Dopo l'armistizio di Cassibile del 3 settembre 1943 firmato dal generale Castellano e annunciato da Badoglio alla radio l'8 settembre, un milione di soldati italiani fuori dall'Italia, furono lasciati senza ordini sensati, senza direttive chiare o almeno coraggiose. Le tragiche conseguenze di questo "tradimento" perpetrato dal Re e da Badoglio ai danni delle nostre forze armate sono ormai note a tutti ma meno note sono le vicende di quei militari sbandati nell'Italia del Sud che andarono a ricostituire un nuovo esercito agli ordini del generale Giovanni Messe, fatto rientrare dalla sua prigionia inglese dal comando alleato. Messe battezzò questa prima unità combattente "1° Raggruppamento Motorizzato", costituito da fanti, artiglieri, genieri delle divisioni smobilitate in Sardegna e Corsica, alpini sbandati e paracadutisti della Nembo che avevano scelto di non combattere a fianco dei tedeschi.
I tre fregi del lotto, realizzati in materiale plastico, probabilmente in bachelite, erano utilizzati come distintivi da braccio dei Gruppi di Combattimento "Folgore", "Friuli" e "Cremona".
Il "Folgore" si costituì con il concorso della Divisione "Nembo" che, sciogliendosi, fornì la struttura portante del Gruppo nel quale trovò posto il Reggimento Marina "San Marco" già della II^ Brigata del C.I.L.
Venne schierato nel settore Senio-Santerno, in sostituzione della 6^ Divisione corazzata britannica, settore che costituiva la cerniera tra la zona appenninica e quella della Valle Padana. A partire dal 10 aprile 1945, l'Unità partecipò all'offensiva di primavera e avanzò nelle valli di Santerno e Sallustra.
L'attacco fu iniziato dal II battaglione "Nembo": i paracadutisti, combattendo all'arma bianca e a colpi di bombe a mano, riuscirono a espugnare buona parte delle posizioni nemiche, al costo di 32 morti e 52 feriti. Nella notte del 20 aprile, il nemico abbandonò tutte le posizioni a nord di case Grizzano, per cui il "Folgore", per ordine superiore, fu concentrato nella zona Faenza-Brisighella: la guerra per la gloriosa Unità era ormai terminata.
Al Gruppo appartenevano gli uomini della "Centuria Nembo" impegnati nell'Operazione Herring, lanciata nella zona tra Modena e Ferrara.
Il "Friuli" nasce dalla Divisione fanteria "Friuli" (20^) trasferita dalla Sardegna nel Sannio, agli ordini del generale Arturo Scattini, con i reggimenti 87°e 88° fanteria e 35° artiglieria.
Il "Friuli" si schierò a sud della via Emilia, svolgendo attività di pattugliamento e conquistando importanti posizioni nelle linee degli avamposti nemici. Il 10 aprile 1945 varcò il fiume Senio, costituendo sulla sponda settentrionale una robusta testa di ponte, dopo aver respinto violenti contrattacchi. Nel corso della travolgente avanzata, liberò Castelbolognese e, dopo aspri combattimenti a Casalecchio dei Conti, alle ore 8,00 del 21 aprile entrò in Bologna, tra il tripudio della popolazione della città felsinea.
Le perdite per questa operazione furono notevoli: 84 morti, 159 feriti, 15 dispersi. Quelle invece subite nel corso dell'intera campagna furono di 242 morti, 657 feriti e 61 dispersi.
Il "Cremona" si costituì ad Altavilla Irpina, agli ordini del Generale Clemente Primieri, con i reggimenti 21° e 22° fanteria e 7° artiglieria.
Agli inizi del 1945 il Gruppo entrò in linea sul tratto compreso tra la ferrovia Ravenna-Alfonsine e il mare. Fin dai primi giorni i reparti del Gruppo dovettero sostenere violenti attacchi e puntate offensive sferrate dai germanici.
Il 2 marzo ebbe luogo la sua prima operazione mirante a recidere un pericoloso saliente tedesco in corrispondenza di Torre Primaro. I combattimenti furono durissimi e si protrassero fino al pomeriggio del giorno seguente, quando l'obiettivo fu conquistato di forza. Le perdite furono di 13 morti e 98 feriti.
Quelle subite nell'intera campagna ammontarono a 178 morti, 605 feriti, 80 dispersi.
Forzato il fiume Senio, il Gruppo conquistò Alfonsine, superò il Santerno e progredì velocemente verso nord, liberando, in progressione, Cavarzere, Chioggia, Mestre e Venezia. Il Tricolore fu issato sui pennoni di Piazza San Marco la sera del 2 aprile, tra l'entusiasmo dei cittadini della "Serenissima".
(Notize storico-collezionistiche tratte dall'articolo di Andrea Castellina pubblicato sul nr. 132 dell'aprile 2007 della rivista "Uniformi & Armi" e dal sito web dell'Esercito Italiano. Foto tratte dal sito dell'ANPI di Lissone)