Germania fino al 1918
ECCEZIONALE "STAHLHELM" ( ELMO D'ACCIAIO TEDESCO ) "M16" CON MIMETISMO ORIGINALE
Prezzo: venduto - cod. nr. 15672
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Splendido "Stahlhelm" ( elmo d'acciao tedesco ) mimetico modello "1916" in eccezionali condizioni di conservazione. L'elmetto, garantito originale al 100% come facilmente intuibile dalle foto, e' completo di imbottitura interna in tutte le sue parti che la caratterizzano e presenta ancora circa il 95% del suo camuffaggio originale usato sul fronte occidentale.
La Germania è stata l'unico belligerante della Grande Guerra ad avere previsto, autorizzandola con un regolamento, la mimetizzazione su vasta scala degli elmetti.
In data 7 luglio 1918 il Feldmarschall Ludendorf, capo di stato maggiore dell'esercito tedesco, firmò una nota ufficiale con la quale ordinava la mimetizzazione "per mezzo di una verniciatura policroma a linee spezzate applicata su cannoni, mortai, mitragliatrici, elmetti ecc., tutti questi oggetti potranno essere più facilmente dissimulati alla vista del nemico di quanto non è sin qui avvenuto".
La direttiva includeva anche indicazioni sulla quantità di vernice necessaria per 1.000 elmetti: sarebbe stata di circa cinque chilogrammi per ciascuno dei colori verde, ocra gialla e ruggine brown, e di due chilogrammi di vernice nera per separare tra loro le varie macchie di colore con una linea avente la larghezza di un dito.
L'imbottitura di pelle chiara e' fissata ad una banda di robusto cuoio che lo identifica come modello M.16 in quanto nel successivo modello M.17 sarà sostituita da una banda di fascia metallica. Sulla fascia di cuoio è impresso, probabilmente con matita copiativa, il nome dell'originale proprietario che sembra essere "Scherni". L'imbottitura vera e propria è costituita da tre lembi di pelle robusta che, nell'intenzione dell'inventore tedesco, erano destinati a contenere i pacchetti di medicazione; in realta' contenevano cuscinetti imbottiti di crine o di paglia ancora presenti in ottime condizioni. Il soggolo è purtroppo mancante mentre sono presenti i perni che servivano per fissarvi gli anelli metallici che lo sostenevano. Questo sistema di aggancio era poco sicuro e spesso causava lo smarrimento del soggolo.

Sulla falda posteriore è presente il timbro a tampone blu con l'indicazione della taglia "64" il monogramma "AK" del quale si sa poco salvo che è stato osservato soprattutto su elmetti e piastre di protezione prodotti tra il 1917 e il 1918. Entrambe queste caratteristiche ne accrescono notevolmente il valore collezionistico.

Questo elmetto proviene, soprendentemente, dalla Sicilia dove è rimasto per quasi cento anni nel baule di una famiglia di Vittoria  in provincia di Ragusa. Pochi sanno infatti che dal 1916 Vittoria ospitava uno dei principali campi di concentramento per 20.000 prigionieri tedeschi e soprattutto ungheresi che erano in ottimi rapporti con la popolazione locale. Ancora oggi, laddove esisteva l'ultimo capannone del campo rimasto in piedi, è visitabile il Museo Storico Italo-Ungherese che illustra la storia dei rapporti tra Italia e Ungheria a partire dal 1916 quando arrivarono i primi prigionieri ungheresi nel campo.

Questo elmetto e' il frutto degli studi congiunti di un tecnico tedesco, il professor Friedrich Schwerde dell'Istituto di Hannover, e di un chirurgo distaccato al XVIII corpo d'armata, il professor August Bier. Quest'ultimo era specializzato nell'estrazione delle piccole schegge di acciaio dal cervello dei soldati, attuata per mezzo di una potente elettrocalamita. Tuttavia, le lesioni prodotte al cervello provocavano quasi sempre la morte del paziente. Consapevole di cio' Bier suggerì l'avviamento di un programma di studio per la realizzazione di un copricapo protettivo in acciaio. L'aspetto tecnico della questione venne affrontato dal professor Schwerde che, in considerazione del fatto che l'80% delle ferite era provocato dalle schegge e solo il 20% da colpi diretti d'arma da fuoco, stabili' che l'elmetto doveva coprire la maggior superficie possibile della testa a discapito dello spessore del metallo.
Il nuovo elmetto venne prodotto in sei taglie con calotta in acciaio al nickel-cromo dello spessore di circa 1 mm e peso approssimativo di 1 kg. Lateralmente sono presenti due prese d'aria protette da due bulloncini sporgenti, che fungono anche da punti di aggancio della "Stirnpanzer" ( corazzetta protettiva frontale ).
Quasi tutti gli storici sono concordi nell'affermare che il primo contingente di 30.000 elmetti venne distribuito verso la fine di gennaio 1916 alle unita' che si preparavano a prendere d'assalto Verdun, dopo un breve periodo di prova condotto tra i mesi di novembre e dicembre 1915, quando venne distribuito ad alcune unita' d'assalto.
Durante le parate, o in occasioni particolari, sulla presa d'aria di sinistra, potevano essere applicate tre foglie di quercia in estate, oppure un rametto di pino in inverno.
( Informazioni tecniche tratte dal libro "Elmetti" di Paolo Marzetti e dal'articolo apparso sul numero 11 di "Uniformi & Armi")

 
Il nome scritto sulla banda di cuoio che sembra essere "Scherny" cioè una diversa grafia del nome russo/ungherese Czerny