Italia (1914-1918)
ECCEZIONALE LOTTO DI TRE ATTESTATI PER MEDAGLIA D'ARGENTO, MEDAGLIA DI BRONZO E CROCE DI GUERRA DI UN TENENTE DEGLI ARDITI NEL 1917-18
Prezzo: venduto - cod. nr. 15974
Cerimonia nel Quartier Generale della Brigata RE nel 1918
Cartolina postale della Brigata RE
I tre attestati che compongono il lotto sono stati rilasciati, quali duplicati, al Tenente di Complemento Ugo Berti, da Cividale del Friuli ( Udine ), nel 1918 e nel 1919.
In ordine cronologico il primo attestato si riferisce alla concessione, fatta sul campo, della Medaglia di Bronzo al Valor Militare all'Aiutante di Battaglia Ugo Berti del 259° Reggimento di Fanteria della Brigata Murge, il 30 giugno 1918 per i fatti d'arme da lui compiuti tra il 19 e il 23 agosto 1917 sul Carso, quota 130 e 145 nord.

La Brigata Murge ( 259° e 260° Fanteria ) venne costituita il 26 febbraio 1917 da battaglioni delle brigate Toscana, Bergamo, Salerno, Acqui, Barletta e Catanzaro. Il 1° aprile essa viene assegnata alla 14ª divisione. Alla nostra offensiva di primavera la giovane brigata Murge partecipa, pagando con largo tributo di sangue il suo battesimo del fuoco.  Essa è dapprima destinata, quale riserva del VII Corpo d'Armata, nella zona di Selz ove si schiera, col 259° ad ovest della strada Selz - Doberdò, all'altezza delle cave, e col 260° nelle trincee ad est di detta strada (QQ. 45-65 -70).
Il 23 maggio, poi, mentre il comando di brigata ed il 260° si portano verso le falde del Debeli, dislocandosi nei pressi di q. 144 il 259°, posto alla dipendenza della 45ª divisione, si trasferisce ad est di Monfalcone, sistemandosi nelle caverne di q. 85. Le perdite subite dalla  “Murge” in pochi giorni di lotta ( 23-30 maggio 1917 ) ammontano a 67 ufficiali e 1826 uomini di truppa, fra queste il comandante che, il 28 maggio, cade sul campo insieme a due ufficiali del suo comando.
Il 2 giugno, il comando di brigata col solo 260°, si trasferisce a Pieris, lasciando il 259° a presidio delle posizioni nel settore di Monfalcone (da “casa delle Vedette” al mare). Il 259° rimasto a difesa delle posizioni presso Monfalcone, portatosi il 4, dapprima al viadotto ferroviario di Duino e poi a cavallo della ferrovia stessa ( I a nord, Il a sud ed il III in rincalzo a q. 58) ebbe il compito di sferrare, il giorno seguente, l'attacco per rioccupare le posizioni delle qq. 100 e 43, S. Giovanni di Duino, dalle quali reparti della “Verona ” avevano dovuto ripiegare.  Ma l'azione della nostra fanteria viene paralizzata prima ancora del suo inizio, causa un violento bombardamento nemico.
La linea, però, viene saldamente mantenuta, malgrado le forti perdite subite.  Alla sera il reggimento viene ritirato in zona più arretrata ossia nelle trincee della Mandria.  Trasferitosi il giorno 7 a Dobbia il giorno successivo si riunisce alla brigata.
Il 17 giugno, il 259° si sposta di Dobbia alla posizione di q. 144 (dal lago di Doberdò camminamento n. 2, immediatamente a nord di q. 144 fino al lago di Pietra Rossa) costituendo riserva divisionale. Il 25, tutta la brigata è in prima linea nella zona di Flondar ove sostituisce la “Barletta”. Nella seconda metà di agosto, allorchè viene ripresa la nostra offensiva, la brigata torna a presidiare la consueta fronte Flondar - Medeazza; col 259° sulle posizioni di q. 92, quale riserva divisionale, e col 260° su quelle di q. 121, quale riserva di corpo d'armata.
