Italia (1919-1939)
BELLISSIMA SPILLA "INDEFICIENTER" RICORDO DELLA SPEDIZIONE DI FIUME 1919 CON NASTRO ORIGINALE
Prezzo: venduto - cod. nr. 14457
Due cartoline stampate a Fiume nel 1922

Rara spilla originale a Ricordo della Spedizione di Fiume, indossata da molti dei legionari fiumani in onore della città che li ospitava. La spilla veniva generalmente infilata sul nastro della Medaglia Commemorativa, istituita da Gabriele d'Annunzio subito dopo l'occupazione di Fiume il 12.9.1919, oppure direttamente sulla divisa. La sua forma ne consentiva l'uso anche sugli abiti femminili. La spilla raffigura un aquila ad ali spiegate appoggiata sopra un cartiglio con la scritta "INDEFICIENTER" ( senza fine ) , cioè l'emblema della città di fiume concesso da Leopoldo I nel 1659 nel quale l'aquila sovrastava un'urna che versa acqua perenne. Secondo la leggenda l’acqua di Fiume serviva a guarire tutti i mali. “L’Urna inesausta” del vecchio stemma fu ripresa da d’Annunzio come simbolo della città occupata dai legionari e impressa sui francobolli della “Reggenza del Carnaro”. Sullo spillo è infilato un pezzo di nastro d'epoca con i colori di Fiume. "Indeficienter" fu uno dei motti più usati da d'Annunziuo durante l'occupazione di Fiume.
 
Fiume era una delle più floride città dell'impero austro - ungarico e quando questo si decompose alla fine della Grande Guerra e la città venne occupata dalle truppe iugoslave, gli irredentisti insorsero, accampando il fatto che Fiume era un centro etnicamente italiano. Il 12 settembre 1919 D'Annunzio era a Ronchi con un seguito di poche centinaia di uomini; ma ad essi si unirono i legionari di Venturi e buona parte dei Granatieri di Sardegna, che avevano da pochi giorni smobilitato da Fiume. A loro si aggiunsero gli Arditi del generale Zoppi e una compagnia di fanteria. Alle porte della città contesa gli uomini al seguito di D'Annunzio erano oltre duemila, tra granatieri, arditi e fanti.
Il generale Pittaluga, successore del generale Grazioli, avrebbe dovuto obbedire agli ordini del suo superiore Badoglio e fermare con le armi questo esercito privato, formato da disertori e comandato da un uomo che si poneva in rotta col governo. Ma al gesto teatrale di D'Annunzio, che aprì il pastrano mostrando la medaglia d'oro e proclamando "Lei non ha che a far tirare su di me, Generale!", Pittaluga rispose abbracciando il poeta ed entrando con lui in Fiume.
Dopo un anno Giolitti, tornato al potere, concluse con gli alleati il Trattato di Rapallo che lasciava Fiume indipendente. D'Annunzio restava fermo nell'accettare solo ed unicamente l'annessione all'Italia del territorio di Fiume. L'ultimo atto politico rilevante del poeta fu la costituzione della Reggenza, a significare che il potere veniva comunque esercitato in nome del Re d'Italia. Il giorno di Natale del 1920 le truppe regolari entrarono in Fiume, dopo che una cannonata, sparata da una corazzata, aveva colpito la stessa residenza del Comandante. Dopo il “Natale di Sangue” i legionari, che avevano perso una cinquantina di uomini, abbandonarono Fiume indisturbati; D'Annunzio si trattenne ancora per poche settimane e poi se ne andò, indisturbato anche lui.

 
 
   

2-6-2009