Italia (1919-1939)
ECCEZIONALE LOTTO COMPOSTO DA FOTO E DAI RARISSIMI TESSERA E FREGIO "FASCIO PRIMOGENITO" APPARTENUTI A LUIGI FREDDI
Prezzo: venduto - cod. nr. 14584
Lotto oggetti Luigi Freddi

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Luigi Freddi, volontario in Africa Orientale, viene medicato per una ferita alla gamba
Luigi Freddi vicino a Mussolini in visita ai terreni prescelti per la costruzione della futura Cinecittà
Freddi, durante l'inaugurazione di Cinecittà, fa gli onori di casa al Ministro del Lavoro tedesco Franz Seldte in visita agli Studi
Un altro fregio originale da Squadrista del Fascio Primogenito ritrovato tra i cimeli del Tenente Roberto Carrara del Gruppo Aviatori Fascisti "Emilio Pensuti" di Milano

Lotto di oggetti di eccezionale valore storico e collezionistico, per rarità ed importanza, appartenuto ad uno dei personaggi più in vista del Ventennio, Luigi Freddi, futurista, legionario fiumano, squadrista "primogenitito", sansepolcrista, giornalista, miliziano combattenete, gerarca fascista ed infine cineasta di primissimo livello nella storia del cinema moderno.
Il lotto comprende il rarissimo fregio originale in stoffa da "Squadrista del fascio Primogenito" che poteva essere esibito sul petto della sahariana nera solo dai Sansepolcristi di Milano, la tessera nominativa con fotografia rilasciata a Luigi Freddi dal Fascio Primogenito di Milano in occasione dell'Adunata Squadrista di Roma del 1939 e tre fotografie che lo ritraggono ferito in Africa Orientale, con il Duce durante la posa della prima pietra di Cinecittà e insieme al Ministro del Lavoro tedesco Franz Seldte in visita agli stabilimenti cinematografici romani.

