Italia (1919-1939)
RARISSIMO MANIFESTO ORIGINALE DISTRIBUITO DA DE BONO AGLI ABITANTI DEL TIGRE' PER LIBERARLI DALLA SCHIAVITU' NEL 1935
Prezzo: venduto - cod. nr. 15245
In order to translate from Italian, please, choose your preferred language from the Google Translator Menu at the bottom.
Emilio De Bono durante le prime operazioni in Etiopia
Questo manifesto per l'abolizione della schiavitù in Etiopia, subito dopo la conquista italiana, è famoso in tutto il mondo anche se poco noto dalle nostre parti. Questo esemplare originale al 100% è tra i pochi giunti fino ai nostri giorni e costituisce un reperto storico eccezionale. Il manifesto bilingue ( italiano e aramaico ) ha le dimensioni di un foglio protocollo ed è stato stampato il 14 ottobre 1935 ad Adua.

Gli Amara, nelle loro conquiste, hanno spesso modificato i nomi delle popolazioni sottomesse con un nome simile ma con significato dispregiativo, o addirittura con un nome che esprimesse lo stato di schiavitù. La provincia più settentrionale dell’Etiopia, che oggi è uno stato della Federazione Etiopica, si chiama Tigrai. Molti studiosi continuano a chiamarla Tigré (che è il nome con cui gli amara chiamano i tigrini) non sapendo che tigré in amarico significa “sotto il mio piede”, cioè “servo”. Tigrè invece era una popolazione dell’Eritrea settentrionale, con una struttura sociale in cui i tigré (servi) erano governati da un’aristocrazia di capi detti sciumaghillè (anziani).

Emilio De Bono, quadrumviro del fascismo, fu nominato Governatore della Tripolitania dal 1925 al 1928, e nel 1929 Mussolini lo nominò Ministro delle Colonie. Nel 1935 fu nominato comandante delle truppe italiane per le prime fasi della Guerra d'Etiopia occupando il Tigrè. ll primo atto ufficiale compiuto da De Bono subito dopo l'inizio del conflitto fu appunto la liberazione degli schiavi. Il 14 ottobre 1935 ad Adua promulgò il bando che metteva fuori legge lo schiavismo nella regione del Tigrè. E non poteva non farlo: l'abolizione della schiavitù era il principale motivo con cui l'Italia giustificava l'aggressione all'Etiopia davanti alla Lega delle Nazioni. Nel corso della guerra appena iniziata assunse una tattica prudente e fu per questo sostituito dal duce con Pietro Badoglio. Prima della sostituzione aveva conquistato Massaua ed era arrivato alle porte di Adua: in quello stesso giorno fu nominato Maresciallo d'Italia. 
 
 
   

 31-7-2007