Italia (1919-1939)
RARISSIMA MEDAGLIA COMMEMORATIVA DELLA PRIMA OPERAZIONE AVIOTRASPORTATA DEI GRANATIERI DI SARDEGNA IN ALBANIA 1939
Prezzo: venduto - cod. nr. 24375
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Operazione O.M.T. (Oltre Mare Tirana), 7-10 aprile 1939

(Tratta dal volume di Massimo Borgogni "Tra continuità e incertezza. Italia e Albania 1914-1939)

Stemma del Regno albanese dal 1939 al 1943
Questa bellissima e rarissima medaglia è stata reperita tra i cimeli di un Moschettiere del Duce, richiamato in servizio come ufficiale dei Granatieri di Sardegna ed inviato in Albania nel 1939 con il Reggimento Granatieri di Formazione nell'unica operazione del Regio Esercito che ha visto l'impiego degli aerei da trasporto truppe per il trasferimento di una nostra unità in zona operazioni. Insieme alla medaglia è stato ritrovato anche un nastrino della Campagna d'Albania con applicata un'aquiletta, la stessa che si ritrova sul rovescio della medaglia, e che, seppur fuori ordinanza, veniva indossato con orgoglio da chi aveva partecipato all'impresa.
La medaglia realizzata in bronzo argentato e smalti policromi, misura 32 mm di diametro e sul dritto raffigura alcuni granatieri appena scesi da un aereo, intenti a preparare il loro equipaggiamento. Sullo sfondo si vedono altri aerei da trasporto in procinto di atterrare. Sul bordo superiore si legge la frase "OCCUPAZIONE DELL'ALBANIA
8-4-1939"
con poco sotto l'indicazione dell'anno "A-XVII".
Sul bordo inferiore sono raffigurate con smalti bianchi e rossi, due mostrine dei Granatieri di Sardegna.
Sul rovescio, al centro, la bombarda fiammeggiante simbolo dei Granatieri di Sardegna, sovrapposta al motto "A ME LE GUARDIE PER L'ONORE DI CASA SAVOIA". Appena sotto è rafigurato il brevetto da pilota della Regia Aeronautica a rappresentare, evidentemente, la collaborazione tra Esercito e Aeronautica messa in atto per questa eccezionale operazione. Sul bordo inferiore la parola "ALBANIA". E' in ottime condizioni di conservazione, fatta salva una piccolissima sbeccatura dello smalto rosso della mostrina di sinistra.

Di questo interessante fatto d'armi delle nostre Forze Armate poco si trova sui libri tanto da essere praticamente sconosciuto anche agli appassionati di questo periodo storico. Proprio questa rara medaglia commemorativa ci permette di ricordarlo e ricostruirlo con fatica anche grazie ai ricordi del moschettiere tramandati in famiglia.


Un primo cenno lo si trova nei "Diari di Ciano" quando, dopo aver descritto gli accadimenti e le incertezze dei giorni precedenti, il giorno 8 aprile 1939 scrive testualmente: "D'Aieta (Capo della segreteria) telefona alle 8 di mattina che Jacomoni (Capo della Legazione italiana a Tirana) da atterrabile il campo di Tirana. Decido di partire subito e ne informo il Duce che approva. Arrivo a Tirana alle 10.30 dopo aver sorvolato la colonna autocarrata che marcia sulla capitale albanese, I primi elementi sono ormai fuori alle porte della città. Sul campo trovo Valle, Guzzoni, Jacomoni e molti reparti di pontieri autotrasportati." Evidentemente Ciano ha confuso i reparti di granatieri aviotrasportati, del Reggimento di Formazione, giunti a Tirana poco prima di lui, con i pontieri che erano rappresentati da un'unica compagnia che faceva parte del 2° scaglione.


Del 1° scaglione del Corpo di Spedizione faceva invece parte un Reggimento di Formazione dei Granatieri di Sardegna, al comando del Colonnello Alberto Mannerini, costituito con elementi del 1°,del 2° e del 3° Reggimento. Esso venne trasportato in volo in terra albanese per l'occupazione della capitale Tirana: e fu questo il primo esperimento di trasporto aereo colletivo effettuato dal Regio Esercito.


Compito dei granatieri era quello di difendere la legazione italiana dagli assalti dei banditi armati che infestavano la città dopo essere stati liberati dal carcere da Re Zog, prima della sua fuga e quello di occupare il palazzo reale e la sede del governo albanese.
In realtà il palazzo reale era già stato raggiunto da un reparto corazzato guidato da Ettore Muti. A questo proposito scrive sempre Ciano nel suo diario del giorno 2 aprile: "Muti è arrivato a Roma e mi preparo a spedirlo a Tirana, con una piccola squadra di uomini a sua immagine e somiglianza, per creare gli incidenti di giovedì sera, se il Re, nel frattempo, non avrà fatto la cortesia di capitolare. Gli ho dato libertà di azione, con l'ordine preciso di rispettare la regina e il bambino, se sarà già nato. Suscitare il terrore durante la notte: all'alba buttarsi nei boschi nell'attesa dell'arrivo delle nostre truppe, cercando possibilmente di impedire a Zog la ritirata verso il Mati, ove potrebbe tentare una piccola resistenza."


In realtà questo piano non fu necessario perchè Muti sbarcato a Durazzo il 7 aprile, appena sceso a terra, si diresse su di un mezzo corazzato verso la reggia di Tirana che, fra lo sbalordimento della Guardia Reale albanese (che cedette le armi senza sparare un colpo), occupò issando la bandiera italiana al posto di quella albanese, bandiera che poi donò alla Federazione Fascista di Ravenna. Per questa operazione venne decorato con l'ennesima medaglia d'argento al valore.

 La sera del 10 aprile gran parte del territorio albanese si trovava sotto il controllo italiano, comprese le città di Scutari, Fieri, Delvino e Argirocastro; mentre Coritze e Kukes vennero occupate con altre azioni di aviosbarco dei Granatieri di Sardegna. L'operazione "Oltre Mare Tirana" era dunque conclusa e l'ordine mussoliniano regnava ormai nel paese; il prezzo pagato dall'Italia in vite umane era stato irrisorio: 12 caduti e 81 feriti, in massima parte marinai.
Quando, nell'autunno del 1939, la Divisione Granatieri  (21° Divisione) tornò alla formazione di due soli reggimenti di fanteria, il 3° Reggimento, distaccato da essa, fu inviato in Albania a sostituire il Reggimento di Formazione che era stato aviotrasportato da Viterbo l'8 aprile e che rimpatriò. Allora assunse la denominazione “3° Reggimento Granatieri di Sardegna – Granatieri d’Albania” che non piacque a molti granatieri legati a quella tradizionale. Fu un appellativo retorico, ma quasi profetico. Infatti, fu in Albania che dopo alcuni mesi il Reggimento raggiunse, combattendo aspramente con valore, le più alte vette della gloria e dell’onore militare con immensi sacrifici, umani e fisici.

14-2-2020