Italia ( 1872-1913 )
MEDAGLIA COMMEMORATIVA DELLE CAMPAGNE DI LIBIA (1911-1920 ) PUNZONATA ZECCA CORONATA CON NOVE BARRETTE 
Prezzo: venduto - cod. nr. 19337

Bellissima medaglia commemorativa delle Campagne di Libia, istituita il 6.9.1913 con Regio Decreto n°1144 e assegnata ai militari dell'esercito, alle truppe coloniali indigene, al personale civile e militare della marina imbarcato su regie navi o mercantili noleggiate ed al personale militarizzato o dei corpi ausiliari sbarcati in Libia o in territori dipendenti dell'Impero Ottomano, per operazioni attinenti alla guerra Italo-Turca scoppiata il 29.9.1911 e conclusasi, anche sulla spinta operata dall'occupazione italiana di Rodi e delle isole del Dodecanneso del maggio 1912, con la Pace di Losanna del 18.10.1912.
Il 14 novembre del 1914, in seguito alla proclamazione della Guerra Santa (Jihad) da parte del sultano, la quasi totalità delle irrequiete e mai del tutto domate tribù libiche, ripresero le armi attaccando con vigore la quasi totalità dei presidi italiani, espugnandone diversi o costringendo le guarnigioni a trovare rifugio nei grandi centri costieri. La vera concquista della Libia si concretizzò solo negli anni venti dopo anni di guerriglia. Il possessore di questa medaglia aveva partecipato ininterrottamente a tutte le campagne a partire da quelle della guerra italo-turca del 1911, passando a quelle degli anni della prima guerra mondiale che videro l'Italia nuovamente impegnata contro la Turchia che faceva parte dell'alleanza tra gli Imperi centrali e proseguendo fino alla sconfitta delle tribù libiche ribelli, in un arco ininterrotto di 10 anni, come testimoniano le barrette ufficiali applicate al nastro della medaglia.


La medaglia è stata disegnata dall'incisore Luigi Giorgi, la cui firma è visibile sotto il busto del Re sul dritto, e coniata dalla Regia Zecca di Roma in argento con un diametro di 32 mm.
Sul dritto, al bordo, la leggenda punteggiata "Vittorio Emanuele III° Re D'Italia" e nel campo l'effigie del re volta a destra. Sul rovescio una corona chiusa di alloro legata in basso da un nodo a doppia voluta e nel campo la leggenda "Libia". Sotto al nodo il punzone della Regia Zecca con la "Z coronata".
Esistono alcune varianti di questa medaglia coniate dall'industria privata in epoche diversi e nella maggior parte dei casi in metallo, sia simili a questa, sia recanti l'effigie del Re rivolta a destra.

La medaglia è completata dal nastro originale d'epoca con undici righe verticali alternate di colore azzurro ( 6 ) e rosso cupo ( 5 ) e ovviamente delle nove barrette per le campagne dal 1911 al 1920.

Fino dal dicembre del 1914 i turchi provvidero ad inviare in Libia un certo numero di consiglieri militari. Era infatti nelle intenzioni del Comando Supremo ottomano fare ammainare il tricolore in Libia e, simultaneamente, scatenare una duplice offensiva (dalla Cirenaica e dalla Palestina) contro il Canale di Suez, presidiato da forze britanniche.
Le prime fasi della rivolta senussa costrinsero il Comando italiano a fare arretrare i lontani presidi del Fezzan e dellentroterra tripolino e cirenaico verso la costa mediterranea, in modo da potersi avvalere della protezione della flotta. Ma durante queste operazioni di trasferimento, le nostre truppe furono messe a dura prova dai continui attacchi delle bande beduine che con improvvise e violente azioni decimarono intere colonne, distruggendo convogli carichi di rifornimenti, linee telegrafiche e capisaldi isolati.
Al termine della marcia di ripiegamento, che costò agli italiani diverse migliaia tra morti, feriti e prigionieri, al generale Tassoni , giunto a Tripoli nel gennaio 1915, non rimanevano sotto controllo che poche località della costa tra cui Tripoli, Misurata, Bomba, Derna e Tobruk. Alla fine di aprile del 1915, la rivolta senussa dilagò su quasi tutto il territorio della Tripolitania ancora sotto controllo italiano. Il 3 maggio, i ribelli giunsero ad appena otto chilometri dalla cinta difensiva di Misurata.
Nel luglio del 1915, Tassoni, ormai incapace di affrontare la situazione, venne rimosso e sostituito dal generale Ameglio. Nel settembre del 15, dell'intera Libia rimanevano in mano italiana le sole città Tripoli e Homs, proprio come nell'ottobre del 1911.
Il 21 agosto 1915, data della dichiarazione di guerra dell'Italia all'Impero Ottomano, il dispositivo di difesa di Tripoli e di Homs, comprendeva complessivamente 33.664 uomini, di cui 851 ufficiali, 30.565 nazionali, 1.811 ascari eritrei e 437 somali, con a disposizione un notevole parco dartiglieria composto da 133 pezzi da 70, 75 (modello A) e da 149 millimetri, in parte mobili e in parte fissi, più 28 mitragliatrici (quantitativo in realtà piuttosto esiguo dato il tipi di guerra) e 9 apparecchi da ricognizione e bombardamento Farman e Caproni. Nel marzo del 1916, in Cirenaica gli italiani tenevano sotto controllo la fascia costiera che da Ghemines (50 chilometri a sud di Bengasi) fino a Tobruk in Marmarica. E in questa zona potevano fare affidamento su una catena formata da 5 forti capisaldi: Bengasi, el-Merg, Cirene, Derna e Tobruk.
Per quanto concerne l'impiego dell'Aviazione, fin dal 1916 venne distaccato a Valona, in Albania, l'8° Gruppo, mentre il 21° era schierato a Sakulevo in Macedonia. In Francia si trasferì invece il 18° Gruppo composto da tre squadriglie di Caproni, dove operarono assieme all'aeronautica francese. In Libia si trovavano la 104ª e la 106ª Squadriglia Farman e la 12ª Caproni contro gli insorti che minacciavano le città sulla costa, dove la guarnigione italiana si era ridotta. I tedeschi avevano istallato a Misurata una potente stazione radio per comunicare con i sommergibili, la quale venne distrutta dagli aerei italiani nel settembre del 1918.
Nell'estate del 1917, tutte le truppe italiane rimasero rintanate nelle loro fortezze, lasciando al nemico la più assoluta libertà di movimento. Il 15 luglio 1918, il generale Giovanni Ameglio venne sostituito nell'incarico di governatore dal generale Vincenzo Garioni (già governatore di Libia nel periodo 1913-1914). Garioni giunse l'8 agosto a Tripoli con il compito di schiacciare la rivolta turco-araba. Ma ormai le sorti della guerra iniziavano a volgere in favore delle forze dell'Intesa. In seguito al trionfo di Vittorio Veneto e alla sconfitta turco-tedesca di Megiddo (Palestina), le forze ribelli arabe, lacerate dalle lotte intestine ed abbandonate dai consiglieri militari ottomani e tedeschi, iniziarono a rallentare la loro attività contro i presidi italiani, consentendo al generale Garioni di riprendere con successo l'iniziativa sia militare che diplomatica: iniziativa che negli anni Venti consentirà la totale riconquista della Tripolitania, della Cirenaica e del Fezzan.

( Notizie storiche tratte dalla pubblicazione di Alberto Rosselli "Le operazioni militari in Libia e nel Sahara 1914-1918" )

 

3-3-2014