Italia (1919-1939)
ECCEZIONALE PORTAPILLOLE IN ARGENTO CON LA FIRMA DI GABRIELE D'ANNUNZIO INCISA ALL'INTERNO E REALIZZATA DA "MASTRO PARAGON COPPELLA" ORAFO DEL VITTORIALE
Prezzo: Euro 6000,00 4500 - cod. nr. 22321
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Gabriele D'Annunzio ritratto durante l'Impresa di Fiume, quando lanciò il motto "Ardisco non Ordisco"

Di questo eccezionale portapillole
(o tabacchiera) si conoscono con certezza solo pochi esemplari: uno è conservato presso il Museo del Vittoriale in un'apposita teca e gi altri sono saldamente nelle mani di prestigiosi collezionisti italiani e stranieri.
"Io ho quel che ho donato" è il motto inciso sul frontone all'ingresso del Vittoriale edè forse il più celebre dei motti dannunziani. Alla affermazione apparentemente paradossale, usata dal Poeta fino agli ultimi anni della sua vita, è legata l'idea della generosità e della munificenza cui D'annunzio si ispirò soprattutto negli anni trascorsi al Vittoriale. 

Questo straordinario oggetto è uno dei doni in argento, arricchito con la sua firma incisa sul retro del coperchio, che D'Annunzio destinò ad alcuni personaggi importanti dell'epoca legati alle vicende dell'Impresa di Fiume.  
L'incisione, infatti, rappresenta il motto di battaglia degli Arditi fiumani "ARDISCO NON ORDISCO" lanciato da Gabriele D'Annunzio nel corso di un discorso tenuto all'Augusteo di Roma il 4 maggio 1919 contro le condizioni di pace fissate dal presidente americano Wilson che voleva negare Fiume all'Italia.
D'Annunzio ebbe sempre molto caro questo emblema tanto che, dopo la guerra, lo fece stampare sulla sua carta da lettere personale e incidere su piccoli talismani da donare agli amici.  E' probabile che questa tabacchiera sia stata la prima di questo genere ideata da D'Annunzio alla quale seguirono nel tempo le altre con motti diversi. Lo confermano anche le sue caratteristiche costruttive un pò meno "raffinate" di quelle che si riscontrano nei modelli successivi, quando questo dono divenne abituale. Un oggetto simile fu donato ufficialmente da D'Annunzio al Ministro degli Esteri Galeazzo Ciano.
Ci troviamo, quindi, di fronte ad un'opera di eccezionale valore storico collezionistico soprattutto per chi si interessa di cose dannunziane o di oggetti legati alla nostra storia militare.


La sua realizzazione in pochissimi esemplari fu opera del gioielliere milanese Mario Buccellati, definito da D'Annunzio "Principe degli Orafi" alias "Mastro Paragon Coppella", o "Grande artista e fratello" . In questo caso possiamo, infatti, leggere sul davanti della tabacchiera l'incisione "MASTRO PARAGON COPPELLA" sul coperchio e "ORAFO DEL VITTORIALE" sulla base.
La tabacchiera (o portapillole), che misura 72 x 50 mm e pesa 66 grammi, è ovviamente accompagnata dal nostro Certficato di Autenticità, valevole senza limitazioni di tempo anche nei confronti di terzi futuri acquirenti. 

L’incontro tra Gabriele d’Annunzio e Mario Buccellati – avvenuto nell’agosto del 1922 – ebbe l’immediatezza e l’intensità di un colpo di fulmine. Il Poeta acquistò subito, a prima vista, diversi oggetti, e da allora prese l’avvio un gioco continuo di tentazioni e seduzioni.
In primo luogo, vennero richiesti gioielli per le numerose donne che aveva intorno, celebri o sconosciute, da Ida Rubinstein a Eleonora Duse, suggerendo dediche da incidere e spesso scegliendo i colori delle pietre da utilizzare.
Mario Buccellati, assecondando le richieste, creava gioielli d’oro e d’argento tempestati di gemme, collane, spille, bracciali dalla lavorazione raffinata, che suscitavano immancabilmente l’entusiasmo e l’ammirazione del committente.
Quanto ai colori delle pietre, d’Annunzio prediligeva l’accostamento del rosso e del blu, i colori araldici dello stemma di principe di Montenevoso che gli era stato assegnato per speciali meriti patriottici e poetici. Non va dimenticata l’ampia collezione degli oggetti che il poeta teneva per sé, quelli destinati a incarnare il suo gusto raffinato nelle stanze lussuose del Vittoriale, come il celebre calamaio con una tartarughina in pietra dura.
Mario Buccellati seppe comprendere e soddisfare totalmente i gusti e i desideri dell’amico e in più di un’occasione il Poeta trovò modo di esternare la propria riconoscenza e ammirazione nei confronti dell’orafo. Il sodalizio tra i due continuò così nel corso degli anni, con reciproca stima e soddisfazione, nei toni ormai pieni di una singolare amicizia.

 
   

28-1-2016