Italia fino al 1871
RARISSIMO MANIFESTO A FIRMA DI VITTORIO EMANUELE II DATATO 20 GIUGNO 1866 POCHI GIORNI PRIMA L'INIZIO DELLA TERZA GUERRA DI INDIPENDENZA
Prezzo: Euro 250,00 - cod. nr. 17413
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Vittorio Emanuele II

Raro manifesto affisso (come si legge dall'appunto vargato a mano sul retro) il 21 giugno 1866, in cui il Re Vittorio Emanuele II lasciava il "reggimento dello Stato" per raggiungere le truppe schierate per la battaglia che passerà poi alla storia come "La Battaglia di Custoza". Dalla data di emissione del manifesto 20 giugno 1866 scopriamo che il manifesto è stato affisso per le vie di Firenze pochi giorni prima della Terza Guerra di Indipendenza. Con questo manifesto Vittorio Emanuele II, da poco divenuto Re d'Italia, da Firenze dove era stat trasferita la capitale del Regno si rivolge agli Ufficiali, Sottufficiali e Militi della Guardia Nazionale del Regno, per annunciare che lascia "il reggimento dello Stato" e di conseguenza il comando della Guardia Nazionale, a suo cugino il Principe Eugenio. Il manifesto dalle dimensioni di 64 cm x 87 cm è in ottimo stato di conservazione.

La Guardia Nazionale Italiana era una forza armata sorta subito dopo l’Unità d'Italia (1861), utilizzata per reprimere il brigantaggio e la resistenza degli ultimi nostalgici del regno borbonico. Come forza di sicurezza interna i suoi metodi, benché normalmente brutali, furono generalmente efficaci nel loro scopo di reprimere e poi debellare definitivamente il fenomeno del brigantaggio meridionale. Per altri sei anni la Guardia Nazionale proseguì da sola e completò l'opera già condotta per un decennio nel Mezzogiorno dall'esercito regolare, al cui fianco essa aveva operato in ugual misura per tutto il periodo .
Utilizzata sul campo come forza prettamente militare durante la Terza guerra d’Indipendenza italiana (1866) dette pessima prova di sé.
Considerata un “peso” vista la sua scarsa efficienza ed il comportamento non certo impeccabile dei suoi ufficiali, definiti dai carabinieri nei loro rapporti al Re “ex borbonici, falsi liberali e briganti in divisa”, e di molti degli altri membri tra i graduati e la truppa, dopo un tentativo di riorganizzazione nel 1875, venne sciolta definitivamente nel 1876.

La battaglia di Custoza del 24 giugno 1866 fu la battaglia che diede inizio alle manovre offensive della Terza guerra d'indipendenza sulla terraferma e che vide la sconfitta delle truppe italiane, pur numericamente superiori e comandate dal generale La Marmora di fronte alle truppe austriache dell'arciduca Alberto d'Asburgo, duca di Teschen.
Le motivazioni dell'insuccesso sono da ricercarsi nella scarsa organizzazione dei comandi dell'esercito italiano, che nonostante la superiorità numerica e la conquista di importanti teste di ponte ordinò che si ripiegasse a causa dell'incomprensione e delle rivalità fra i comandanti di divisione e dalla conoscenza approssimativa o del tutto nulla dei movimenti delle truppe nemiche sul territorio. Sebbene gli italiani non avessero perso più di 600 uomini (mentre gli austriaci ebbero il doppio delle perdite) La Marmora perse la testa e dette, ingiustificatamente in quanto le sue truppe erano quasi del tutto intatte e il morale fosse ancora alto, l'ordine di ritirata ingigantendo nei suoi dispacci la sconfitta, definendola disastrosa e impedendo perciò a Vittorio Emanuele II, che voleva contrattaccare sul fianco destro, di raccogliere abbastanza reparti per l'attacco e lasciandogli solo truppe sufficienti per fare quadrato intorno al Principe Ereditario. Le truppe quindi sbandarono e la ritirata si trasformò, colpa anche di Enrico Cialdini che per le solite rivalità rifiutò di portare appoggio tattico, in una rotta che permise agli austriaci di avanzare senza quasi incontrare resistenza. La battaglia si risolse quindi in scontri fra reparti isolati.
Dopo il disastroso scontro contro le truppe asburgiche e la disordinata ritirata che ne seguì, nonostante entrambi i generali delle due armate italiane dovessero ritenersi parimenti responsabili della disfatta, il comando di fatto passò dal generale La Marmora, Capo di stato Maggiore al generale Enrico Cialdini, che aveva già diretto l'assedio di Gaeta, responsabile della seconda armata schierata a sud del Po verso Mantova e Rovigo. Di fatto, il giorno 24 giugno, invece di intervenire in appoggio alle truppe sul fiume Mincio il generale Cialdini abbandonò il campo per ripiegare in salvo a Modena.
Solo una divisione italiana, la 2ªcomandata dal generale Pianell, tenne la posizione sul Mincio e respinse il nemico presso Monzambano. Ma, visto l'esito generale della battaglia, dovette ritirarsi anch'essa.
Nonostante la vittoria, Vienna fu costretta a domandare la pace di fronte al successo delle truppe prussiane nella battaglia di Sadowa, in cui gli alleati dell'Italia sbaragliarono gli austriaci.
( Notizie storiche tratte dal sito Wikipedia )
 

 30-10-2012