Il 19 essa ha ordine di spostarsi gradualmente in avanti, a q. 100 per occupare la vecchia linea già precedentemente occupata dalla 2ª brigata bersaglieri che si è fermata su q. 130. Il giorno 20, alla “Murge” che ha scavalcato la 2ª brigata bersaglieri, impiegata quale riserva divisionale, viene affidato il compito di procedere dapprima alla conquista di q. 145 nord e di q. 175, e di puntare poi risolutamente sull’altura senza nome, a sud di Medeazza, e su q. 199 ed infine di svolgere azione frontale ed aggirante da nord verso sud allo scopo di impadronirsi di q. 145 sud. Alle prime ore del 20 le truppe arditamente muovono alla conquista del primo obbiettivo, q. 145 nord, ma l'avanzata, quanto mai difficile, è fortemente ostacolata dal fuoco che batte i fianchi dei riparti attaccanti.  Ma questi, accompagnati da tiri precisi della nostra artiglieria, dopo viva lotta riescono a fiaccare la resistenza avversaria e ad affermarsi sulla posizione conquistata.  La perdita, però, di q. 146 sulla sinistra, subita dalle truppe della 33ª divisione, rende insostenibile la nostra occupazione su q. 145 nord, per cui il III/259° che l’aveva conquistata, dopo aver respinto ripetuti contrattacchi, bersagliato dal fuoco austriaco, dove ripiegare su q. 130.
Alla sera, però, dopo alterna sanguinosa lotta la q. 145 nord, che è stata nuovamente occupata durante il giorno ed ancora una volta perduta, con attacco vigoroso e deciso è conquistata dal III/260°, sostenuto da altri due battaglioni del 259°.  Questi riparti si affermano e si riordinano sollecitamente per sfruttare il giorno successivo, i vantaggi conseguiti.
Il 21, infatti, la “Murge” riprende la sua azione offensiva attaccando, con esito felice, la q. 175 mentre riparti della 33ª divisione si affermano su q. 146 bis. Ma un violento contrattacco diretto su quella altura costringe i riparti laterali a ripiegare, obbligando in tal modo la brigata ad abbandonare la posizione che con ardito slancio aveva conquistato.
Il nemico, imbaldanzito dal momentaneo successo, incalza da vicino, occupa q. 146 e, dilagando per la selletta di Flondar, si dirige verso q. 130, con evidente intenzione di riconquistare le sue vecchie trincee e tagliare cosi la ritirata alle nostre truppe.  Il pronto intervento dei riparti della “Murge” vale a sventare tale tentativo: l'avversario, furiosamente attaccato, è messo in fuga, inseguito e la situazione è ristabilita con la rioccupazione di q. 175.
Purtuttavia i nostri su tale posizione non possono sostenersi; sia perchè incuneati nella linea nemica sia perchè battuti da intenso fuoco; sono perciò costretti a ripiegare su q. 145.  La sosta, però, è breve ed a sera, riparti del 260°, approfittando dell'incertezza e dello stanchezza nemica, benchè stremati di forze, si lanciano nuovamente su q. 175, l'occupano di sorpresa mantenendola a prezzo di forti sacrifici.
La notte è impiegata nei lavori di rafforzamento per riparare le truppe dal tiro incessante dell'artiglieria che rende oltremodo difficili i rifornimenti e la riorganizzazione dei riparti.
Alle prime luci del 22, la nostra nuova linea è violentemente attaccata dal nemico, che su tre colonne avanza arditamente ma a caro prezzo paga il suo ardire, perchè le nostre truppe tenacemente resistono e con le mitragliatrici falciano le sue file, generandovi il disordine e la fuga.
Il comandante del corpo d'armata che già ha avuto occasione di elogiare la “Murge” per l'ammirevole contegno tenuto il giorno 20, anche in tal giorno le tributa uno speciale encomio.
Il bollettino del Comando Supremo, inoltre, pone in rilievo la bella condotta tenuta dalla brigata in questi giorni di lotta nei quali ha perduto 44 ufficiali e 1612 uomini di truppa.
Nelle notti sul 23 e 24, sostituita dalle brigate Toscana e Catanzaro, la “Murge” si trasferisce a Robbia ove provvede al proprio riordinamento e fruisce di un adeguato riposo.

