Italia (1940-1945)
CARTOLINA PARACADUTISTI "184° REGGIMENTO NEMBO" SPEDITA NEL 1943
Prezzo: Euro 120,00 - cod. nr. 22381
In order to translate from Italian, please, choose your preferred language from the Google Translator Menu at the bottom.
Il Maggiore Mario Rizzatti che abbandonò la Divisione Nembo con il XII Battaglione per combattere a fianco dei tedeschi
Il Tenente Colonnello Alberto Bechi Luserna, ucciso a Macomer nel tentativo di trattenere Rizzatti e i suoi uomini dall'abbandonare la Divisione

La cartolina, disegnata da Vittor Pisani, riproduce un paracadutista italiano appena atterrato al suolo in primo piano con sullo sfondo un altro para già in azione. Nel cielo numerosi paracadute in discesa.
E' sicuramente la cartolina forse più famosa tra quelle dedicate ai paracadutisti della seconda guerra mondiale.


Quello che però la rende estremamente interessante sono i timbri sul retro. Quello dell'Ufficiale Istruttre del 184° Reggimento Fanteria "Nembo", il Tenente Roberto Cestelli, che ha spedito la cartolina a Roma il 4.2.43, con la Posta Militare 146. Sulla destra il timbro ovale postale del Comando del Reggimento e quello rotondo della Posta Militare. Alla data del 4 febbraio 1943 il 184° Reggimento "Nembo" si trovava a Firenze. 


L'olocausto della Divisione "Folgore" nelle sabbie di El Alamein coincise in Italia con la costituzione di una sconda Grande Unità di fanteria aerea che assunse la denominazione ufficiale di 184° Divisione fanteria paracadutisti "Nembo".
La nuova formazione , formata il 1° novembre 1942 a Firenze e affidata al comando del generale Ercole Ronco, si strutturava su tre reggimenti di fanti paracadutisti (183°, 184° e 185°) e su un reggimento di artiglieria da accompagnamento, per un totale di 7000 uomini.


A fine maggio la divisione Nembo ricevette l'ordine di trasferirsi in Sardegna sulla quale incombeva la minaccia di uno sbarco delle truppe angloamericane. Il 1° giugno iniziò il trasferimento della Nembo in condizioni precarie data la mancanza di naviglio adatto e il pericolo dell'offesa aerea del nemico. Non appena effettuato lo sbarco , la Nembo venne frazionata in gruppi tattici a difesa degli aeroporti, insieme ai granatieri tedeschi della 90,Panzergrenadier Division.
Dislocati dalla Gallura a Cagliari nelle zone più malsane, nelle marce notturne e nelle manovre di addestramento, i paracadutisti erano vittime di un nemico insidioso: la malaria. Morirono così senza combattere un terzo degli effettivi decimati dalla terzana e dalla perniciosa, dopo appena qualche mese dall’arrivo in Sardegna.


All’atto dell’armistizio dell’8 settembre  il maggiore Mario Rizzatti decise di ammutinarsi, seguito in blocco dagli uomini del XII Battaglione. Il mattino del 10 settembre 1943, nel tentativo di far desistere i sediziosi dai loro propositi, accorsero nella zona di Macomer il Comandante della “Nembo” Gen. Ercole Ronco ed il Capo di Stato Maggiore Ten. Col. Alberto Bechi Luserna. Bechi Luserna scortato da alcuni carabinieri si presentò a un posto di blocco della coda della colonna tedesca controllata dal XII Battaglione per parlamentare con Rizzatti. Minacce e reazioni fecero precipitare la situazione e a un parà saltarono i nervi e una scarica del suo MAB. Moriva un carabiniere e il T.Col. Bechi Luserna che verrà insignito di Medaglia d’oro. Transitato poi in Corsica il XII Battaglione fu trasferito a Pisa a bordo di velivoli da trasporto Junkers Ju 52.


I militari sbandati nell'Italia del Sud andarono a ricostituire un nuovo esercito agli ordini del generale Giovanni Messe, fatto rientrare dalla sua prigionia inglese dal comando alleato. Messe battezzò questa prima unità combattente "1° Raggruppamento Motorizzato", costituito da fanti, artiglieri, genieri delle divisioni smobilitate in Sardegna e Corsica, alpini sbandati e paracadutisti della Nembo che avevano scelto di non combattere a fianco dei tedeschi. Il Corpo Italiano di Liberazione venne mandato in linea, schierato nel settore della 4° Divisione indiana, a supporto del 2° Corpo polacco. A Filottrano la divisione Nembo combattè aspramente aprendosi la strada verso Jesi e Ancona, per arrestarsi infine ai piedi della Linea Gotica, come tutto il Corpo di spedizione alleato. Il Reggimento artiglieria paracadutisti "Folgore", costituì con il concorso della Divisione "Nembo" la struttura portante del Gruppo di Combattimento "Folgore" nel quale trovò posto il Reggimento Marina "San Marco" già della II^ Brigata del C.I.L.

Al Gruppo appartenevano anche gli uomini della "Centuria Nembo" impegnati nell'Operazione Herring, lanciata nella zona tra Modena e Ferrara. Alla fine del conflitto, la sola unità ancora operante fu il Reggimento paracadutisti Nembo, già inquadrato nel Gruppo di Combattimento Folgore ce condizioni di pace precludevano alle forze armate italiane di disporre di unità di paracadutisti (il Reggimento venne infatti convertito di lì a poco in una unità di fanteria convenzionale).  

 
 
   

 9-4-2020