Italia R.S.I.
RARISSIMA CARTOLINA "ALLE ARMI - PER L'ONORE!" DELLA X MAS SPEDITA DA UN GUASTATORE DEL BTG. "VALANGA" NEL LUGLIO 1944.
Prezzo: Euro 950,00 - cod. nr. 24969
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Gino Boccasile, creatore della cartolina
Il distintivo del Battaglione Valanga che sicuramente indossava anche il Caporale Cesare Porro, il mittente della cartolina
Un caporale dei Guastatori Alpini "Valanga" con il brevetto di specialità sul taschino sinistro ( Archivio Panzarasa )

Un gruppo di Guastatori alpini della Decima MAS al rientro a Gorizia dopo Tarnova. L'ufficiale al centro indossa il distintivo di reparto sul petto. La foto risale al 13.1.45 e conferma l'uso del distintivo prima del 30 aprile 1945.

( Archivio Panzarasa )

Un capitano del Btg. Valanga mentre scherza tra i suoi guastatori. Porta sul taschino sinistro della giubba il distintivo di reparto. ( Archivio Panzarasa )

Questo e' un esemplare originale d'epoca di quella che, forse, e' la piu' famosa delle cartoline create da Gino Boccasile per l'Ufficio Propaganda della X° Flottiglia Mas della Marina da Guerra Repubblicana, situato a Milano in Piazza Fiume 6, dove si trovava la sede del Comando di Junio Valerio Borghese. .
La cartolina raffigura in primo piano un marò della X° Flottiglia Mas con alle spalle la testa di un leone ruggente che era il simbolo dell'unità. In alto a destra il motto "alle armi!" contrapposto in basso alle parole "PER L'ONORE". Al piede l'iscrizione "X° FLOTTIGLIA MAS MARINA DA GUERRA REPUBBLICANA" su due righe.


Ma quello che la trasforma da cartolina rara o rarissima a unica è il fatto che siastata spedita il 24 agosto 1944 da un caporale guastatore della 1° Compagnia del Battaglioine Valanga che in quel momento si trovava a Ivrea in procinto di iniziare le azioni contro i partigiani nella Alte Valli piemontesi. Durante il periodo della R.S.I. il reparto operò dal fronte occidentale a quello orientale, soprattutto contro le infiltrazioni degli slavi del IX e X Corpus titino. E' anche grazie al "Valanga" che a Selva di Tarnova vennero salvati i 150 Bersaglieri del "Fulmine" sopravvissuti a tre giorni di combattimenti. Questi accerchiati da oltre 2500 slavi, furono liberati dai Guastatori che riuscirono ad avere la meglio sebbene in netta inferiorità numerica.


Nel gennaio del 1943 dei tre battaglioni del Genio Guastatori Alpino, usciti dalla scuola di Campo dell'Orto , vicino a Civitavecchia, all'inizio del conflitto, non esisteva più traccia: annientato il XXXII nel luglio 1942 vicino ad El Alamein, il XXXI distrutto nei primi mesi del 1943 in Tunisia e scomparso il XXX a Rossosch in Russia.
Dopo l'armistizio molti guastatori che avevano rifiutato la resa raggiunsero Pavia dove vennero riuniti prima in una compagnia, poi in battaglione e posti al comando del Capitano Manlio Maria Morelli, un piemontese del Sestriere reduce da tutti i fronti dove avevano operato reparti alpini e ancora convalescente delle ferite riportate a Rossosch in un'azione che gli era valsa la seconda MAVM. Morelli era un ufficiale dotato di forte potere carismatico e amato dai suoi guastatori che lo avevano soprannominato "Aquila Nera" per la fama di leggenda che lo circondava.
Al nucleo iniziale di 200 veterani si aggiunsero poi molti giovani che formarono così la compagnia allievi. I reduci che transitarono nel Battaglione erano nella maggioranza dei casi, elementi decorati al Valor Militare, come il comandante, i capitani Barbesino e Satta, i subalterni Delleani, Palazzuolo e i sottufficiali Grillo, Malacrea e tanti altri. 


Verso la fine del 1943 il "Valanga" raggiunse Jesolo dove si acquartierò nella colonia estiva "Dux", in riva al mare. Venne subito iniziato l'addestramento nella vicina Asiago al termine del quale fu conseguito il brevetto di specialità da tutti gli effettivi.
Il 29 settembre del 1943 il Battaglione, chiamato "Valanga", come la gloriosa 9° Compagnia del cap. Morelli, era inquadrato su comando di battaglione e tre compagnie. Successivamente venne aggregata una 4° compagnia, chiamata "Sereneissima", proveniente dal Battaglione N.P. e quindi reparto di Marina.
Nell'aprile del 1944 entrò a far parte della Decima MAS assumendo il nome di "Luca Tarigo", una unità della classe "esploratori" affondata nel Mediterraneo nel 1941, come tradizione per i reparti della X MAS e cambiando il copricapo dal cappello alpino al basco con il giro di bitta della Marina.
Queste varianti durarono però pochissimo e, probabilmente, non furono mai adottate dalla maggioranza dei Guastatori. Un'episodio accelerò infatti l'abolizione di queste varianti: la 1° compagnia al comando del Cap. Satta venne inviata ad espugnare il rifugio alpino "Gastaldi", situato a 3200 metri d'altezza sul ghiacciao della Ciamarella in Piemonte, nel quale erano asseragliati 200 partigiani. Sebbene questi fossero molti di più dei Guastatori, meglio armati ed in una posizione più favorevole, i Guastatori alpini ebbero velocemente la meglio. Borghese si volle complimentare con Morelli e, giunto al reparto, lo trovò schierato senza alcun copricapo. Meravigliato chiese conto a Morelli di questo fatto e, il Comandante del Valanga, falsamente sorpreso (aveva organizzato tutto), disse ai Guastatori di andarsi a mettere il cappello. Tutti tornarono con il cappello alpino! Borghese capì ed in perfetto dialetto romano disse: "Va bè, Morelli ho capito, fai come ti pare!" E così il Valanga rimase Valanga e portò il cappello alpino! Solo la compagnia "Serenissima" continuò ad indossare il basco che già portava.