La motivazione della concessione della ricompensa al valore all'Aiutante Ugo Berti, si riferisce proprio a questi ultimi combattimenti sostenuti dalla Brigata Murge e dal 259° reggimento fanteria: "Quale comandante il plotone arditi a disposizione del comando di reggimento, diede prova costante di coraggio, abnegazione e spirito di sacrificio, coadiuvando il comando di reggimento nell'incorare e animare le truppe, specialmente in occasione di un contrattacco nemico che sembrava scuotere la nostra difesa._ Carso, quota 130, 145 nord, 19-23 agosto 1917".

Promosso Sottotenente e assegnato al 2° Reggimento Fanteria della Brigata RE, venne decorato con la Croce al Merito di Guerra dal comandante del 1° Corpo d'Armata, Tenente Generale Piacentini, in zona di guerra nei primi mesi del 1918 ( l'attestato porta la data successiva del 13 luglio 1918 ). Probabilmente aveva raggiunto la nuova destinazione proprio nelle giornate di Caporetto quando la Brigata, passato l'Isonzo sul ponte di Plava il 27 ottobre, nella notte raggiunge Russiz, il 28 è a Percotto, il 30 attraversa il Tagliamento sul ponte di Madrisio, il 6 novembre è al Piave e nella notte dell'11, con gran parte dei suoi effettivi ( circa 3000 uomini ) e tutte le mitragliatrici, si raccoglie nei pressi di Biadene in riserva al I° Corpo d'Armata.
Vi rimane però pochi giorni perchè, messa a disposizione della 17.ma divisione del IX Corpo d'Armata, il 21 novembre si schiera con quattro battaglioni a presidio della seconda zona di resistenza, lungo il costone che dal Monte Tomba ( quota 868 ) scende al Monfenera fino a Pecolo Curto. Fino al 6 dicembre la Brigata sostiene gli attacchi delle truppe d' assalto e dei battaglioni Cacciatori della Divisione tedesca Jaeger. Il 6 dicembre viene tolta dal fronte di monte Tomba, sostituita con reparti della XLVII Divisione francese, ed inviata a Ponte Vigodarzere a ricostituirsi e riordinarsi, rimanendovi fino al 20 marzo 1918.
Dal 15 al 24 giugno infuria la battaglia dei Piave. L'offensiva austriaca sul fronte Monfenera ha inizio con abbondante lancio di gas lacrimogeni, senza essere seguito però da attacchi di qualche entità ma più che altro dimostrativi, per cui la Brigata non subisce perdite rilevanti.
In questo periodo Ugo Berti, promosso Tenente di Fanteria, riceve l'onoreficenza più alta delle tre, cioè la Medaglia d'Argento al valor Militare, con questa motivazione: "Da una serie di pericolose e arditissime ricognizioni volontarie nelle linee nemiche, riportava sempre armi, munizioni e preziose informazioni. Nell'ultima di tali pattuglie, sorprendeva con abilità e coraggio un posto avanzato nemico, lo attaccava risolutamente, benchè gli austriaci fossero superiori di forze ed oppopnessero resistenza accanita, e lo metteva in fuga, riportando armi e munizioni. Mirabile esempio di valore, di perizia e di uno slancio irresistibile._ Conca di Alano ( Monte Tomba ), maggio-giugno 1918".
Il tenore di questa motivazione ci conferma, senza ombra di dubbio, l'appartenenza del tenente Berti ad una unità divisionale degli Arditi e completa questo eccezionale trittico.

 
La motivazione per la Medaglia d'Argento al Valor Militare
La motivazione per la Medaglia di Bronzo al Valor Militare
 
 

 6-6-2011