Italia (1919-1939)
FREGIO ORIGINALE DEI CAVALIERI DI NEGHELLI
Prezzo: Euro 280,00 - cod. nr. 20999
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Questo bellissimo fregio con le insegne dei "Cavalieri di Neghelli", realizzato in metallo dorato, stampato e controstampato con smalti policromi, fu realizzato per adornare la copertina di un famoso (e oggi introvabile) calendario stampato per conto del Raggruppamento Celere Cavalieri di Neghelli, composto dai due gruppi squadroni di «Genova Cavalleria» e dai due gruppi squadroni «Lancieri di Aosta», ai quali era stato dato questo nome a ricordo della conquista dell’importante località ed a riconoscimento del loro valore.
Pur non essendo mai diventato un fregio ufficiale da indossare sul casco o sull'uniforme, costituisce un'assoluta rarità collezionistica.

Nell’aprile del 1935 si costituisce, in Italia, il raggruppamento mitraglieri autocarrato di Cavalleria, composto da richiamati delle classi 1910,11 e 12, e da ufficiali e sottufficiali provenienti dai reggimenti «Lancieri di Novara», «Lancieri di Firenze», «Lancieri di Vittorio Emanuele II», «Cavalleggeri di Saluzzo», «Cavalleggeri di Monferrato», «Cavalleggeri di Alessandria», «Cavalleggeri Guide», articolato in un comando di raggruppamento, due gruppi squadroni, che assunsero il nome di «Genova Cavalleria» (I e II), in formazione a Gaeta, e due gruppi squadroni dei «Lancieri di Aosta» (III e IV), in formazione a Torre Annunziata ed a Torre del Greco.
II raggruppamento, dopo un periodo di intenso addestramento, diretto dal colonnello Aldo Zanotti, imbarca, a Napoli il 25 luglio, sul piroscafo «conte Biancamano», il I Gruppo «Genova» e il III Gruppo «Aosta», che giungono a Mogadiscio, il 6 agosto; il 25 settembre partono, egualmente, da Napoli, sul piroscafo «Colombo», il II Gruppo «Genova» ed il IV Gruppo «Aosta», che giungono, a Mogadisdo, 1’8 ottobre.
Li saluta, tutti, alla partenza, il Ministro della Guerra, a Napoli. Ed a Messina una divisione navale.
La conclusione vittoriosa della Campagna d'Etiopia fu contrassegnata dalla presa della capitale Addis Abeba. Le colonne che ebbero l'incarico della sua conquista dovettero quindi, in un velocissimo balzo di dodici giorni, arrivare alla meta attraversando uno spazio in cui erano presenti tutti i fattori negativi naturali rappresentati da montagne, pianure acquitrinose e guadi di fiumin tumultuosi.
Il 6 maggio 1936 la meta fu raggiunta e i nostri militari ristabilirono l'ordine proteggendo le ambasciate e i cittadini stranieri dalle bande di etiopi sbandati che avevano in mano la citta'.

