che se la materia è corrompibile, lo spirito è immortale."

( Il testo del discorso completo e' visibile sul sito di www.cronologia.it ).
Il Gruppo aveva preso il nome da un martire del Risorgimento, l'operaio milanese Amatore Sciesa ( 1814 - 1851). Sciesa fu un patriota, di mestiere tappezziere, che nel 1850 entrò in contatto con i comitati clandestini repubblicani milanesi. Arrestato nella notte tra in 30 ed il 31 luglio 1851 mentre affiggeva manifesti insurrezionali in via Spadari (indicazioni posteriori della polizia austriaca rivelano la falsità dell'accusa), venne condannato alla forca ma, per la mancanza del carnefice, subì la fucilazione. Mentre lo conducevano al luogo dell'esecuzione, fu fatto passare sotto casa sua sperando di indurlo, col pensiero della famiglia, a rivelare il nome dei complici e, in cambio, aver salva la vita. Il coraggioso operaio alle esortazioni dei suoi carnefici rispondeva (in dialetto): "Tiremm innanz", difendendo con semplice dignità la sua grandezza e la sua città che combatteva l'invasore austriaco. (Dagli atti del processo sembra che le parole realmente pronunciate siano state: "Mi soo nagott! Podi minga parlà, e parli no! Quel che è faa, è faa!" = "Non so niente! Non posso parlare e non parlo! Quello che è fatto è ormai fatto!")
Il nome sulla lapide è dovuto ad un lapsus del cancelliere, che nella velocità del processo gli attribuì paradossalmente il nome del poliziotto che accusava lo Sciesa. Probabilmente la confusione tra i due nomi, entrambi riportati ufficialmente, nasce proprio dal nome inciso sulla lapide. 
 
 
   
La lapide posta in Via Cantu' angolo Piazza Pio XI a Milano

 29-7-2011