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| Alcuni manifestini in lingua amarica che venivano lanciati sulle truppe nemiche |
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| La copertina del libro di Pavolini ristampato dall'Editore Gianni Bianchi |
Eccezionale reperto storico che raccoglie le firme di quattro personaggi di grande spicco del Ventennio, ritrovatisi a combattere insieme nella Guerra d'Abissinia nel 1936: Galeazzo Ciano, Roberto Farinacci, Bruno e Vittorio Mussolini.
Le quattro firme autografe sono state apposte su un manifestino di propaganda in lingua amarica che venivano lanciati sugli etiopici dai nostri aeroplani. Galeazzo Ciano, oltre alla firma, ha scritto con la sua inconfondibile calligrafia il luogo e la data : "Addis Abeba 13 aprile XIV".
Probabilmente i quattro ufficiali della Regia Aeronautica avevano compiuto in quel giorno un volo su Addis Abeba, in procinto di cadere in mani italiane pochi giorni più tardi, ed in quella occasione avaavno lanciato sulla città questi volantini. Purtroppo non siamo in grado di tradurne il contenuto ma, vista la situazione bellica di quei giorni, si può presumere, anche per la lunghezza del testo, che costituisse un invito per la popolazione civile della capitale etiopica ad accogliere le truppe italiane senza opporre resistenza.
Con uno sforzo notevole, tra la primavera e la fine dell'estate 1935, la Regia Aeronautica portò inizialmente la forza operativa dell'aviaizone dell'Africa Orientale a 163 velivoli e succesivamente a un massimo di 386 all'inizio della operazioni. I servizi logistici riuscirono ad immagazzinare 50.000 tonnellate di carburante, 2 milioni di bombe di vario tipo e 17 milioni di pallottole per mitragliatrici e ad allestire numerose officine di riparazione e manutenzione.
Il comando delle forze aeree dell'Africa Orientale era stato affidato al generale Mario Ajmone-Cat ma in realtà chi decideva l'impiego dell'arma aerea era il comando dell'esercito che ne chiedeva continuamente l'intervento per tirare fuori dai pasticci chiunque non avesse molta voglia di attaccare direttamente. Lo schieramento italiano in Eritrea comprendeva tre stormi da bombardamento e otto squadriglie da caccia/ricognizione per un totale di 222 aeroplani. In Somalia c'era il 7° stormo da bombardamento e sei squadriglie da ricognizione/assalto con 154 aeroplani. Gli aeroplani del Negus potevano contarsi sulle dita di una mano, ma in compenso le forze abissine disponevano di buone armi contraeree, fornite dal Belgio e dalla Svezia, che spesso si dimostrarono pericolose.
Un aspetto pittoresco della guerra aerea in Abissinia fu l'improvvisa calata sui campi di volo dell'Africa Orientale di gerarchi e non, che vollero affrontare il combattimento nelle file di quell'arma ritenuta figlia del regime. Questi aviatori erano il prodotto dell'articolo 81 della legge 1018 ( luglio 1927 ) sullo stato e l'avanzamento degli ufficiali. Tale articolo diceva che il Ministro dell'Aeronautica poteva nominare sottotenente di complemento dei vari ruoli della R.A. qualsiasi cittadino italiano senza alcun requisito oltre la cittadinanza. Ben 1146 furono gli ufficiali che vestirono la divisa azzurra avvalendosi dell'articolo 81!
Tra gli esponenti più quotati che riuscirono a partecipare alla guerra d'Africa in aviazione vi furono: Galeazzo Ciano, genero di Mussolini, che fu il comandante della 15° Squadriglia "La Disperata", Roberto Farinacci, ex segretario del PNF, che seguì Ciano nella stessa squadriglia così come Alessandro Pavolini, l'ultima raffica di Salò, che suggerì a Ciano il nome della squadriglia in onore di una famosa squadra d'azione fascista di Firenze. Infine i due figli di Mussolini, Vittorio e Bruno, assegnati alla 14° squadriglia da bombardamento ( motto Quia sum leo ).
Tenere d'occhio tutte queste "personalità del regime" non era facile per i comandanti che sudavano freddo: Ciano se ne andava spesso in volo con i giornalisti ed incassava qualche colpo di contraerea ( la sua squadriglia perse alcuni aeroplani ), ma anche gli altri volevano fare la loro parte.
Volendo dare una definizione dell'impiego dei reparti aerei in Africa Orientale, si potrebbe dire che essi operarono in funzione di battistrada, precedendo in ogni momento le truppe di terra sui vari obiettivi, svolgendo un'azione molto più vicina a quella dell'artiglieria prima e dei battaglioni d'assalto subito dopo, che non a quella aerea vera e propria.
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