I quattro gruppi vengono attendati a Meschinopoli, a 2 km circa da Mogadiscio, passando, poi, a Baidoa, il 1° gennaio 1936: comandante del raggruppamento è il colonnello dei bersaglieri Ugo Tabellini. Il rgpt. viene assegnato al Raggruppamento celere autocarrato, comandato dal Col. Micheli, destinato a condurre la grande offensiva del fronte meridionale, che avrebbe portato i cavalieri a Neghelli, ed oltre.
Sono, coi gruppi squadroni, un gruppo artiglieria autocarrato, da 77/28, una squadriglia autoblindo ed una sezione lanciafiamme: in totale 400 automezzi. Il 10 gennaio 1936 il IV «Aosta» si trasferisce a Lugh Ferrandi.
Decisa dal generale Graziani, comandante delle truppe in Somalia, l’azione contro l’armata di ras Desta, che si era prefìsso di invadere la nostra colonia,vede il III Gruppo «Aosta» destinato, col II Gruppo «Genova» a far parte della colonna celere mista, mentre il I gruppo «Genova» col IV Gruppo «Aosta», sarebbero rimasti a Dolo, raggiunto il giorno 11, accampandosi sulla riva destra del Daua Parma.
Il 13 gennaio venne diramato l’ordine per l’operazione su Neghelli che prevedeva due tempi: uno, di avvicinamento del raggruppamento alla fronte di attacco, per, poi, procedere oltre, ed uno di scavalcamento, con azione di profondità. Per l’azione del primo tempo, il I Gruppo «Genova» doveva occupare, e difendere, la collina di Folo, il III Gruppo «Aosta», con una compagnia carri veloci, una sezione autoblindo ed una batteria da 75/13, doveva costituire raggruppamento celebre, agli ordini del col Micheli, pronto a passare i ponti sul Daua Parma per le ore 17.
Il giorno 14, da 3 km a nord di detto torrente, il III Gruppo inizia il movimento alle ore 18; alle ore 20, circa passa i ponti, costruiti dal Genio, e prosegue la marcia, non priva di difficoltà, durante la notte, a fari spenti. A ‘ tarda sera del 14 raggiunge Bogol Magno, dove si unisce alle truppe del col. Micheli, si accampa formando quadrato con gli autocarri. Durante la notte il nemico attacca l’accampamento, con vivace fuoco di fucileria e di mitragliatrici ma viene respinto e la mattina seguente inizia il suo ripiegamento: in seguito ad operazioni di rastrellamento vengono catturati prigionieri. Alle ore 1 del 15 il Gruppo riparte e raggiunge Malca Dida, verso le ore 9,30 e sosta. Intanto si era unito, al III Gruppo «Aosta», il II «Genova».
Il 16 pomeriggio la colonna prosegue per Dei Dei, ove accampa. Nel tardo pomeriggio il III Gruppo «Aosta», con una compagnia arabo somala, riprende la marcia, e raggiunge Filtù, dopo vari scontri: cattura alcuni prigionieri e fa largo bottino di armi e di bestiame. Alcuni capi Borana e Digodia si presentano a fare atto di sottomissione.
Il 17 il 7° squadrone occupa, stabilmente, i pozzi di Filtù, estremamente difesi dal nemico, essendo, essi l’unica riserva idrica importante di quella immensa regione: furono catturati altri 12 prigionieri.

Il 18 il generale Graziani da ordine ai Gruppi I di «Genova» e IV di «Aosta» di rientrare alla base di Dolo, dove si metteranno a disposizione dell’autocolonna che deve essere formata agli ordini del col. Zambon.
Il mattino del 18, pochi km dopo Daomo, nell’immediata piana erbosa di Dida Tingi, Graziani passò in rivista tutte le truppe schierate, dopo aver espresso, ai combattenti, il suo caloroso compiacimento, per la tenace resistenza fisica alle dure fatiche, al clima torrido (da 40 a 50 gradi all’ombra) nonché all’insufficienza di acqua: dichiarò che occorreva conquistare Neghelli, a qualunque costo.
Nella stessa mattinata tutta la colonna si raggruppò a Filtù, ove fece sosta per la notte. Da quel momento il generale Graziani assunse personalmente il comando della colonna, avendo in sottordine il generale Bergonzoli ed il col. Micheli.
Il 19, all’alba, la colonna riprese la marcia, sempre col III Gruppo «Aosta» in avanguardia ed al tramonto raggiunse, prima Uatsavelli (340 km da Dolo) e, al tramonto, Okobo. La marcia venne ripresa la mattina del 20, alle ore 4, e furono attaccate le truppe nemiche, che difendevano Neghelli.
Travolta l’ultima resistenza nemica, dopo circa un’ora di duro combattimento che costò al nemico una trentina di morti e un centinaio di prigionieri, il III Gruppo «Aosta» occupò, per primo, Neghelli, catturando altri prigionieri ed impossessandosi di tutti i magazzini e di tutto il deposito della base di ras Desta. Alle ore 11,50 sull’albero più alto della zeriba del ghebì del capo etiopico, venne issato il guidone del 9° squadrone «Aosta», un breve triangolo rosso, col leone nero rampante, attraversato dal motto «Aosta d’fer», che vi rimase pochi minuti, per cedere il posto al tricolore. Poco dopo arrivò a Neghelli il generale Graziani, che, raggiante per la fulminea vittoria, ebbe parole di elogio per tutti: in soli 10 giorni era stata occupata la capitale dei Galla e Sidamo, dopo una difficile marcia di . circa 400 km. e l’armata di ras Desta, duramente provata nei combattimenti sostenuti, era distrutta: lo stesso ras potè sottrarsi alla cattura, dandosi a precipitosa fuga, abbandonando i suoi uomini e, persino, gli oggetti personali.
 

