Italia (1919-1945)
ECCEZIONALE BIGLIETTO CON FOTO DI UN SACERDOTE SCOUT E PARTIGIANO DELLA PROVINCIA DI LECCO DA LUI INVIATO NEL 1944  
Prezzo: Euro 240,00 - cod. nr. 15625
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Don Martino Alfieri (Gran Capo Aquila nera)

Terza pagina

Questa busta costituisce un eccezionale documento storico legato ad un sacerdote milanese ricordato con una lapide per il suo impegno nella Resistenza lecchese dopo l'8 settembre 1943.


Già l'indirizzo vergato a mano "Al Nobile Cavaliere Piuma d'Aquila Segretario Privato di S.A. il Gran Capo Aquila Nera" rappresenta un curiosità che verrà svelata solo leggendo il biglietto all'interno con la foto del sacerdote. Questo strano messaggio non ha niente a che fare con il western americano ma fa riferimento al mondo degli scout cattolici clandestini dei quali Don Martino Alfieri, ritratto nella foto il 19 maggio 1944, era il Gran Capo Aquila Nera.


Il 9 aprile 1928, con un decreto firmato da Mussolini e dal Re, il regime fascista dichiara soppresso lo scautismo. Alcuni scout di Milano e Monza sono però decisi a continuare le attività, tenendo fede alla Promessa e alla Legge Scout: legge di lealtà, di libertà,di fraternità. "Noi continueremo a fare del nostro meglio per crescere uomini onesti e cittadini preparati e responsabili”.
E' l’inizio dello scautismo clandestino, una lunga storia di passione e fedeltà all’ideale, un’esperienza di resistenza che ancora oggi continua a destare fascino e ammirazione.


Si facevano chiamare Aquile Randagie i ragazzi del gruppo di scout di Milano, Monza e Parma che svolgeva attività giovanili clandestine durante il periodo del fascismo.
Per proteggersi dalla repressione fascista, le aquile randagie si coprono con degli pseudonimi e sfruttano tutte le tecniche apprese nello scautismo per comunicare senza essere capiti, posizionando i propri avvisi scritti con l'ausilio di vari codici (dal codice morse al linguaggio del bosco). 
Ecco quindi svelato il segreto dei pseudonimi utilizzati in questo biglietto nel maggio/giugno 1944.
In quel periodo Don Martino Alfieri era nascosto nel Collegio San Carlo a Milano sotto falso nome e qui era venuto in contatto con Don Andrea Ghetti, uno dei capi delle Aquile Randagie con lo pseudonimo di "Baden".


Biglietto e busta portano in rosso il Monogramma di Cristo (Chrismon). Secondo gli storici cristiani del IV secolo, l'Imperatore romano Costantino pose il monogramma di Cristo sul labaro, lo stendardo militare imperiale, che doveva precedere l'esercito in battaglia. Ben si adatta la scelta di questo simbolo per gli scout cattolici in quel periodo storico..


Sulla seconda pagina è visibile un bellissimo dipinto a mano con il motto "SACERDOS-ALTER-CHRISTUS" (Il sacerdote è un altro Cristo). La sua raffinatezza come tutto il biglietto nel suo insieme, ci fa supporre che sia stato il frutto di qualche abilissimo alunno di Don Martino quando si trovava ospite del Collegio San Carlo a Milano. Appena sotto il dipinto la data "4 giugno 1944" cioè quella della Liberazione di Roma.


Nato a Bollate (Mi) il 6-10-1912, Don Martino Alfieri, coadiutore ad Acquate di Lecco, subito dopo l’8 settembre ’43 riesce a nascondere tutto l’equipaggiamento del V Reggimento Alpini nei sotterranei del Santuario della Vittoria in Lecco, aiutato da don Aldo Cattaneo e da don Luigi Brusa. Fa trasportare tutto questo materiale ai Piani d’Erna, ove si erano raccolti molti giovani di Lecco e dintorni che non volevano aderire alla Repubblica di Salò. Ad essi si unirono alcuni prigionieri alleati che avevano, in un primo tempo, trovato rifugio presso il parroco di Morterone, don Piero Arrigoni.
Si costituisce così il primo campo partigiano della zona, che in un secondo tempo verrà aggregato ai gruppi dei Piani Resinelli.


Don Martino aiuta personalmente, con genialità inventiva e con grave suo
rischio, questi partigiani a rifugiarsi in Svizzera, accompagnandoli fin oltre
il confine. In questa opera di carità cristiana è aiutato dai Padri Guanelliani di Chiavenna. Continua la sua opera di assistenza materiale e religiosa ai gruppi partigiani intorno a Lecco, fino a quando, la prima domenica del luglio ’44 viene, da un giovane del suo oratorio, avvisato di un immediato pericolo di arresto. Fugge da Acquate in bicicletta e si rifugia dal parroco della sua parrocchia di origine a Bollate.


Il cardinale Schuster lo riceve in udienza e lo destina a Cesano Boscone e poi al Collegio San Carlo a Milano. Monsignor Gianazza, rettore del Collegio, lo ribattezza «don Luigi» e con tale nome esercita il suo ministero di vicerettore e di professore di religione in liceo. Al Collegio San Carlo incontra don Aurelio Giussani e don Andrea Ghetti (Baden) e con loro organizza una rete capillare per la diffusione di stampa clandestina e in modo particolare del giornale «il Ribelle».
La profonda esigenza di cristiana carità che aveva portato don Martino ad assistere i gruppi partigiani, subito dopo la liberazione lo porta ad organizzare, negli stessi locali del Collegio San Carlo, la possibilità di
accogliere fascisti perseguitati e braccati.
Dopo la liberazione torna ad Acquate, e il suo ritorno è una festa. Il Comune di Lecco gli conferirà una medaglia d’argento per civica riconoscenza. Il presidente Pertini lo nominerà Cavaliere della Repubblica, ma il diploma più caro a don Martino è quello del Corpo Volontari Libertà, Raggruppamento Divisione Garibaldi, in cui è certificata la sua opera di carità sacerdotale. E' morto a Varese il 25-6-1996.

La busta che contiene il biglietto con l'indirizzo vergato a mano da Don Martino Alfieri

 

   
   

18-7-2020