Italia (1919-1939)
ECCEZIONALE GAGLIARDETTO ORIGINALE DEL NUCLEO ARDITI MERANO "FRANCESCO RISMONDO"
Prezzo: Euro 3800,00 - cod. nr. 20829
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Francesco Rismondo

Eccezionale gagliardetto appartenuto al Nucleo Arditi "Francesco Rismnondo" di Merano in condizioni eccezionali di conservazione malgrado i quasi 100 anni trascorsi dalla sua realizzazione.
Il gagliardetto in seta nera con frange dorate ( ancora quasi tutte presenti anche se parzialmente staccate dal corpo principale ) è stato ricamato in canutiglia dorata e argentata con l'emblema degli Arditi e il nome del Nucleo su di un lato mentre sul lato opposto troneggia un grande teschio degli arditi con il motto "A NOI !". Su entrambi i lati della base del gagliardetto triangolare, in alto, è cucita una banda tricolore che, sul lato del teschio, è stata coperta con le tre teste di leopardo in campo azzurro, simbolo della Dalmazia in onore di Francesco Rismondo, l'eroe dalmato della prima guerra mondiale. Le sue dimensioni sono di 67 cm di lunghezza e circa 30 cm di altezza.
Tutti questi riferimenti rendono più che probabile la partecipazione di questo gagliardetto nell'impresa dannunziana di Fiume, alla testa dei volontari arditi provenienti a Merano e dalla Venezia Tridentina.
Il 25 luglio del 1920, a Fiume, D'Annunzio commemorò l'eroe spalatino della prima Guerra Mondiale, Francesco Rismondo, davanti ai bersaglieri dell'Ottavo Battaglione Bersaglieri Ciclisti, nel quale Rismondo aveva militato. D'Annunzio, in questo suo famoso discorso, riportato per intero sul Bollettino Ufficiale del Comando di Fiume d'Italia, definì per la prima volta Rismondo con l'appellativo "L'Assunto di Dalmazia".

Francesco Rismondo, nasce a Spalato in Dalmazia il 15 aprile 1885. Figlio di armatore gestisce per un certo periodo l'agenzia di navigazione Dalmazia e compie diversi viaggi in Italia. 
Organizza le società e i circoli italiani in Spalato con la segreta speranza che il territorio prima o poi ritorni all'Italia. I colpi che uccisero a Sarajevo l'Arciduca Francesco Ferdinando e la moglie Contessa Sofia Chotek, risuonarono anche in Dalmazia. La notizia giunta il giorno dopo (29/6), al pomeriggio, trovò Francesco sulla linea di partenza della gara regionale del Campionato di Dalmazia organizzata dal Veloce Club di Spalato di cui era Presidente e corridore. Stava iniziando per lui il cammino verso la gloria.
Nell'aprile del 1915 passa in Italia a Venezia, lasciando a Spalato la giovane moglie, e chiede insistentemente di essere arruolato. In giugno viene accettato nei Bersaglieri al VIII Btg ciclisti ma destinato al servizio di retrovia come interprete. Il mese dopo ottiene di andare in prima linea sul S. Michele. Qui con l'altro battaglione ciclisti, l'XI di Papà Ceccherini sono protagonisti di due giorni di scontri violenti con il 4° Rgt. ungherese Honved.
Dato per disperso da parte italiana, viene fatto prigioniero e probabilmente non riconosciuto. Le ferite lievi subite in combattimento si risolvono in pochi giorni e Franz come ora lo chiamano gli ungheresi viene adibito a lavori di sterro stradali.
Il 10 agosto quando un attacco Italiano si palesa nelle vicinanze Rismondo si mette alla testa della rivolta ma viene con altri compagni ucciso dalle guardie. Gabriele Dannunzio sulla scorta di testimonianze frammentarie lo diede per impiccato e nell' quinto anniversario della morte lo definì "L'Assunto di Dalmazia"
La medaglia d'oro concessa nel 1952 reca la stessa versione "Catturato e riconosciuto affrontava serenamente il patibolo confermando il suo sublime amore di Patria. Gorizia 10 agosto 1915".
Notizie storiche tratte dal sito: Biografie di Bersaglieri.

 

 5-7-2015