Italia R.S.I.
ECCEZIONALE LOTTO DI OGGETTI E DECORAZIONI APPARTENUTO AD UN UFFICIALE SOMMERGIBILISTA DI "BETASOM" E POI R.S.I.
Prezzo: Euro 1300,00 - cod. nr. 15342
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Rara immagine dell'emersione del sommergibile F14, sollevato dal pontone da 240 tonnellate giunto da Pola. Sono le ore 18 e le ultime trasmissioni sono cessate alle 21.50 della sera precedente. ( Foto collezione Trentoincina )

Lotto veramente eccezionale composto da diversi oggetti e indumenti appartenuti ad un sommergibilista di Betasom, medaglia di bronzo al valor militare, trasferitosi nella Marina Repubblicana dopo l'8 settembre 1943. L'oggetto forse più interessante è il berretto di navigazione da comandante di sommergibile, tipico dell'ultimo periodo della Marina Repubblicana, completo di tre fregi metallici assolutamente originali:
il distintivo da sommergibilista in metallo argentato sul lato destro, i gradi metallici da Tenente di Vasacello sul lato sinistro e un'ancora in metallo dorato con gomena, senza corona, sul fronte del berretto. Distintivo e gradi della Regia Marina sono gli stessi usati poi nella Marina Repubblicana e, molto probabilmente l'ufficiale, li ha trasferiti sul nuovo berretto aggiungendovi l'ancora "artigianale" ma adeguata.
All'interno del berretto realizzato in lana impermeabilizzata e imbottito è presente l'etichetta del fabbricante
" Brigatti - Milano". Per chi non è di Milano il nome Brigatti può dire poco ma per i milanesi ha rappresentato, dal 1884 a pochi anni fa, il punto di riferimento, in corso Venezia, per gli acquisti di capi classici e soprattutto capi in lana per gli sport invernali.
Durante il periodo della Repubblica Sociale molti furono gli ufficiali
( Marina, Brigate nere, ecc ) che si rivolsero al negozio Brigatti per l'acquisto di berretti di qualità e questo è sicuramente uno di quelli.
Se poi si guarda al nome lombardo del nostro sommergibilista, inciso sulla sua medaglia di bronzo al valor militare, che è Armando Grappasonni , allora diventa ancora più plausibile l'acquisto privato del berretto da Brigatti a Milano.

La medaglia di bronzo, assolutamente originale, porta sul retro inciso solo il nome e cognome di Grappasonni , senza altre indicazioni, il che è assolutamente nella norma considerando che la stessa deve essergli stata consegnata mentre si trovava in Francia nei ranghi di Betasom.
Questo lo si sa con certezza perchè tra i suoi cimeli che purtroppo si sono dispersi in più direzioni, vi era anche uno scudetto originale della Divisione Atlantica ( il nome assunto dal contingente Betasom a Bordeaux dopo l'8 settembre 1943, quando i suoi membri decisero di continuare a combattere a fianco dell'alleato tedesco ).
Il nostro Tenente di Vascello è sicuramente rientrato in patria poco dopo per entrare nelle file della Decima Mas, visto che possedeva anche uno scudetto originale di questa unità.
La medaglia di bronzo, di tipo regio, gli è stata sicuramente assegnata per qualche azione effettuata a bordo di un nostro sommergibile in azione dalla base di Bordeaux. L'incisione del suo nome e cognome è assai bene definita e certamente risalente a quell'epoca. Non bisogna infatti farsi ingannare dall'aspetto lucido dei tratti dell'incisione. Molto dipendeva dalla qualità della lega utilizzata per la coniazione della medaglia e molte medaglie di bronzo dell'epoca hanno questo stesso effetto.

Il ciondolo in argento raffigurante un'ancora snodabile era sicuramente appartenuto al nostro ufficiale. Molti marinai li utilizzavano come portachiavi o meglio ancora, appesi al bottone del taschino della giubba come portafortuna o segno di appartenenza. E' di fattura molto gradevole.
Nel lotto sono presenti anche delle travette da Tenente di Vascello per l'uniforme di servizio, quasi certamente sue, e due fregi da manica da Capo di Macchina ( Maresciallo ) con travette, probabilmente appartenute ad un congiunto ( padre o fratello ) e da lui conservate tra i ricordi.