Il 22 gennaio giunge il preavviso di partenza per una ricognizione offensiva su Uadarà. Il mattino del 23 una colonna, composta dal 4° e 6° squadrone del Gruppo «Genova», dal 7° e 9° del Gruppo «Aosta», da due compagnie arabo-somale, dalla sezione autoblindo e dalla batteria di artiglieria, parte da Neghelli, con obiettivo di raggiun gere rapidamente Uadarà, occuparla, portar via quanto possibile e quindi distruggere totalmente tutti i magazzini e quanto in essi riposto.   Nessuna resistenza fu incontrata lungo la pista, solo alle vicinanze di Uadarà, la colonna venne impegnata in vivace combattimento da numerose forze nemiche: dopo martellante ed efficace fuoco di artiglieria la località fu conquistata e il nemico, che, nel frattempo, aveva fatto saltare alcuni depositi di munizioni e tentato di incendiare i magazzini di viveri ed altri materiali, andò, disordinatamente, verso il nord. L’abitato di Uadarà era costituito da un centinaio di capanne, da diversi magazzini e depositi di munizioni, che costituivano la riserva tattica di ras Desta, disseminati al limite di un folto bosco, che l’aviazione misurò in 20 km di lunghezza e di larghezza.
Nel frattempo era pervenuto l’ordine, da Roma, che «Neghelli doveva essere tenuto a qualsiasi costo». Tale ordine sconvolgeva tutti i piani predisposti dal gen Graziani in precedenza, e cioè «dopo aver respinto e distrutto le forze di ras Desta, calcolate in circa 100.000 uomini, in quel momento le meglio equipaggiate delle truppe dislocate sul fronte della Somalia, rientrare, con tutte le forze, a Dolo e proseguire verso nord, nell’Ogaden.»
  
Il I Gruppo «Genova» ed il IV Gruppo «Aosta», dalla base di Dolo, raggiunsero Neghelli, rispettivamente il 2 ed il 12 febbraio.
 
