Italia (1872-1913)
RARA MEDAGLIA IN ARGENTO "ALLE ARMI ITALIANE" COMMEMORATIVA DELLA GUERRA DI LIBIA 1911-1912
Prezzo: Euro 350,00 - cod. nr. 25163
La sigla "SJ" del fabbricante Stefano Johnson di Milano sul dritto
La firma per esteso di Stefano Johnson sul retro (notare la mancanza dell'N finale che si trova nelle medaglie d'argento)
Veramente rara Medaglia Commemorativa della Guerra Italo-Turca in argento "Alle Armi Italiane", realizzata nel 1912 dalla zecca di Stefano Johnson di Milano, su progetto dell'incisore Filippo Speranza.

Sul dritto, al centro, una figura allegorica dell'Italia turrita, in piedi, regge un ramo di alloro e un ramo di palma. Sulla sinistra sono raffigurati due militari italiani in tenuta coloniale. A destra il paesaggio libico. A sinistra. sul bordo, òa sigla "SJ" ad indicare l'officina di Stefano Johnson. In basso la data "1911-1912".
Sul retro, al centro, un albero di palma su una grande stella raggiante con ai lati, su quattro linee, la frase "ALLE ARMI ITALIANE CHE SUL SUOLO DI LIBIA RINNOVANO LE GLORIE DI ROMA". La medaglia misura 28x32 mm e pesa 10,45 grammi. Di questa rara medaglia sono state realizzate anche le versioni in bronzo (9 grammi) e in oro 759 (13,47 grammi).


Filippo Speranza nasce a San Martino al Cimino, borgata del Viterbese, nel 1839. A Roma impara l'arte dell'incisione da Paolo Mercuri.
Ancora sotto il governo pontificio riesce ad entrare nello studio di incisione della zecca pontificia. Lavora con Speranza, Zaccagnini, Bianchi, Voigt, Moscetti e altri.
Già nel 1867 disegna e incide la medaglia conferita da Pio IX ai benemeriti per l'epidemia di colera del 1866 e l'inconsueto pezzo da 2 lire e 1/2. Sono solo i primi passi che lo portano alla posizione di incisore-capo della zecca romana; ufficio che mantiene fino alla sua morte.
Infatti, anche quando la zecca di Roma diventa la zecca unica del Regno d'Italia assorbendo il lavoro di altre zecche, Filippo Speranza rimane l'unico incisore ad apporre il suo nome sulle monete di Re Umberto I e Vittorio Emanuele III.
Nel 1878 ha già pronto una prova di scudo che sostituirebbe il modello del Ferraris. Tuttavia la morte di Vittoriuo Emanuele II manda a monte il progetto che viene in parte riutilizzato per una medaglia commemorativa del primo Re d'Italia.
Muore il 7 dicembre 1903 a soli 64 anni di età.


La guerra italo-turca (nota anche come guerra di Libia o campagna di Libia), si riferisce ai combattimenti tra le forze dell'Italia e dell'Impero ottomano tra il 28 settembre 1911 e il 18 ottobre 1912, per la conquista della Tripolitania e la Cirenaica.
Le ambizioni colonialiste dell'Italia spinsero il Paese ad impadronirsi delle province ottomane di Tripolitania e Cirenaica, che assieme al Fezzan sono oggi note con il nome di Libia, nonché dell'isola di Rodi e dell'arcipelago del Dodecaneso, situato nei pressi dell'Anatolia.
Nel corso di questa guerra, l'Impero ottomano si trovò gravemente svantaggiato poiché poteva rifornire il suo piccolo contingente presente in Libia solo attraverso il Mediterraneo. La flotta turca non era certo in grado di competere con la Regia Marina Italiana, e Istanbul non fu pertanto in grado di inviare rinforzi alle province africane.
Sebbene di minore entità, la guerra costituì un passo cruciale verso la Prima guerra mondiale, poiché contribuì al risveglio dei nazionalismi negli stati balcanici: vedendo la facilità con cui gli Italiani avevano sconfitto i disorganizzati Turchi ottomani, i membri della Lega balcanica attaccarono l'Impero ottomano prima che la guerra con l'Italia fosse finita.
La guerra italo-turca fu teatro di numerosi progressi tecnologici usati durante le operazioni militari, in particolare l'aeroplano. Il 23 ottobre 1911, un pilota italiano (capitano Carlo Maria Piazza) sorvolò le linee turche in missione di ricognizione, e il 1° novembre la prima bomba (grande come un'arancia) lanciata a mano dall'aria da Giulio Gavotti cadde sulle truppe turche in Libia.
Importante fu anche l'uso della radio con l'allestimento del primo servizio regolare di radiotelegrafia campale militare su larga scala organizzato dall'arma del Genio sotto la guida del comandante della compagnia R.T. Luigi Sacco e con la collaborazione dello stesso Guglielmo Marconi.

(Notizie storiche tratte da Wikipedia e notizie tecniche dal sito Numismatica-Italiana ).

 

18-1-20219