Luigi Freddi era nato a Milano nel 1895, autodidatta, aderì al movimento futurista di Filippo Tommaso Marinetti e, da interventista, partecipò come volontario alla prima guerra mondiale. Il 23 marzo 1919 fu tra i cento che parteciparono all'adunata di Piazza San Sepolcro dove furono fondati i Fasci di Combattimento, seguì D'Annunzio nell'Impresa di Fiume e Mussolini nella Marcia su Roma. Con l'avvento del Fascismo divenne capo dell'Ufficio Stampa del Partito Nazionale Fascista e, nel gennaio del 1927, assunse l'incarico di Vice Segretario dei Fasci Italiani all'Estero.
Questo incarico lo porta a viaggiare moltissimo. In Brasile dirige "Il Piccolo", giornale in lingua italiana, e comincia da interessarsi di cinema che diventa il suo hobby preferito nei momenti liberi.  Tornato in Italia continua a scrivere per il "Popolo d'Italia", il quotidiano di Mussolini del quale era stato redattore nel 1921. Inviato speciale del giornale, dopo la rivoluzione cubana approda ad Hollywood e qui rimane incantato dall'organizzazione industriale del cinema americano. A New York, in casa di Otto Kahn, presidente del Metropolitan, conosce David W. Griffith e rimane affascinato dalla personalità del regista di "Intolerance". Dalla visita ad Hollywood e dai colloqui con Griffith, si convince che una cinematografia di successo ha bisogno di un punto centralizzato dove si concentrin o le forze vitali della creazione e produzione.
La prima idea di Cinecittà nasce in quell'occasione. Tornato in Italia, Freddi ne parla con Giuseppe Bottai che cercava di risollevare le sorti del cinema italiano, entrato in una grave crisi dopo che, nel dopoguerra, era rimasto senza finanziamenti per il fallimento della banca che li assicurava. Bottai lo incoraggia a studiare a fondo la situazione alla luce delle sue esperienze e lo invita ad andare ad Hollywood, dove rimarrà per due mesi. Al suo ritorno Freddi fu ricevuto da Mussolini che gli chiese di stendere una relazione. Negli USA, Freddi aveva raccolto numerosi appunti e note sul cinema americano che contava di utilizzare per una serie di articoli sul "Popolo d'Italia". Freddi li utilizzo per predisporre ilo rapporto che gli era stato richiesto da Mussolini.
Passò un pò di tempo, poi , una sera al Teatro Quirino, durante l'intervallo dello spettacolo, Freddi fu invitato da Galeazzo Ciano a recarsi nel palco del Duce. Qui Mussolini lo trattenne per alcuni minuti per poi chiedergli a bruciapelo. "E il cinema?". Freddi rispose che aveva inviato una relazione e il Duce di rimando esclamò "Ne riparleremo".
Ciano, accomiatandosi da Freddi, gli disse "ma allora non hai capito. Il Duce vuole da te un progetto sulla riorganizzazione del cinema italiano" Freddi si mise al lavoro su quel progetto ipotizzando la creazione di una città del cinema, di tutto il cinema italiano.
Il progetto piacque a Mussolini che il 21 settembre 1934 nominò Luigi Freddi Direttore Generale per la Cinematografia. Passò un anno e la notte del 26 settembre 1935 gli stabilimenti romani della Cines, a Porta San Giovanni, andarono a fuoco. La Cines era il principale complesso italiano di teatri di posa e quell'incendio metteva definitivamente in ginocchio il cinema italiano. Freddi, ricordandosi delle sue esperienze americane, si rese conto che bisognava costruire al più presto una nuova città del cinema. Il 26 gennaio 1936, in piena guerra d'Etiopia, si svolse la cerimonia della posa della prima pietra in un area assolutamente libera e disabitata: 600.000 mq sulla via Tuscolana. Accanto a Cinecittà era prevista anche la costruzione dei nuovi stabilimenti dell'Istituto Luce e del Centro Sperimentale di Cinematografia. L'architetto Gino Peressutti si mise al lavoro elaborando il piano che avrebbe dato vita a "Cinecittà", dopo aver visitato gli studi cinematografici di Berlino, Londra, parigi, Nizza e studiato le planimetrie di Hollywood.
In soli 475 giorni furono costruiti 16 teatri di posa e il 28 aprile del 1937, il Duce venne ad inaugurare gli stabilimenti di Via Tuscolana, gloria e vanto del regime. Il primo film girato a Cinecittà fu "Luciano Serra pilota" di Goffredo Alessandrini. Nel 1939 i teatri di via Tuscolana passarono allo Stato. Prsidente fu nominato il senatore Giovanni Tofani ma, l'anno dopo, il numero uno di Cinecittà divenne Luigi Freddi, investito della conduzione dell'azienda da Mussolini in persona che vedeva in lui il lucido organizzatore della politica culturale del fascismo nel settore cinema.
Freddi era fautore di una linea "statalista" che presto si scontrò con quella "privatista" degli industriali del cinema che puntavano ad una produzione di quantità e non di qualità. Quando si accorse che Mussolini non avrebbe potuto che schierarsi dalla parte degli industriali, dette le dimissioni e al suo posto venne nominato Eitel Monaco. 
Nel 1932 Freddi fu il principale collaboratore di Dino Alfieri , direttore e ideatore della Mostra della Rivoluzione Fascista che si tenne a Roma in occasione del decennale della Rivoluzione e che fu inaugurata da Mussolini il 28 ottobre 1932. La mostra illustrava l'evolversi storico dell'Italia dal 1914 fino alla Marcia su Roma. Fin dagli esordi la mostra fu concepita non come una rappresentazione oggettiva dei fatti, basata unicamente dall'esposizione di documenti storici, ma come un'opera di propaganda che doveva influenzare e coinvolgere gli spettatori emotivamente. Per questo motivo accanto agli storici furono chiamati a collaborare esponenti di varie correnti artistiche dell'epoca tra cui Mario Sironi, Enrico Prampolini, Gerardo Dottori, Adalberto Libera e Giuseppe Terragni.
La mostra si chiuse il 21 aprile 1933 con oltre quattro milioni di visitatori. Freddi, insieme ad Alfieri, fu l'autore di un volume fotografico che illustrava le incredibili scenografie messe in atto per celebrare la storia e i fasti dei primi dieci anni di Fascismo. Luigi Freddi è morto a Sabaudia nel 1977.
( Notizie storiche e biografiche tratte dal volume "Una poltrona per due. Cinecittà tra pubblico e privato" di Franco Montini ed Enzo Natta ).

 

8-10-2009