Italia (1919-1939)
LETTERA ORIGINALE DI ETTORE MUTI A FRANCESCO FERRARIN SCRITTA NELL'APRILE 1938 DAL CAMPO DI AVIAZIONE DI LOGRONO
( SPAGNA )

Prezzo: Euro 750,00 - cod. nr. 15582
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Ettore Muti in divisa da pilota
Dispaccio inviato da Logrono a Palma il 18 marzo 1938
"Gim dagli occhi verdi" il volume scritto nel 1994 da Araceli Ansaldo, la compagna spagnola di Muti che gli dette due figli, Carlo e Jolanda
La copertina del libro su Francesco Ferrarini, scritto dal nipote Angelo Rossi

Rarissima lettera scritta e firmata da Ettore Muti il 16 aprile 1938 e indirizzata alla signora Ferrarin, moglie del maggiore pilota Francesco Ferrarin dell'Aviazione Legionaria, addetto militare presso l'Ambasciata d'Italia. In quel periodo Muti si trovava a riposo forzato dopo che le esalazioni di benzina respirate in due anni di campagna e 400 combattimenti, gli avevano indebolito la vista e l'autorità militare gli aveva proibito di volare. Naturalmente era difficile tenere tranquillo Muti; non potendo volare riuscì a farsi dare il comando di un reparto corazzato del "Tercio" alla testa del quale entrò fra i primi a Madrid.
Nella lettera Muti si rivolge alla signora Ferrarin e al marito per ringraziarli a proposito di un telegramma da loro inviatagli pochi giorni prima. Poichè il 12 aprile 1938 Muti era stato decorato con la Medaglia d'Oro al valor militare, è quasi certo che si trattasse delle loro congratulazioni per l'importante riconoscimento da lui ricevuto.
E' interessante notare come egli scriva di inviare in allegato lo stesso telegramma originale per far loro vedere come la posta militare, spagnola o italiana, non fosse stata in grado di recapitarlo perchè aveva interpretato le parole "Mandiamo nostre" come il nominativo cui recapitare il telegramma. Solo dopo averlo aperto avevano capito che era indirizzato a lui.
A parte questo aneddoto, un altro motivo che rende ancora più rara questa lettera è la firma "Ettore Muty" con la y finale anzicchè la i di Muti. Sembrerebbe spiegabile solo con un vezzo di Ettore Muti se non esistesse un rapporto del Generale di Divisione Aerea Mario Bernasconi nel quale più volte l'asso italiano viene indicato come Ettore Muty. Si può solo ipotizzare che si pensava con questo accorgimento di sviare eventuali azioni di spionaggio nemiche. Altre spiegazioni e ipotesi sono ovviamente le benvenute. Resta la rarità eccezionale di questa firma.

Francesco Ferrarin, nato a Thiene il 17 dicembre 1896, cugino del più famoso Arturo Ferrarin, fu grande pilota e grande Ufficiale di quella che poi sarebbe divenuta l’Aeronautica Militare Italiana. Fece parte della squadriglia chiamata “la Serenissima”, che nel 1918 fece un volo su Vienna, lanciando manifestini invece di bombe, con cui si voleva dimostrare che l’aereo poteva portare la guerra ben oltre la linea del fronte; purtroppo l’aereo di Francesco ebbe un’avaria e con sua grande delusione dovette abbandonare l’impresa. Si specializzò nella accurata preparazione dei piani di volo, progettando anche quello che porterà il cugino Arturo a Tokio.  Promosso maggiore nel 1934 quasi contemporaneamente allo stesso Muti, durante la guerra di Spagna fu addetto militare all’ambasciata italiana in Spagna. Tenente Colonnello nel 1937, divenne Colonnello nel 1939 e Generale di Brigata Aerea nel 1944. La sua carriera militare si concluse nel 1946, quando  si congedò  non accettando la nuova situazione determinata in Italia dalla guerra, soprattutto dopo il referendum su monarchia e repubblica, considerato che lui aveva giurato fedeltà al re e a questo impegno volle tenersi fedele.
Senza quasi mai tornare a Thiene, morì a Roma, dove ormai viveva, il 28 settembre 1964.


