Italia (1919-1939)
BELLISSIMA CROCE UFFICIALE "PRO DALMATICA FIDE" 1928 CON NASTRO ORIGINALE
Prezzo: Euro 900,00 - cod. nr. 18534
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Questa splendida e rarissima croce in bronzo e bracci smaltati di rosso con al centro lo stemma della Dalmazia con le tre teste di leopardo coronate,  , è conosciuta tra i collezionisti con diversi nomi: croce dalmatica, croce dei volontari di dalmazia, croce dalmata di benemerenza, ecc.
Esiste in più versioni: con nastro azzurro come questa o con spilla posteriore, con bracci smaltati di blu o di rosso, con il leone di San Marco o la corona ducale sopra lo stemma.
Tutte queste versioni hanno creato non poca confusione in campo collezionistico per determinare la destinazione di ciascuna di esse che ancora oggi non sono chiarite.
L'unica certezza è che questo esemplare che porta sul fronte la scritta "PRO DALMATICA FIDE" e sul retro la scritta "CONVEGNO ADRIATICO DEI VOLONTARI DI GUERRA 24 MAGGIO 1928 A.VI"
è stato realizzato in occasione del Convegno che ha segnato la fine dell'associazione "Pro Dalmazia" e la sua incorporazione nel "Comitato d'Azione Dalmatica", ed è stata distribuita solo ai partecipanti. Tutto ciò la differenzia notevolmente da tutte le altre croci simili realizzate negli anni da altri Enti simili e la rende particolarmente rara e ricercata. La croce misura 34 mm ed è in condizioni eccezionali di conservazione salvo una piccolissima mancanza dello smalto nell'angolo inferiore del braccio destro.

Nata dalla "Dante Alighieri" e initimamente legata all'Associazione Nazionale Volontari di Guerra, la "Pro Dalmazia" venne legalmente costituita in Italia nel 1919 subito dopo la fine della guerra. Essa rivendicava l'italianità della Dalmazia e raccoglieva tra i suoi soci nomi come Armando Diaz, un principe d'Aragona, il principe Colonna di Cesarò ed Eugenio Cosleschi, stretto collaboratore di D’Annunzio a Fiume. Ovviamente sostenne e partecipò alla nascita del fascismo ottenendo negli anni venti dal Re i “sovrani ringraziamenti per l’opera svolta“. L’originaria impostazione irredentista e tardo risorgimentale della “Pro Dalmazia” si trasformò negli anni così che l'associazione non puntava solo, come pure dichiarava nel programma, alla “difesa dell’italianità in Dalmazia", ma intendeva imporre, in nome dell’antica romanità, una pretesa superiorità etnica.
Il 4 novembre 1928, la “Pro Dalmazia” venne assorbita nel “Comitato d’azione Dalmatica”, sorto “allo scopo di uniformare alle direttive del Regime e di rendere sempre più efficace ed omogenea l’azione per la difesa dell’italianità e dei diritti d’Italia nella Dalmazia“. Tra il 1929 e il 1930, mentre nelle città italiane compaiono striscioline di carta con la scritta dattilografata "Dalmazia o morte“, la nuova associazione, che ha sede a Milano, finisce sotto il totale controllo del regime, che affida a Eugenio Coselschi la direzione di un organo settimanale nazionale, “Volontà d’Italia”, di ispirazione imperialista e assorbe nel Comitato i militanti di tutte le associazioni consimili, sciolte dai prefetti per espressa volontà del duce. Il regime, avviandosi all’avventura coloniale, lavora ad una trasformazione profonda di ciò che resta della vecchia “Pro Dalmazia” e dei suoi Comitati, assorbendoli, come annuncia la “Stefani” nell’ottobre del 1933, nei “Comitati d’azione per la Universalità di Roma”.

 

 
   

9-8-2013