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Il Console Generale Nicolò Nicchiarelli
( Foto tratta da Milites ) |
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Rarissima coppia di tessere originali appartenute ad una Guardia Regia successivamente trasferitasi in Libia nella 3° Legione Libica della Milizia Volontaria di Sicurezza Nazionale di Bengasi. La rara tessera della Regia Guardia, completa di fotografia in divisa risale sicuramente al periodo dal 2 ottobre1919 al 31 dicembre 1922 quando Mussolini, capo del neonato governo, sciolse il Corpo delle Regie Guardie e quello degli Agenti Investigativi che furono poi assorbiti all'interno dell'Arma dei Reali Carabinieri. E' molto probabile che il nostro Giuseppe Genovese, titolare delle due tessere, si sia trasferito subito dopo in Libia per esercitarvi la professione di "commerciante", come indicato nella seconda tessera.
Il 1° maggio 1924 il Governo istituì due Legioni Libiche permanenti assegnate rispettivamente: la prima in Tripolitania (sede Tripoli) e la seconda in Cirenaica (sede Bengasi).
Le due Legioni, ordinate come unità di fanteria, erano alle dipendenze disciplinari, amministrative e di impiego del Governatore e del Comando Truppe delle rispettive Colonie. Il servizio prestato nelle Legioni Libiche era quindi equiparato, a tutti gli effetti, al servizio militare.
Il reclutamento degli Ufficiali era volontario e nazionale ed era fatto dal Comando Generale tra gli iscritti alla Milizia; essi erano scelti fra gli Ufficiali in A.R.Q. e di complemento del R. Esercito, e rivestivano nelle Legioni Libiche il grado corrispondente a quello rivestito nel R. Esercito. Il reclutamento del personale sottufficiali e truppa era volontario e nazionale, limitatamente agli iscritti alla Milizia che avessero i requisiti richiesti per gli appartenenti a RR. Corpi Truppe Coloniali della Libia.
Nelle Colonie esistevano pure reparti di Milizia Ordinaria (cioè non in servizio permanente). Questi reparti, chiamati territoriali, erano la Coorte Tripolina a Tripoli, la Coorte Cirenaica a Bengasi, la Coorte Somala a Mogadiscio e la Coorte Eritrea ad Asmara". Il 1° maggio 1935 la Milizia Coloniale venne riorganizzata. Fu infatti formato il Gruppo di Legioni MVSN della Libia composto da:1 Comando di gruppo e 4 Legioni.
Giuseppe Genovese deve essersi arruolato volontario nella 3° Legione Libica della MVSN dopo il 1° maggio 1935 quando ha ricevuto la sua tessera personale con la firma autografa del Console Comandante, il generale Nicolò Nicchiarelli. Questo particolare ne accresce ancor di più il valore data l'importanza storica di questo ufficiale.
Nicolò Nicchiarelli era nato a Castiglione del Lago ( Perugia ) nel 1898. Partecipò alla prima guerra mondiale arruolandosi a 16 anni nel I° Reg. Granatieri con cui ebbe il suo battesimo del fuoco sul Sabotino. Dopo il Corso Ufficiali fu destinato al 37° Regg.to Fanteria (Brigata Ravenna); rimase gravemente ferito durante un assalto al Monte Seluggio nel luglio del 1916. L'anno successivo fu assegnato come Tenente di complemento al 261° Regg.to Fanteria (Brigata Elba), con cui combatté valorosamente sull'altopiano della Bainsizza. Il 27 ottobre 1917 fu catturato, assieme ai suoi uomini, mentre combatteva in una trincea vicino a San Pietro al Natisone. Con altre centinaia di soldati ed ufficiali venne imprigionato in uno dei campi di concentramento (Cellelager) dove restò fino al dicembre 1918. Rimpatriato, partì volontario nel 1919 per la riconquista della Libia (241° Regg.to fanteria, Brigata Teramo). Nazionalista da prima della guerra, aderì subito al nascente movimento fascista. Partecipò alla Marcia su Roma e nel febbraio 1923 si arruolò come Seniore nella neonata Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale (M.V.S.N.) nella quale militò fino al suo scioglimento (novembre 1943). Nuovamente in Libia (a Bengasi) dal 1935, come Console Comandante della 3° Legione Libica, il Console Nicchiarelli partecipò alle operazioni militari di Buq Buq e Sidi el Barrani dal giugno 1940 al gennaio 1941 alla testa della 233ª Legione CC.NN. ed alle dipendenze del Gen. Francesco Antonelli e di Annibale Bergonzoli ("Barba elettrica").
Nel luglio 1941 fu nominato Comandante della 63ª Legione CC.NN. autocarrata "Tagliamento" con la quale partì per la Russia partecipando alle operazioni del C.S.I.R. nella regione tra il Dniepr e il Don. Nominato Console Generale, e con postumi di congelamento, rimpatriò e assunse il comando della Zona CC.NN. di Torino e, dall'8 maggio 1943, del Raggruppamento CC.NN. XXI Aprile a Cocevie (Jugoslavia). In questo periodo bellico ricevette 2 croci al Merito di guerra, una medaglia di bronzo al valor militare "sul campo" nel 1940 in Libia, una d'argento "sul campo" in Russia nel 1941, una d'argento in Russia nel 1941 e la Croce di Ferro di 2° classe tedesca.
Nella giornata dell'8 settembre 1943 il comando del "21 Aprile" si trasferì all'interno del castello di Lubiana, al centro della città. Il pomeriggio del 9 settembre il Console Nicchiarelli si incontrò con l'SS-Gruppenfuehrer Erwin Roesener al quale confermò la sua intenzione, anche a nome dei suoi uomini, di continuare la guerra al fianco dell'alleato tedesco. Dopo la liberazione di Mussolini e il suo rientro in patria, Nicchiarelli fu nominato commissario per la federazione del P.F.R. di Lubiana. Il 5 novembre giunse l'ordine di rimpatrio per tutte le truppe italiane e cinque giorni dopo 200 ufficiali e 2000 soldati lasciarono Lubiana per rientrare in patria, in divisa e armati, come previsto dal piano di Nicchiarelli. Presentatosi al comando generale della MVSN, Renato Ricci gli affidò l'incarico di disegnare, fin nei particolari, l'organizzazione della Guardia Nazionale Repubblicana, costituita dal Duce il 20 novembre 1943. Nel marzo del 1944 venne ufficialmente nominato Capo di Stato Maggiore della GNR, composta dalla ex Milizia, dagli ex Carabinieri Reali e dalla ex Polizia dell'Africa Italiana (P.A.I.). Fu una delle ultime persone a incontrare Mussolini in Prefettura a Milano il 24 aprile 1945 avendo predisposto, su suo ordine, il ripiegamento delle forze fasciste verso la "Ridotta Valtellina". Processato dalla Corte d'Assise Straordinaria dopo la fine della guerra, venne condannato a 12 anni e sei mesi per collaborazionismo. La Corte di cassazione cassò la sentenza e il successivo procedimento vide l'assoluzione dell'imputato con formula piena "perché il fatto non costituisce reato". In prigione restò per 13 mesi. Tenente Generale nella R.S.I. e Tenente Colonnello nel Regio Esercito, prima, e dell'Esercito Italiano successivamente, ricevette la sua ultima onorificenza (Croce di Cavaliere di Vittorio Veneto) solo dopo la sua morte avvenuta a Milano nel 1969.