Italia (1919-1939)
MEDAGLIA COMMEMORATIVA DELLA NAVE OSPEDALE "GRADISCA" IN A.O.I. E SPAGNA PUNZONATA "800" CON LA SUA SCATOLA ORIGINALE.
Prezzo: Euro 450,00 - cod. nr. 21477
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Rara e bellissima medaglia in argento e smalti, realizzata nel 1938 per commemorare le azioni di supporto ai nostri militari feriti, svolte dalla Regia Nave Ospedale "Gradisca" della Croce Rossa Italiana.
La medaglia, che misura 23 mm di diametro, presenta sul dritto l'immagine in rilievo dell'ancora coronata della Regia Marina con ai lati le parole "AFRICA" e "SPAGNA". Al centro dell'ancora una croce rossa smaltata. Dentro il primo giro della gomena intorno al braccio dell'ancora, sono visibili due punzoni: quello ovale del titolo dell'argento "800" e quello reso obbligatorio dal 1934 con la legge n. 305 per l'identificazione dell'argentiere, costituito da una losanga con all'interno il numero "25", al centro un fascio littorio e a destra la sigla "MI" che indica la provincia di appartenenza. In questo caso si tratta di un argentiere della provincia di Milano, più precisamente della Ditta Alberti & C. di Milano che aveva sede in Corso Vittorio Emanuele 17. 
Sul rovescio l'immagine della nave ospedale Gradisca in navigazione con le croci rosse sul fianco e sui fumaioli e in alto la scritta "N.O.GRADISCA". Sopra la nave un fascio littorio in rilievo.  Manca la firma dell'incisore. 
Queste medaglie venivano fornite senza nastro dentro una piccola scatola in similpelle e velluto blu oggi forse più rara della stessa medaglia.

Quando passò sotto il Lloyd Triestino, nel 1935, il piroscafo “Gradisca” era già una nave alquanto vecchia. Costruito nel 1913 a Linthouse in Olanda, aveva navigato per ventidue anni col nome di “Gelria” e i colori del Koninlijke Hollandske Lloyd di Amsterdam.  La guerra d’Etiopia comportava impegni navali senza precedenti ai quali il Lloyd Triestino era chiamato a concorrere con molte delle sue unità, alcune delle quali trasformate in navi ospedale.
Tra queste il “Gradisca” che, effettuati dapprima due viaggi come trasporto truppe, veniva poi impiegato in cinque missioni in Africa Orientale e due in Africa Settentrionale. Seguiva la guerra di Spagna col trasporto di feriti e malati da Malaga e da Barcellona a Napoli.
Pochi anni ed ecco arrivare il secondo conflitto mondiale con un coinvolgimento che non ha risparmiato neppure le navi ospedale. Lo scontro navale di Capo Matapan è una delle pagine più infauste e dolorose della nostra guerra sul mare. Mandata sul posto dove giungeva il 30 marzo 1941, la nave ospedale “Gradisca” incrociava in lungo e il largo su di un mare sparso di rottami e di chiazze di nafta ma deserto di uomini. Trovava le prime salme dopo quindici ore di ricerca e continuava così fino alla sera del 5 aprile quando riceveva l’ordine di rientrare a Taranto tornando con soli 160 naufraghi stremati fino al limite della resistenza umana. Si concludeva così una delle più impegnative missioni di salvataggio di tutta la guerra in Mediterraneo.
Il 25 maggio 1941 la nostra nave veniva raggiunta dall’ordine di recarsi in Grecia, al Pireo, dove giungeva due giorni dopo. La nave restava coinvolta in una forte esplosione avvenuta nel porto e doveva essere riparata così che poteva ripartire solo più di un mese dopo lasciando il porto con 161 feriti dirigendo in acque seminate di relitti a Salamina dove imbarcava altri 129 feriti, tedeschi. Dopo una breve sosta a Rodi, rientrava a Bari con 294 ammalati.
Nell’aprile del 1942 la nostra nave veniva destinata ad un impiego che non aveva precedenti nel corso
della guerra: lo scambio di prigionieri italiani, tedeschi e inglesi sotto l’egida del comitato internazionale della Croce Rossa tramite il governo svizzero d’intesa con quello turco, che metteva a disposizione il porto di Smirne. Una seconda missione aveva luogo nel marzo del 1943 e una terza nel successivo mese
di maggio. La “Gradisca” riportava in patria complessivamente 6380 invalidi e personale protetto insieme con le navi “Argentina” e “Città di Tunisi”.
Gli avvenimenti intanto precipitavano e si arrivava all’8 settembre 1943. All’alba del giorno 11 la “Gradisca”si trovava all’imboccatura del canale di Patrasso in attesa del pilota, che non si faceva vedere. Rimetteva pertanto la prua verso l’Italia ma era raggiunta da idrovolanti tedeschi che, usando le armi, obbligavano l’unità ad entrare a Prevesa dove veniva occupata militarmente mentre l’equipaggio veniva internato in Austria. Faceva alcuni viaggi toccando Gherogambo (Cefalogna), Prevesa, Patrasso, Corinto e Marsiglia.
Alla fine di febbraio del 1945 veniva fermata a Venezia e sottoposta a parziale smantellamento per ricupero di parti utilizzabili altrove. Con l’entrata degli alleati nella città lagunare a fine aprile, il “Gradisca” veniva restituito al Lloyd Triestino che lo rimetteva in grado di navigare trasferendolo a Trieste per essere trasformato in trasporto. Riprendeva il mare il 4 novembre in regime di requisizione per conto del Mediterranean Shipping Board. Nel gennaio del 1946 il “Gradisca” lasciava Porto Said con un contingente di militari e civili inglesi da portare a Malta. Verso le ore 21,35 la nave andava ad urtare in pieno la costa arenandosi ad un centinaio di metri dalla spiaggia. Le paratie interne cedevano e l’acqua invadeva anche i locali caldaie e macchina. Apparso impossibile il ricupero, il vecchio scafo veniva reso galleggiante nell’aprile del 1946 e rimorchiato a Venezia dove, avviato alla demolizione, giungeva per l’ultima volta.
( Notizie storiche tratte dall'articolo di Aldo Cherini )

 

   

2-4-2017