Italia fino al 1871
ECCEZIONALE ATTESTATO DI CONFERIMENTO DI UNA MEDAGLIA D'ARGENTO AL VALOR MILITARE DEL 1839 FIRMATO DA ALFONSO LA MARMORA NEL 1857
Prezzo: venduto - cod. nr. 20791
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Il Generale Alfonso La Marmora
Eccezionale documento di grande valore storico firmato di suo pugno nel 1859 dal Ministro della Guerra del Regno di Sardegna, il generale Alfonso La Marmora, con il quale si certificava l'assegnazione nr. 65 della Medaglia d'Argento al valor Militare al "soldato provinciale" Stefano Gaidone in forza al 7° Reggimento di fanteria, Brigata Cuneo, avvenuta nell'ottobre 1839.
Una delle tante cose che rendono estremamente interessante questo documento è la motivaione della decorazione che recita: "per l'efficace concorso prestato in compagnia di tre Barcaiuoli nel portare a salvamento otto individui che sopresi e preclusi nelle proprie case sulle fini di Staffarda, dall'inondazione del Po avvenuta nell'Ottobre 1939, trovavansi nel massimo pericolo di sommersione".
Ci si aspetterebbe una decorazione di tipo civile per questa azione ma, evidentemente, trattandosi di un soldato, questa non era prevista e veniva comunque assegnata quella al valor militare che era stata introdotta nel 1833.
Il documento si riferisce, quindi, ad una delle primissime assegnazioni ( la 65° ) del Regno di Sardegna. Nel 1939 militari e Reali Carabinieri furono chiamati ad affrontare una ben diversa calamità: le inondazioni di vaste zone intensamente abitate, a causa dello straripamento del Po, della Dora, del Sesia, del Polcevera e dell’Areto. Unaserie di violenti nubifragi investl, nell'autunno del 1839, molte zone del Piemonte, determinando gravi danni e provocando vittime. L'evento si verifico indue distinti momenti: nella prima meta di ottobre una serie di continue precipi tazioni a carattere temporalesco determinò un prolungato stato di piena generalizzato in tutta la regione. All' inizio di novembre una nuova ondata di maltempo investì il Piemonte causando ulteriori esondazioni e alluvionamenti. L’opera di soccorso, resa sempre in circostanze disperate, salvò da sicura morte intere famiglie, infermi non in grado di muoversi, donne e bambini, nonché bestiame, masserizie e derrate. I Carabinieri e la Brigata Cuneo si distinsero special-mente a Staffarda, Longhiasco, Paesana, Bressana, Casale Sant’Ambrogio, Zinasco, Mede, Rivarolo Genovese e Baveno.
Infine la firma autografa di Alfonso La Marmora apposta il 27 agosto 1857 quando, ritornato dalla Crimea, aveva rpreso la sua carica di Ministro della Guerra del regno di Sardegna.

Nato il 17 novembre 1804 a Torino, Alfonso La Marmora ( o Lamarmora ) fu il dodicesimo nato, settimo tra i maschi, dei sedici figli del marchese Celestino Ferrero della Marmora e di Raffaella Argentero di Bersezio. La sua carriera nell’esercito piemontese inizia a 12 anni con l’Accademia Militare di Torino nel 1816 e prosegue lungo tutti i gradi di promozione fino all’esordio in battaglia, a 44 anni, nelle campagne del 1848-1849, anno in cui ottiene la nomina a luogotenente generale. Durante la prima Guerra d’Indipendenza (1848) comanda, col grado di maggiore, l’artiglieria della divisione Federici e contribuisce in modo determinante alla vittoria di Pastrengo. Nell’agosto dello stesso anno al comando di un battaglione della brigata Piemonte e di una compagnia di Bersaglieri, Alfonso La Marmora protegge re Carlo Alberto durante l’assedio a Milano, seguito alla battaglia di Custoza. Nel febbraio del 1849 assume il comando della sesta divisone e, dopo l’armistizio con l’Austria, viene inviato a Parma.
Nel 1849 Alfonso La Marmora ha 45 anni ed ha raggiunto il massimo grado dell’esercito sabaudo nel giro di dieci mesi dopo aver trascorso 22 anni nei gradi più bassi della gerarchia militare. Nel marzo del 1849 è inviato a Genova con l’incarico di riportare l’ordine dopo la rivolta antimonarchica; un’operazione che comporterà un alto numero di caduti e che gli varrà la fama di “cannoneggiatore del popolo” per il resto della vita. L’intervento a Genova di La Mamora viene premiato con una medaglia d’oro al valore militare e la promozione a comandante del 2° corpo d’armata. Ma Alfonso La Marmora è soprattutto, con Camillo Benso conte di Cavour, l’eroe della guerra di Crimea cui partecipa a 51 anni, nel 1855, come comandante supremo di un contingente di 18.000 uomini. Alfonso aveva lavorato alacremente a livello diplomatico prima del conflitto, recandosi per esempio a Londra a incontrare la regina Vittoria e tessendo una rete di contatti che si rivelarono di sostegno fondamentale ai piani di Cavour.
Il rientro a Torino nel giugno del 1856 è trionfale e La Marmora riceve dal re il Collare dell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata e la nomina a Generale d’Armata. La Camera dei Deputati gli assegna inoltre, come premio di guerra, un terreno lungo la futura via Cernaia a Torino dove Alfonso costruisce una residenza con giardino all’inglese che ospiterà il monumento al fratello Alessandro, morto di colera in Crimea nel 1855. Nel 1860, tornato Cavour al potere, viene affidato ad Alfonso il comando del corpo d’armata di Milano e l’anno successivo, 1861, è inviato a Napoli come prefetto e comandante generale delle truppe stanziate nell’Italia Meridionale; qui sarà impegnato per tre anni nella lotta alle rivolte civili e nella repressione del brigantaggio.
Nonostante la prima Guerra di Indipendenza si concluda con una sconfitta per il Piemonte, Alfonso La Marmora riesce a dare grande evidenza agli episodi di coraggio patriottico di quel conflitto, infatti a lui si deve l’iniziativa di mandare a Parigi il giovane pittore Stanislao Grimaldi a studiare incisione per poi affidargli l’esecuzione delle tavole che mostrano gli atti di valore. Nel giugno del 1866 assume l’incarico di capo di stato maggiore dell’armata del Mincio.
Dopo la sconfitta nella terza Guerra di Indipendenza (1866), si sviluppa una violenta polemica e una parte dell’opinione pubblica attribuisce ad Alfonso La Marmora le maggiori responsabilità dell’esito negativo del conflitto. Il generale continua a difendere la propria posizione con numerose pubblicazioni ma lascia la carriera militare nello stesso anno, dimettendosi da capo di Stato Maggiore, e accetta di guidare per un anno il dipartimento militare di Firenze prima di ritirarsi definitivamente a vita privata. Accetterà unicamente la luogotenenza di Roma e delle Province Romane dopo il 20 settembre 1870 e passerà il resto della sua vita occupandosi di opere benefiche.
Una malattia agli occhi tormenta gli ultimi anni della sua vita. Alfonso La Marmora muore nella casa di Firenze il 5 gennaio 1878, è assistito dal nipote Tommaso, figlio del fratello Carlo Emanuele, e da Paolo Crespi, fedele aiutante in campo in Crimea. La salma è trasferita a Biella nella chiesa di San Sebastiano con quelle dei fratelli Carlo Emanuele e Alberto (il corpo di Alessandro verrà traslato nel 1911 dalla Russia a Biella).
( Notize storiche tratte dal sito Quattro biellesi nel Risorgimento: i fratelli La Marmora )
 
 
 

 21-6-2015