Infine quello che può essere considerato forse il pezzo storicamente più importante del lotto, data la sua rarità e originalità. Si tratta del nastro da berretto di un marinaio del sommergibile "F.14", affondato a Pola nel 1928 durante un'esercitazione con la perdita dell'intero equipaggio.
Non possiamo essere certi che sia appartenuto a Grappasonni, in quanto imbarcato su questo sommergibile prima del 1928 oppure allo stesso congiunto delle travette da Capo di Macchina, ma sicuramente è originale e quindi ornava il berretto di un sommergibilista dell' "F.14".

Il sommergibile F.14, appartenente alla classe F.1 e costruito negli anni 1915/16, fu speronato accidentalmente dalla nave Missori davanti a Pola, il 6 agosto 1928. Affondò con l'equipaggio su un basso fondale e si tentò in tutti i modi di soccorrerlo, ma non ci fu niente da fare e non vi fu alcun superstite.
Con il gemello F.15, e con altre unità di superficie, doveva partecipare ad una esercitazione. L’F14, comandato dal capitano di corvetta Isidoro Wiel aveva a bordo anche 7 allievi motoristi. Era salpato da Pola la mattina del 6 agosto e si era posizionato in agguato circa 7 miglia a ponente di San Giovanni in Pelago su fondali di 40-50 metri. Alle 8.40 fu avvistato dal cacciatorpediniere Abba che segnalò a tutte le navi “Sommergibile a dritta al traverso”. Era appena emerso in affioramento molto vicino al caccia. Il Missori che seguiva, lo vide in ritardo (perché lo cercava molto in fuori a dritta) e cercò di accostare ma lo colpì perpendicolarmente alla poppa, anche perché era quasi fermo. L’urto produsse uno squarcio di cm 60 x 25. Il sommergibile affondò con la prora in alto e scomparve. Le navi si fermarono sul luogo e misero segnali della posizione. L’F.15, accorso, si mise in comunicazione con l’F.14, rilevando che il sommergibile era su un fondale di circa 40 metri, inclinato di 70 gradi e con l’equipaggio in buone condizioni, a parte chi era rimasto chiuso a poppa. Le ricerche proseguirono nella giornata rintracciando il relitto e collegando una manichetta per l’aria, mentre salpava da Pola un pontone da sollevamento. “Vi siete molto avvicinati fate presto qui si muore” comunicava l’F.14 alle ore 18. I messaggi telegrafici si fecero sempre più deboli e cessarono alle 21.50. Il pontone era giunto nella notte e nella mattina iniziava il sollevamento. Alle 18 emergeva il sommergibile e la successiva apertura dei portelli liberava nubi di gas di cloro.
La Commissione d’inchiesta, facendo presente che il piccolo sommergibile non era provvisto di apparecchi per la rigenerazione dell’aria o assorbimento dell’anidride carbonica, stabilì che dopo 12 ore era stata esaurita l’aria respirabile (mancanza di ossigeno o eccesso di anidride carbonica). Inoltre l’inclinazione aveva provocato la fuoriuscita degli acidi delle batterie, e questi, combinati con acqua di mare, avevano sviluppato gas tossici (passati attraverso fenditure delle paratie). Si ricordava infine che pur curando al massimo la sicurezza non si potevano diminuire le caratteristiche militari del sommergibile. Precisazione forse dovuta al fatto che Mussolini , capo del governo e allora anche ministro della Marina, scrisse al suo sottosegretario ammettendo il proprio coinvolgimento emotivo nel seguire la tragica vicenda (come tanti italiani), chiese conferma sul livello tecnico dei nostri mezzi e comunicò alcune raccomandazioni sulla sicurezza e miglioramento dei sommergibili. Probabilmente tutto ciò condizionò lo sviluppo dei battelli negli anni trenta con una considerazione maggiore che in altre Marine per i sistemi di salvataggio (peraltro usati pochissimo in guerra) e l’abitabilità: aspetti sempre criticati dai tedeschi per la diminuzione dell’efficienza bellica. Il dramma dell’F.14 fu particolarmente sentito da tutti per averlo potuto seguire quasi “in diretta” ed ispirò il film di De Robertis “Uomini sul fondo”. ( Notizie storiche tratta dal sito "Guardiani del mare" ).
 

 
 
 
   
 
 

 29-10-2010