Italia (1919-1939)
ORDINE DEL GIORNO ORIGINALE FIRMATO "FASCIO FIUMANO DI COMBATTIMENTO" DEL 20 MAGGIO 1921
Prezzo: Euro 200,00 - cod. nr. 15810
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Due cartoline stampate a Fiume nel 1922

Questo rarissimo documento originale è stato diffuso a Fiume il 20 maggio 1921, cioè un mese dopo che si erano svolte le elezioni per l'Assemblea Costituente che avevano visto la vittoria dei nazionalisti di Riccardo Zanella.

Fiume
era una delle più floride città dell'impero austro - ungarico e quando questo si decompose alla fine della Grande Guerra e la città venne occupata dalle truppe iugoslave, gli irredentisti insorsero, accampando il fatto che Fiume era un centro etnicamente italiano.
Il 12 settembre 1919 D'Annunzio era a Ronchi con un seguito di poche centinaia di uomini; ma ad essi si unirono i legionari di Venturi e buona parte dei Granatieri di Sardegna, che avevano da pochi giorni smobilitato da Fiume. A loro si aggiunsero gli Arditi del generale Zoppi e una compagnia di fanteria. Alle porte della città contesa gli uomini al seguito di D'Annunzio erano oltre duemila, tra granatieri, arditi e fanti.
Il generale Pittaluga, successore del generale Grazioli, avrebbe dovuto obbedire agli ordini del suo superiore Badoglio e fermare con le armi questo esercito privato, formato da disertori e comandato da un uomo che si poneva in rotta col governo. Ma al gesto teatrale di D'Annunzio, che aprì il pastrano mostrando la medaglia d'oro e proclamando "Lei non ha che a far tirare su di me, Generale!", Pittaluga rispose abbracciando il poeta ed entrando con lui in Fiume.
Il generale Pittalunga trasmise i poteri a D’Annunzio, simboleggiando con questo atto il ritorno del comando di Fiume agli italiani. Inglesi e francesi lasciarono la città senza creare disordini, accettando il fatto compiuto, e ciò fece sembrare inutili le scuse che il governo Nitti presentò alla conferenza di Parigi. Il 26 ottobre si ebbero le nuove elezioni per il Consiglio comunale, che divenne Consiglio nazionale.
Nel novembre del 1919 il generale Badoglio, in rappresentanza del governo italiano, offrì a Fiume un modus vivendi, con un documento che conteneva una clausola sottile per allontanare D’Annunzio da Fiume e prevedeva l’invio di truppe regolari per legittimare l’annessione all’Italia solo dopo e a patto che i legionari di D’Annunzio avessero lasciato la città. D’Annunzio, in seguito alla deliberazione negativa del plebiscito, respinse il patto.
L’8 settembre 1920 D’Annunzio proclamò la Reggenza italiana del Carnaro dando vita, nel rispetto dell’italianità della città, ad uno Stato libero che, al momento opportuno, sarebbe stato annesso all’Italia. Poco meno di un mese prima, il 12 agosto, era nato, nella sala della Giovine Fiume, il Fascio fiumano, che ebbe tra i propri iscritti lo stesso D’Annunzio. Nel frattempo Giolitti, tornato al potere, concluse con gli alleati il Trattato di Rapallo che lasciava Fiume indipendente. D’Annunzio protestò contro il trattato, di cui non riconobbe la legalità, e chiese maggiori spiegazioni circa la sorte di Porto Baross e il delta dell’Eneo (Fiumara) che il trattato assegnava alla Jugoslavia.
La tensione crebbe, inasprita dai numerosi rifiuti di D’Annunzio alle intimidazioni del generale Caviglia. La Reggenza proclamò, la notte del 21 dicembre 1920, lo stato di guerra. La sera della vigilia di Natale le truppe regolari attaccarono i legionari: in questo scontro, durato cinque giorni, che sarebbe stato ricordato come il "Natale di Sangue", numerosi furono i morti, anche tra i civili. D’Annunzio, per evitare ulteriori bombardamenti, rassegnò le dimissioni mantenendo solo il comando della legione di Ronchi, ed al Consiglio non rimase che accettare le condizioni del trattato di Rapallo.