Ettore Muti naque a Ravenna il 22 maggio 1902, figlio di una casalinga e di un impiegato dell'anagrafe. A soli 13 anni venne espulso da tutte le scuole del Regno per aver preso a pugni un professore. Non si scompose molto per questo fatto e a 14 anni scappò di casa per andare a combattere nella prima guerra mondiale ma i carabinieri lo rispedirono a casa. L'anno seguente ci riprovò riuscendo ad entrare negli Arditi.
Al fronte si distinse per le imprese spericolate e per la sua audacia. Si rese famoso un giorno quando il reparto di 800 uomini al quale apparteneva venne mandato a formare una testa di ponte sulla riva di un fiume da attraversare. Il suo gruppo riuscì nell'impresa ma quando alla fine arrivarono i rinforzi degli 800 partiti ne rimasero solo 23, tra i quali Muti stesso. Venne proposto per la Medaglia d' Oro al Valor Militare, ma Muti rifiutò poiché sotto falso nome in quanto minorenne. I superiori insospettiti lo rispedirono a casa verificandone la vera identità.
È D'Annunzio che conia per lui l'appellativo di "Gim dagli occhi verdi" durante l'esperienza fiumana alla quale Muti partecipa divertendosi come un matto. Infatti si combatte poco e lui si esibisce in imprese spericolate che hanno più del circense che del soldato. Sempre D'Annunzio dirà di lui: «Voi siete l'espressione del valore sovrumano, un impeto senza peso, un'offerta senza misura, un pugno d'incenso sulla brace, l'aroma di un'anima pura».
È in questo periodo che incontra Mussolini del quale rimane subito affascinato. Dopo l'esperienza di Fiume, Muti aderisce al fascismo comandando diversi assalti e venendo arrestato alcune volte. Il 29 ottobre 1922 sarà alla testa dei fascisti che occuperanno la prefettura di Ravenna durante le operazione della marcia su Roma.
Dopo la presa del potere dei fascisti Muti inizia una carriera nella Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale. Nel 1923 è comandante della coorte di Ravenna e nel 1925 diventa console.
La sua vita è sempre spensierata e irrequieta. Organizza feste, frequenta belle donne, sfreccia per le strade con auto sportive, scorrazza con la sua Harley Davidson. Nel settembre 1926 si sposa con Fernanda Mazzotti figlia di un banchiere che non è d'accordo con le nozze. Nel 1929 nascerà la sua unica figlia, Diana.
Il 13 settembre 1927 Muti rimane vittima di un attentato nella piazza principale di Ravenna dove un bracciante noto per le sue idee di sinistra (tale Massaroli) gli spara due volte al braccio e al ventre. Il federale Renzo Morigi (medaglia d'oro nel 1932 nel tiro alla pistola alle olimpiadi di Los Angeles) allertato dagli spari giunge sul posto e fredda immediatamente l'attentatore.
Muti giunge all'ospedale in fin di vita dove nella notte viene operato. I medici giudicano scarse le probabilità che si salvi. Invece se la caverà ma gli resterà come ricordo una cicatrice di 20 cm nel ventre. Uscito dall'ospedale continua la sua vita spericolata condita da vari incidenti automobilistici e in seguito viene spostato a Trieste dove comanda la Terza Legione della Milizia Portuale. Qui non si trova bene e continua a scappare a Ravenna. Però a Trieste incontra il Duca Amedeo d'Aosta che lo convince ad entrare nell'aeronautica.
L'Arma Azzurra segna per lui una svolta: Muti si appassiona subito del volo, e pur di entrare in aeronautica, accetta il declassamento al grado di tenente. In Etiopia mette subito in luce le sue capacità nonostante la scarsa professionalità degli avversari. Le sue dimostrazioni di bravura verranno premiate con due medaglie d'argento. Nelle fasi finali del conflitto entra nella squadriglia Disperata con Ciano, di cui diventerà grande amico, Farinacci e Pavolini.
Nel 1936 torna in Italia da eroe ma poco dopo parte alla volta della Spagna dove, con lo pseudonimo di "Gim Valeri", guida la sua squadriglia bombardando i porti spagnoli, guadagnandosi varie medaglie d'argento e, nel 1938, una d'oro. Dalla Spagna torna con il soprannome di «Cid alato» ma soprattutto con l'Ordine Militare di Savoia.
Nel 1938 parte per l'Albania dove si guadagna, alla guida delle truppe motorizzate, un'altra medaglia che lo fa diventare «il più bel petto d'Italia».
Tornato dall'Albania, diventa, su proposta di Ciano, segretario del PNF dal 31 ottobre 1939 succedendo a Starace. In questa veste non si trova però a suo agio, pur potendo ottenere praticamente ogni cosa, e, col pretesto di andare «là dove c'è bisogno», riesce a evadere dal suo ruolo di segretario per andare a combattere, col grado di tenente colonnello, la guerra voluta da Mussolini. Lascia volontariamente la segreteria del partito in quanto, per sua stessa ammissione, non era un uomo da scrivania ma d'azione, e smette di frequentare quei gerarchi che giudica negativamente, perdendo anche l'amicizia che aveva con Ciano. Ettore Muti sara' sostituito da Adelchi Serena il 1 ottobre 1940 nella carica di Segretario del PNF anche se gia' dal 1 giugno era rientrato nei ranghi dell'Aereonautica per prendere parte attiva alla guerra. Combatte prima in Francia, poi nei cieli d'Inghilterra con grande valore, ma si accorge subito che la guerra è stata affrontata con approssimazione e leggerezza.
Nell'estate del 1943 entra nel Servizio Informazioni Militare (il servizio segreto militare) e inizia a frequentare un'attrice cecoslovacca di nome Edith Ficherova, in arte Dana Harlova, che si spaccia per una contessa ma che probabilmente è una spia tedesca o inglese.

