Italia (1872-1913)
MEDAGLIA IN ARGENTO DELLA GUERRA ITALO-TURCA CON IL RARO ATTESTATO DELLA REGIA MARINA 1913
Prezzo: Euro 140,00 - cod. nr. 19152
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L'Ammiraglio Enrico Millo, Ministro della Guerra e firmatario dell'attestato
Medaglia Commemorativa della Guerra Italo-Turca con il raro attestato di conferimento originale, rilasciato il 12 dicembre 1913 dal Ministro della Marina Enrico Millo al fuochista scelto, Pasquale Spina. L'attestato è stato ritagliato, probabilmente 100 anni fa, per essere inserito in una cornice andata poi distrutta. Porta quindi i segni del tempo.
La medaglia in argento è stata disegnata da L.Giorgi. Il nastro della medaglia e' quello originale di sei righe azzurre e cinque rosse alternate. 
Questa medaglia e' quella  istituita con R.D. 21-11-1912 n. 1342 ed era destinata ai militari del regio Esercito, delle Regie Truppe Coloniali e al personale civile addetto, effettivamente sbarcato in Libia oltre che ai militari e al personale civile della Regia Marina imbarcati per operazioni belliche o effettivamente sbarcati in territorio libico.

La guerra italo-turca (nota anche come guerra di Libia o campagna di Libia), si riferisce ai combattimenti tra le forze dell'Italia e dell'Impero ottomano tra il 28 settembre 1911 e il 18 ottobre 1912, per la conquista della Tripolitania e la Cirenaica.
Le ambizioni colonialiste dell'Italia spinsero il Paese ad impadronirsi delle province ottomane di Tripolitania e Cirenaica, che assieme al Fezzan sono oggi note con il nome di Libia, nonché dell'isola di Rodi e dell'arcipelago del Dodecaneso, situato nei pressi dell'Anatolia.
Nel corso di questa guerra, l'Impero ottomano si trovò gravemente svantaggiato poiché poteva rifornire il suo piccolo contingente presente in Libia solo attraverso il Mediterraneo. La flotta turca non era certo in grado di competere con la Regia Marina Italiana, e Istanbul non fu pertanto in grado di inviare rinforzi alle province africane.
Sebbene di minore entità, la guerra costituì un passo cruciale verso la Prima guerra mondiale, poiché contribuì al risveglio dei nazionalismi negli stati balcanici: vedendo la facilità con cui gli Italiani avevano sconfitto i disorganizzati Turchi ottomani, i membri della Lega balcanica attaccarono l'Impero ottomano prima che la guerra con l'Italia fosse finita.
La guerra italo-turca fu teatro di numerosi progressi tecnologici usati durante le operazioni militari, in particolare l'aeroplano. Il 23 ottobre 1911, un pilota italiano (capitano Carlo Maria Piazza) sorvolò le linee turche in missione di ricognizione, e il 1° novembre la prima bomba (grande come un'arancia) lanciata a mano dall'aria da Giulio Gavotti cadde sulle truppe turche in Libia.
Importante fu anche l'uso della radio con l'allestimento del primo servizio regolare di radiotelegrafia campale militare su larga scala organizzato dall'arma del Genio sotto la guida del comandante della compagnia R.T. Luigi Sacco e con la collaborazione dello stesso Guglielmo Marconi.

Enrico Millo di Casalgiate era nato a Chiavari il 12 febbraio 1865. Allievo della Reale Accademia Militare di Napoli dal febbraio 1880. Poi nell'ottobre 1882 si spostò all'Accademia Navale di Livorno da dove uscì Guardiamarina nel 1884.
Durante la guerra italo-turca il capitano di fregata Enrico Millo, nella notte fra il 18 e il 19 luglio 1912 forzò i Dardanelli penetrando senza danni per 22 km prima di invertire la rotta. Quest'azione, anche se poco rilevante dal punto di vista militare, entusiasmò l'opinione pubblica italiana e gli fece avere la Medaglia d'Oro al Valor Militare.
Nel 1913 venne nominato Senatore del Regno e entrò a far parte del Governo Giolitti IV, poi del Governo Salandra come Ministro della Marina.
Durante la prima guerra mondiale, divenuto ammiraglio, comandò operazioni in Adriatico. Dal 1918 al 1920 fu Governatore della Dalmazia, in cui sostenne la necessità di annettere anche territori di lingua non italiana. Il 14 novembre 1919 accolse benevolmente a Zara Gabriele D'Annunzio impegnato nell'Impresa di Fiume, davanti al quale assunse ufficialmente l'impegno di non abbandonare la Dalmazia finché questa non fosse stata ufficialmente annessa all'Italia. Nel 1922 rassegnò le dimissioni dalla Regia Marina. Dal 1923 divenne commissario del governo per il porto di Napoli quindi visse tra la città partenopea e Roma gli ultimi anni di vita. Morì a Roma nel 1930 a 65 anni d'età.
(Notizie storiche tratte da Wikipedia).

 

 5-2-2019