Italia (1919-1945)
RARO DISTINTIVO DA BRACCIO IN METALLO DEL GRUPPO DI COMBATTIMENTO FRIULI DELL'ESERCITO DEL SUD
Prezzo: venduto - cod. nr. 15438
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Il Maresciallo d'Italia Giovanni Messe, Capo di Stato Maggiore della Difesa
dal 19 novembre 1943 al 1° maggio 1945

Dopo l'armistizio di Cassibile del 3 settembre 1943 firmato dal generale Castellano e annunciato da Badoglio alla radio l'8 settembre, un milione di soldati italiani fuori dall'Italia, furono lasciati senza ordini sensati, senza direttive chiare o almeno coraggiose. Le tragiche conseguenze di questo "tradimento" perpetrato dal Re e da Badoglio ai danni delle nostre forze armate sono ormai note a tutti ma meno note sono le vicende di quei militari sbandati nell'Italia del Sud che andarono a ricostituire un nuovo esercito agli ordini del generale Giovanni Messe, fatto rientrare dalla sua prigionia inglese dal comando alleato. Messe battezzò questa prima unità combattente "1° Raggruppamento Motorizzato", costituito da fanti, artiglieri, genieri delle divisioni smobilitate in Sardegna e Corsica, alpini sbandati e paracadutisti della Nembo che avevano scelto di non combattere a fianco dei tedeschi.

Il fregio , realizzato in metallo stampato, era utilizzato come distintivo da braccio del Gruppo di Combattimento "Friuli".

Il "Friuli" nasce dalla Divisione fanteria "Friuli" (20^) trasferita dalla Sardegna nel Sannio, agli ordini del generale Arturo Scattini, con i reggimenti 87°e 88° fanteria e 35° artiglieria.

Il "Friuli" si schierò a sud della via Emilia, svolgendo attività di pattugliamento e conquistando importanti posizioni nelle linee degli avamposti nemici. Il 10 aprile 1945 varcò il fiume Senio, costituendo sulla sponda settentrionale una robusta testa di ponte, dopo aver respinto violenti contrattacchi. Nel corso della travolgente avanzata, liberò Castelbolognese e, dopo aspri combattimenti a Casalecchio dei Conti, alle ore 8,00 del 21 aprile entrò in Bologna, tra il tripudio della popolazione della città felsinea.

Le perdite per questa operazione furono notevoli: 84 morti, 159 feriti, 15 dispersi. Quelle invece subite nel corso dell'intera campagna furono di 242 morti, 657 feriti e 61 dispersi.

(Notize storico-collezionistiche tratte dall'articolo di Andrea Castellina pubblicato sul nr. 132 dell'aprile 2007 della rivista "Uniformi & Armi" e dal sito web dell'Esercito Italiano. Foto tratte dal sito dell'ANPI di Lissone) 

 

 

   
 
   

 22-12-2010