Italia (1919-1939)
RARISSIMO DISTINTIVO DA SQUADRISTA ALFIERE A FORMA DI LABARO CON TESCHIO, FASCI, AQUILA E SPILLA MARCATA
Prezzo: venduto - cod. nr. 22322
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Questo distintivo è uno dei più affascinanti e allo stesso tempo più "misteriosi" tra tutti quelli realizzati durante il Ventennio e la R.S.I.
E' un distintivo di eccezionale impatto visivo per le dimensioni ( circa 70 mm di lunghezza e 55 di larghezza nei punti più lontani ) e, soprattutto, per la raffinatezza grafica e costruttiva che mette insieme una molteplicità di simboli del Fascismo: l'aquila, il teschio con il pugnale tra i denti, la scritta "squadrista", la forma di "labaro" e i fasci littorio laterali.
Per non parlare del riuscitissimo cromatismo degli smalti e della doratura. A tutto quanto elencato sopra, questo esemplare aggiunge una condizione di conservazione che lo rende ineguagliabile. Gli smalti infatti sono perfetti, cosa che difficilmente si riscontra nei pochi esemplari originali in circolazione. Il distintivo ha una forma leggermente convessa, in parte voluta dal fabbricante meglio farlo aderire alla camicia ma in parte accentuatasi durante l'applicazione dello smalto nero a fuoco che ha "tirato" il metallo. Questa è proprio una delle caratteristiche che ne garantiscono l'originalità senza alcun ombra di dubbio.

Malgrado tutto ciò, ancora oggi non è stata determinata con certezza la Federazione che lo aveva commissionato e a chi fosse destinato.
Per anni è stato identificato nell'ambiente collezionistico come distintivo "da alfiere", denominazione ovviamente riconducibile alla sua particolare forma " a labaro". I pochi collezionisti che ne possedevano un esemplare ( due o tre in tutto ) verso la fine degli anni '80 quando il distintivo fece la sua comparsa "certificata", lo avevano reperito
in tempi diversi tra i cimeli di importanti personaggi di regime della zona Piacenza/Cremona. Poichè questi primi distintivi erano tutti marcati sul piastrino reggispilla con il nome del fabbricante Emilio Pagani di Milano come questo esemplare, anche se con ragione sociale diversa, ci fu chi ipotizzò che il distintivo fosse destinato agli "alfieri federali" ( cioè a coloro che avevano l'onore di portare il labaro ) di Milano e tale ipotesi è rimasta quella ad oggi più accreditata tra i collezionisti. Del resto la dicitura "SQUADRISTA", che sovrasta il labaro, è comune a molti distintivi prodotti negli anni '30 e destinati a celebrare la militanza dei fascisti della "Vecchi Guardia" nel periodo "antemarcia".
Ci fu anche un famoso collezionista di materiale RSI che ipotizzò (ma ipotesi rimase) che il distintivo potesse essere collegato alla RSI: l'aquila di fattura vagamente tedesca ed il teschio con pugnale tra i denti, ripreso dalle Brigate Nere, lo indirizzavano verso quel periodo del fascismo.
Un esemplare identico è stato pubblicato  a pagina 48 del 1° volume del Trittico "IERI HO VISTO IL DUCE" a cura di Terzo Maffei, Alessandro Raspagni e Fausto Sparacino nel  1999 dall'editore Albertelli di Parma. Nella didascalia che lo accompagna, scritta dal compianto Alessandro Raspagni uno dei maggiori esperti di faleristica italiana, si legge: "Distintivo da "Alfiere Federale" assegnato al porta-labaro di ogni federazione del PNF, di norma lo squadrista più anziano.

Verso la fine degli anni '80 saltarono fuori una mezza dozzina di esemplari, ritrovati nel magazzino di uno smaltatore lombardo, ma tutti "non finiti" e mancanti della spilla posteriore. Ad alcuni si evidenziavano assenze di doratura, di smalti ed anche la mancanza del teschio centrale. Furono comunque quasi tutti "restaurati" per renderli accettabili sotto il profilo collezionistico anche se non confrontabili con gli originali "finiti" come questo esemplare.
Tutto ciò spiega la presenza sui comunque pochissimi distintivi sul mercato, di almeno tre tipi di attacchi a spilla differenti ( uno con il piastrino marcato Pagani, uno anonimo e uno marcato "Rota - Genova" ), di due tipi di teschio centrale con impercettibili differenze di conio e dorature diverse.
Esiste anche almeno un'esemplare con impresso un punzone numerico del quale però nessuno è riuscito a dare una spiegazione accettabile pur trattandosi sicuramente di un esemplare finito all'epoca. Purtroppo non esistono foto d'epoca che lo raffigurino indossato ma, come ben sanno i collezionisti evoluti, non esistono immagini d'epoca di centinaia di distintivi del periodo.
Per concludere possiamo affermare che ci troviamo di fronte ad un distintivo affascinante non solo per la sua indiscutibile bellezza e rarità, ma anche per il mistero che lo circonda sebbene la versione più accreditata e plausibile ne collochi la produzione negli anni trenta su commissione di una o più Squadre d'Azione lombarde che lo avevano consegnato ai loro alfieri, quasi sempre provenienti dalla Vecchia Guardia fascista.

 
 

 10-7-2017