Nel pomeriggio del 6 aprile una piccola colonna, formata da un plotone e mezzo del 3° squadrone del IV Gruppo «Aosta», su 4 autocarri, al comando del S.Ten. Ludovico Menicucci, venne inviata in ricognizione sulla strada Neghelli-Uadara, essendo stati segnalati armati abissini, probabilmente capitanati dal decciasmacc Febré Mariam, ex aiutante di ras Desta. Dopo una breve marcia, senza aver trovato traccia del nemico, la colonna pernotta a circa 25 km da Neghelli, ed, all’alba dell’8 riprende la marcia, che prosegue indisturbata per circa 20 km, cioè fino a Darar; ma, improvvisamente si trovò di fronte forze nemiche preponderanti, ed il combattimento divampò subito, aspro e violento. Il reparto resistette sino al sacrificio, ma dei 60 componenti la colonna, 34 caddero combattendo, 12 furono feriti e solo 14 rimasero illesi. Tra i caduti il S.Ten. Menicucci, che ferito due volte, continuò ad incitare i suoi imbracciando il moschetto dell’attendente, caduto al suo fianco, finché cadde, colpito a morte. Gli sarà conferita la medaglia d’oro al v.m., alla memoria.
Da un lanciere, gravemente ferito, rientrato al Gruppo, si seppe la triste notizia. Tutto lo squadrone, rinforzato dai mitraglieri pesanti, partì immediatamente. Trovarono tutti i componenti del plotone massacrati ed evirati; durante il recupero delle salme il nemico attaccò violentemente e venne ferito, in modo grave il S.Ten. Mario Ruggiero; ebbero il passaggio in spe, per merito di guerra, i S.Ten. Ruggiero e Galli. Quatto medaglie d’argento e due di bronzo furono concesse a graduati e lancieri. Il comunicato 183 del mar. Badoglio recava: «Sul fronte meridionale un piccolo reparto di lancieri «Aosta», in ricognizione, fu raggiunto, nei pressi di Uadarà, da forze avversarie superiori, impegnando arditamente l’avversario in uno scontro accanito e lo ha costretto a ripiegare». Il gen. Geloso, successo nel comando al gen Bergonzoli, dava comunicazione del fatto d’arme al colonnello comandante del reggimento «Lancieri di Aosta», con una nobile lettera, esaltando l’azione dei lancieri.Il 12 luglio il III Gruppo «Aosta» occupa Javello, senza difficoltà, ed il 27 Agheremariam, dove, è raggiunto dal IV Gruppo «Aosta».
I
Il III Gruppo «Aosta» rimane a presidiare Agheremariam sino al suo rimpatrio avvenuto nel mese di maggio 1937, sul piroscafo «Piemonte», sbarcando a Napoli il 24 giugno, accolto da SAR il Principe di Napoli, dal colonnello de Sanctis e dagli ufficiali del reggimento. Al Gruppo venne concessa medaglia di bronzo al valor militare, con la motivazione: «Magnifico fascio di energie e di entusiasmo, splendidamente affermatesi nella conquista di Neghelli, dopo avere efficacemente concorso, con i reparti di una grande unità operante, isolata, in Africa orientale, ad aprirsi, col ferro, col fuoco e col piccone, la strada per la conquista dei grandi laghi, in aspri combattimenti, contro forti ed agguerite masse di ribelli, saldamente organizzati a difesa, e modernamente armati di fucili e di mitragliatrici, dava prova splendida di valore, travolgendo ed annientando la resistenza nemica. Compiva successive importanti ricognizioni in forze, verso munite posizioni nemiche, assolvendo in modo brillante, i compiti affidatigli» Neghelli 19,20,21/1/1936 - Uadarà 21,23,26,1/1936 - Malca Guba, 2/2/1936, Giabassiré Sadé 1936.
Al IV Gruppo «Aosta» venne concessa, egualmente, la medaglia di bronzo al v.m. con la motivazione: «Reparto splendido per disciplina, entusiasmo, spirito di abnegazione e valore, dopo avere efficacemente concorso alla conqui sta di Neghelli, in lunghi mesi di campagna di grande polizia coloniale, aspra e dura, per la difficoltà del terreno e le insidie del nemico, dava costante esempio delle più belle virtù militari. Nei molteplici combattimenti, che por tarono alla conquista del territorio del governo dei Galla e del Sidama, segnava, col valore dei suoi migliori le tappe della marcia, che conduceva alla vittoria finale».
All’arma di Cavalleria venne concessa la croce del l’ordine militare di Savoia, così motivata: «In terra d’A frica rinnovava le sue gloriose secolari tradizioni, a cavallo, sui carri veloci, sugli automezzi. Ammirevole, sempre, per audacia e tenacia, seppe, ovunque fedele al suo motto «gettare l’anima oltre ogni ostacolo» dando alla Patria il fremito della travolgente vittoria». Guerra Italo-Etiopica 3/X/1935-4/5/1936.
Il IV Gruppo «Aosta» venne rimpatriato in maggio 1937.
52 caduti, 2 medaglie d’oro alla memoria, 2 medaglie d’argento, 10 medaglie di bronzo, 7 croci di guerra al v.m. concesse sul campo, 126 proposte di ricompense al v.m. testimoniano il valore e il contributo dato dai lancieri di «Aosta» per la conquista dell’Impero.
Nel gennaio 1937 con decreto ministeriale, ai 2 gruppi squadroni di «Genova Cavalleria» e ai 2 gruppi squadroni «Lancieri di Aosta», venne attribuito il nome di «Cavalieri di Neghelli» a ricordo della conquista dell’importante località ed a riconoscimento del loro valore. Al raggruppamento venne dato il nome di «Raggruppamento Celere Cavalieri di Neghelli». 
 
Nel settembre 1937 il raggruppamento mitraglieri autocarrato infatti si scioglie e viene costituito il Gruppo Squadroni Nazionali d’Africa «Cavalieri di Neghelli» di Addis Abeba.
II Gruppo è montato su cavali abissini, di piccola statura ma resistentissimi e generosi, adatti ad impiego bellico per carattere e frugalità.
L’organico del Gruppo prevede un comandate del gruppo; tre squadroni a cavallo, su tre plotoni, armamen to mitragliatrici leggere; uno squadrone con mitragliatri ci pesanti, someggiate; uno squadrone carri leggeri (carri L.); un plotone autoblindato, che viene, però, costituito solo all’inizio della seconda guerra mondiale.
 
Allo scoppio della seconda guerra mondiale il Gruppo partecipò con gli squadroni montati a varie operazioni nel territorio dello Scioa e del Galla e Sidama; con lo squadrone carri veloci nel territorio di Harrar; con il plotone autoblindato nel territorio di Gondar. Nell’ultimo combattimento, nell’aprile del 1941, nelle località di Adola ed Addis Alem, sostenuto scontro con preponderanti forze nemiche il Gruppo ebbe le seguenti perdite: morti 42; tra i morti il Ten. Vittorio Casardi, eroicamente caduto alla testa del suo squadrone ed i sottufficiali Barbadoro Nicola e Macela Antonio. I feriti sono oltre 30, tra i quali il comandante del Gruppo Magg. Filippo Galante.

(Notizie storiche a cura di Gabriele Zorzetto tratte sal testo del Gen. Edmondo Zavattari)

 

 2-12-2018