Il 25 luglio, giorno della caduta di Mussolini, Muti è in Spagna per cercare di recuperare un radar da un aereo americano precipitato. Rientra a Roma il 27 luglio per poi ritirarsi in una villetta a Fregene. La notte tra il 23 e il 24 agosto 1943 un tenente dei carabinieri si presenta con altri colleghi alla villa di Muti con l'ordine di arrestarlo. Muti indossa la sua divisa da Tenente Colonnello della Regia Aeronautica e segue i carabinieri nella pineta; cosa sia accaduto dopo ancora oggi è un mistero. Il primo commento ufficiale è dell'agenzia Stefani:

« A seguito di un accertamento di gravi irregolarità nella gestione di un ente parastatale, nel quale risultava implicato l'ex segretario del disciolto partito fascista, Ettore Muti, l'arma dei carabinieri procedeva nella notte dal 23 al 24 agosto al fermo del Muti a Fregene. Mentre lo si conduceva alla caserma sono stati sparati dal bosco alcuni colpi di fucile contro la scorta. Nel momentaneo scompiglio egli si dava alla fuga ma, inseguito e ferito da colpi di moschetto sparati dai carabinieri, decedeva. »
Le gravi irregolarità di cui si parla non furono mai chiarite e nemmeno chi sparò i colpi dalla pineta. Nella drammatica sparatoria l'unico ad essere raggiunto dai colpi fu Ettore Muti, il cui berretto, recuperato fortunosamente dalla famiglia e tuttora esistente, reca due fori di proiettile: uno sulla parte posteriore, in corrispondenza della nuca, l'altro davanti, che attraversa la visiera. Diverse altre circostanze confermano la tesi dell'esecuzione politica dello scomodo personaggio, definito da Badoglio «una minaccia» in una lettera spedita poco prima (il 20 agosto del 1943), al capo della polizia Carmine Senise. Essa recita testualmente: "Muti è sempre una minaccia. Il successo è solo possibile con un meticoloso lavoro di preparazione. Vostra Eccellenza mi ha perfettamente compreso".

Dopo l'armistizio la figura di Muti fu ampiamente celebrata nella Repubblica Sociale Italiana e venne considerata come quella di un martire dei traditori badogliani.
A tutt'oggi Ettore Muti detiene il record mondiale di ore di volo in guerra e quello italiano per le medaglie conquistate in azioni di guerra.

( Notizie storiche tratte dal sito Wikipedia )

La strana e misteriosa firma "Ettore Muty" con la Y finale
L'inizio del rapporto del Generale Mario Bernasconi, comandante dell'Aviazione Legionaria, nel quale Muti viene sembre indicato come "Muty"
Una lettera scritta da Muti alla sua Araceli, pubblicata nel volume "Gim dagli occhi verdi", dalla quale si può facilmente riconoscere la sua tipica calligrafia
 
 

 3-12-2009