Italia (1919-1939)
GRANDE MEDAGLIA IN BRONZO DEDICATA DALLE CC.NN. DELL'A.O.I. AL GOVERNATORE DELLA SOMALIA ITALIANA CESARE DE VECCHI
Prezzo: Prezzo Euro 420,00 - cod. nr. 20693
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Cesare Maria De Vecchi, Conte di Val Cismon, Governatore della Somalia Italiana dal 21 maggio 1923 al maggio 1928
Il faro a forma di fascio littorio realizzato durante il governatorato di De Vecchi sulla punta del Capo Guardafui e ancor oggi funzionante.

Rarissima e bellissima medaglia in bronzo, non portativa, di grande formato, dedicata a Cesare Maria De Vecchi da parte delle CC.NN. dell'Africa Orientale Italiana.

Al dritto, in posizione centrale, una figura femminile seduta a rappresentare la Libia con nella mano sinistra un fascio littorio di tipo repubblicano, e in basso ai lati due teste di leone frontali.
Sul bordo inferiore l'indicazione della zecca "S.JOHNSON" a sinistra e quella dell' autore "G. FIORENTINO" in lettere a rilievo.
Al rovescio la scritta  "A S.E. IL CONTE CESARE MARIA DE VECCHI DI VAL CISMON" che corre lungo il bordo, con al centro tre alberi di palma con in basso un aratro. In esergo "LE CAMICIE NERE DELL'AFFRICA ORIENTALE ITALIANA XIIII NOVEMBRE MCMXXVI".
Da notare la parola AFFRICA scritta con due FF che costituisce una rara variante di questa medaglia. Altre particolarità sono la mancanza dell'anno dell'Era Fascista e il giorno "14" scritto in numeri romani "XIIII". La medaglia realizzata in bronzo ha un diametro di 55 mm e pesa circa 56 grammi.
Ha una visisbile patina che la fa sembrare più scura e che, volendo, può essere rimossa riportandola facilmente allo stato originale.


La data del 14 novembre 1926 fa riferimento alla fine della ribellione con la pacificazione della Somalia settentrionale avvenuta con la resa ufficiale del sultano Osman Mahmud a Mogadiscio.
Il 28 ottobre De Vecchi rivolse un appello ai concessionari di Genale, quasi tutti ex squadristi che avevano seguito De Vecchi nell'avventura africana, invitandoli a partecipare attivamente alla lotta contro i ribelli somali della zona: "Io vi ho dato i canali per irrigare i vostri bananeti e le sciambe (piccoli campi) indigene, ho fatto sorgere dal nulla, a centoventi chilometri da Mogadiscio, il comprensorio di Genale che rappresenta la vostra futura ricchezza. Ora datemi i vostri fucili. Non dimenticate di essere stati i soldati vittoriosi della Grande Guerra."
Gli squadristi intervennero con armi da fuoco e uccisero duecento somali prima che arrivassero le forze regolari a ristabilire l'ordine.


Cesare Maria De Vecchi, Conte di Val Cismon (Casale Monferrato, 14 novembre 1884 - Roma, 23 giugno 1959) è stato un generale, politico e diplomatico italiano. Laureato in giurisprudenza nel 1906 e in Lettere e Filosofia nel 1908, fu pubblicista e avvocato di successo a Torino.  Schierato sul fronte interventista, prese parte a tutta la prima guerra mondiale fin dal primo giorno essendo già sotto le armi come sottotenente, dove arrivò al grado di capitano di artiglieria.
Al suo ritorno dal fronte nel 1919 aderì al movimento fascista a Torino, di cui rappresentò la corrente monarchica e moderata. Presidente degli ex-combattenti torinesi, il 15 maggio 1921 venne eletto deputato alla Camera. Comandante delle squadre d'azione torinesi, fu uno dei quadrumviri della marcia su Roma.  Nel gennaio 1923 divenne membro del Gran consiglio del fascismo e fu comandante generale della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale dal 1º febbraio 1923, fino al 10 luglio 1925.
Dal 21 maggio 1923 al maggio 1928 fu governatore della Somalia Italiana, una carica che lo allontanò dalla scena politica nazionale. Giunto in Somalia Italiana, De Vecchi, trovò soltanto una parte del paese sotto il controllo del governo coloniale italiano, e provvide a portare sotto il controllo diretto anche i territori dei sultanati di Migiurtinia e di Obbia che erano fino ad allora protettorati.
Nel 1925 dal re ottenne il titolo di conte di Val Cismon (in ricordo del combattimento da lui sostenuto insieme con quattro suoi bombardieri al Ponte di Corlo nella Val Cismon nell'ottobre del 1918).
Nel 1925 fu nominato dal re senatore del Regno.  Dal giugno del 1929 fu il primo ambasciatore presso il Vaticano dopo i Patti Lateranensi, carica che mantenne fino al gennaio del 1935.   Nel 1936 si recò in visita a Rodi, per assistere ad alcune inaugurazioni, al suo ritornò avanzò a Mussolini la richiesta di assumere il governatorato dell'Egeo. Il Duce approvò la richiesta e De Vecchi divenne il 22 novembre "Governatore del Possedimento Italiano delle Isole dell'Egeo", fino al 27 novembre 1940.  Quale governatore del Dodecaneso De Vecchi  ebbe numerosi attriti con gli stati maggiori e anche con Badoglio, allora capo di stato maggiore generale, a causa degli scarsi rifornimenti che venivano mandati alle isole.
Nel dicembre del 1940 al suo rientro in Italia, De Vecchi non ebbe più alcun incarico ufficiale sino al luglio del 1943 e rimase solo membro del Gran Consiglio come lo era dalla sua fondazione.


Nel corso della seconda guerra mondiale fu promosso generale di brigata. Il 24 luglio del 1943, convocato per la seduta del "Gran Consiglio del Fascismo", votò in favore dell'ordine del giorno Grandi, che esautorava Benito Mussolini dal suo ruolo di capo del governo e comandante delle Forze Armate. Promosso generale di divisione, il 1º agosto il governo Badoglio gli assegnò il comando della 215ª divisione costiera in Toscana e De Vecchi pose il comando a Massa Marittima.  Per aver votato l'Ordine del Giorno Grandi il 25 luglio, dopo la liberazione di Benito Mussolini e la costituzione della RSI, De Vecchi fu condannato a morte in contumacia nel processo di Verona, ma fu nascosto dai salesiani in una chiesa di Torino.Ricercato alla fine della guerra dalle autorità italiane, De Vecchi rimase nascosto presso i salesiani che nel dicembre 1946 lo trasferirono a Roma. Procuratosi un passaporto paraguaiano, si trasferì nel giugno 1947 in Argentina. Ritornò in Italia solo nel giugno 1949, dopo che la Cassazione aveva cancellato senza rinvio la sentenza della corte d'appello di Roma II Sezione Speciale con la quale era stato condannato a 5 anni di reclusione, per aver promosso e diretto la marcia su Roma. Nel dicembre di quell'anno ebbe un attacco di emorragia cerebrale, che gli fece perdere la parola e lo paralizzò. Rimase così fino alla morte nel 1959
( Notizie storiche tratte dal sito "Weekipedia" ).


 
   

2-12-2018