Dopo il “Natale di Sangue” i legionari, che avevano perso una cinquantina di uomini, abbandonarono Fiume indisturbati; D'Annunzio si trattenne ancora per poche settimane e poi se ne andò, indisturbato anche lui. La creazione dello Stato libero di Fiume sembrò la realizzazione del disegno di Riccardo Zanella che, tornato in città, si presentò come il garante delle clausole del trattato di Rapallo.
Il primo Fascio fiumano di combattimento nacque come espressione di una volontà di creare una forza di opposizione unitaria in grado di sostenere la lotta per l’italianità di Fiume. I programmi che lo sostenevano erano ancora confusi e contraddittori: i legionari che vi presero parte al momento della fondazione, nelle sale della Giovine Fiume, ne esaltarono innanzi tutto gli elementi forti del combattentismo e del nazionalismo, ma non meno importanti furono le suggestioni idealistiche e patriottiche. Il movimento godette inizialmente di una certa autonomia dovuta essenzialmente alla debolezza che caratterizzava gli organi dirigenti fascisti dei primi anni. Il fascismo, infatti, fu accolto a Fiume con generale diffidenza ed indifferenza; mancava di una propria sede ed il suo organo di stampa “Il Fascio” toccava appena le 20 copie vendute.
“Il Popolo d’Italia” diede notizia dell’avvenuta costituzione del Fascio di Combattimento fiumano in un comunicato  dell’edizione del 22 agosto 1920.

Le elezioni per la nomina dei membri della nuova Assemblea Costituente si tennero il 24 aprile 1921. In previsione della vittoria zanelliana, i fascisti di Fiume, guidati da Nino Host-Venturi e dal sindaco Riccardo Gigante da poco dimissionario, entrarono nell’aula del tribunale dove si procedeva allo spoglio delle schede, per impossessarsi delle urne ed incendiarle, così da invalidare le elezioni. I verbali furono messi in salvo e sulla loro base Zanella, prevalendo sul blocco nazionale, risultò il vincitore delle elezioni.

Riccardo Zanella, nato a Fiume nel 1875, agli inizi della sua carriera politica durante lo scontro tra liberalismo e il radicalismo in Ungheria, emerse come il leader locale della fazione Kossuthist di Fiume. Eletto al parlamento ungherese nel 1905 si diede subito da fare per propugnare l'autonomia della città e fu tra i promotori della Giovine Fiume. Fu eletto Podestà di Fiume nel 1914 ma la sua nomina venne bloccata dal veto del sovrano Francesco Giuseppe. Durante la prima guerra mondiale, Zanella inquadrato in una unità ungherese si arrese subito ai russi. Nel 1916 giunse a Roma dove fondò un comitato Pro Fiume e Carnaro in risposta al comitato jugoslavo di Frano Supilo e Trumbic dando inizio ad una campagna di agitazione per l'annessione di Fiume esclusa dal Patto di Londra) all’Italia. Rientrato a Fiume nel 1918 fu accolto da eroe, ma presto prese le distanze dal Consiglio Nazionale italiano di Fiume, che aveva assunto i poteri. Durante l'occupazione di Fiume compiuta dai legionari dannunziani, alla guida di una lista autonomista si scontrò nelle elezioni comunali del 26 ottobre 1919 con la componente annessionistica guidata da Riccardo Gigante, che propugnava l'annessione all'Italia. Vinse la lista annessionistica con circa il 77% dei consensi e Gigante divenne sindaco della città venendo ufficialmente proclamato il 26 novembre. Dopo la proclamazione dello sciopero generale, il 20 aprile 1920, gli autonomisti di Riccardo Zanella, ostili ai legionari dannunziani, furono costretti a lasciare la città.
Una volta esaurita l'avventura dannunziana della Reggenza italiana del Carnaro, Zanella presiedette lo Stato libero di Fiume dal 5 ottobre 1921 fino al colpo di stato nazionalista del 3 marzo 1922. Il 1º marzo 1922 nel corso di scontri fu ucciso dalla polizia dello Stato libero di Fiume l'ex legionario fiumano Alfredo Fontana. Il 3 marzo i fascisti, guidati da Francesco Giunta, alleati ai nazionalisti e appoggiati anche dal 26º battaglione di fanteria di stanza nella città mossero all'assalto del palazzo del governatore occupandolo. Zanella fu costretto a rassegnare le dimissioni. Il giorno seguente fu proclamata l'annessione all'Italia. Giovanni Giuriati fu nominato commissario straordinario. Zanella, sentitosi minacciato, riparò a Porto Re.  Dei 3000 autonomisti che avevano seguito Zanella nel suo esilio a Portorè, non rimase ben presto più traccia. Seguì con interesse le vicende storiche della città, e fu molto deluso nel vedere il definitivo tramonto del progetto di autonomia fiumana che gli stava tanto a cuore. La maggioranza dei membri dell’Assemblea Costituente accettò il fascismo. Zanella rimase antifascista assieme a Antonio Luksich Jamini ed Angelo Adam. Essi continuarono la propaganda antifascista utilizzando mezzi di cui ancora adesso non si conosce la provenienza.Da Belgrado dove era andato e rimasto fino al 1934 si spostò a Parigi dove rimase fino all'inizio della seconda guerra mondiale. E'morto a Roma nel 1959.

 
Riccardo Zanella Riccardo Gigante
 
 
   

20-3-2011