Alla fine di luglio il comando della divisione "Decima" decise di scardinare lo schieramento partigiano nelle Alte Valli piemontesi e il battaglione fu trasferito ad Ivrea da dove iniziò la marcia di avvicinamento che portò, tra le altre azioni, alla presa del rifugio Gastaldi. Nella prima decade di ottobre il battaglione lasciò il Piemonte e si trasferì a Vittorio Veneto, accantonandosi nelle scuole "Francesco Crispi".
Quando in dicembre la divisione iniziò le operazioni contro il IX Corpus jugoslavo, al battaglione "Valanga" venne assegnato il compito di fermare il nemico nel settore settentrionale dello schieramento. Dopo un violento scontro a fuoco il battaglione, guidato dal Cap. Morelli, occupò stabilmente Tramonti di Sotto dove vennero rinvenute ingenti quantità di materiali, importanti documenti e catturati numerosi prigionieri, tra cui un maggiore britannico in uniforme. Sulla base dei documenti rinvenuti si decise di annientare il comando partigiano situato in una baita di Palcoda e il compito venne affidato a un plotone mitraglieri della 3° compagnia e a venti uomini della 2° compagnia "Uragano". L'attacco si concluse con la cattura di circa cinquanta partigiani che vennero interrogati singolarmente il giorno dopo per giungere alle precise responsabilità dei singoli sulle efferate uccisioni avvenute nella zona. I colpevoli, in numero di dieci, vennero fucilati sul posto mentre gli altri furono avviati al comando della "Decima".
Debellato il comando del X Corpus e liberata la val Meduna il battaglione "Valanga" rientrò a Vittorio Veneto per celebrare il Natale del 1944 ma il 26 dicembre vennero uccisi due guastatori in un agguato teso in città da alcuni guerriglieri della banda "Castelli". Dopo l'assassinio dei due guastatori, il battaglione riprese le azioni contro la banda "Castelli" nell'intento di catturarne il capo.
Dopo la battaglia della Selva di Tarnova, le due compagnie rimaste a vittorio Veneto riuscirono a debellare la banda "Castelli", catturandone il capo. Il Castelli, che risultò responsabile anche del tragico agguato del 26 dicembre, venne fucilato. Nella prima decade di marzo del 1945, il "Valanga si trasferì a Bassano del Grappa; in aprile riprese l'addestramento sulle falde del Monte Grappa. Il giorno 26 aprile rientrò dal campo ed al suo passaggio per le vie di Bassano la popolazione si radunò applaudendo i guastatori. Il giorno dopo giunse al battaglione l'ordine di abbandonare Bassano e raggiungere Thiene. Alle 19 il "Valanga" si mosse verso Thiene ma restò bloccato a Marostica perchè le colonne germaniche in ripiegamento occupavano la strada. Il 28 aprile il CLN di Marostica iniziò le trattative con il Capiano Morelli e venne convenuto che il battaglione avrebbe raggiunto nuovamente Bassano per sciogliersi: gli uomini sarebbero stati muniti di un lasciapassare e messi in libertà. Il 30 aprile il battaglione "Valanga" venne dichiarato disciolto. Agli ufficiali vennero lasciate le armi e a tutti i guastatori venne distribuito il brevetto in bronzo della specialità. La 2° compagnia che non si era ancora arresa raggiunse Trento, con un convoglio di Brigate Nere e, dopo accordi presi con il Vescovado si presentò ai carabinieri che, ricevute le armi, lasciarono liberi gli uomini. Era il 2 maggio 1945.
A Morelli, che era stato decorato con due argenti al V.M. uno preso nel giugno 1940, in Francia (fu una delle prime decorazioni conferite) ed uno il 17 gennaio 1943 a Rossosch, furono revocate entrambe le medaglie insieme al grado, perché condannato, grazie ad una falsa testimonianza, per il periodo quando aveva comandato il Valanga. Non potendolo giudicare per un fucilazione di partigiani, eseguita secondo le regole del Diritto Penale Militare, si inventarono che aveva fatto la borsa nera! Benché ci fosse statal'amnistia, si rifiutò, sempre, di richiederla. Ma ebbe la sua rivincita. Senza aiuti, dimenticato dall'Esercito, degradato a geniere (soldato semplice), divenne uno dei più famosi direttori di produzione del cinema. Tra l'altro fu il direttore di produzione del film "La dolce vita".

( Notizie storiche tratte dal volume "Gli Ultimi in Grigioverde" di Giorgio Pisanò, dall'articolo di Sergio Coccia pubblicato sul numero 22 della Rivista "Uniformi & Armi" del febbraio 1991, dagli articoli pubblicati sui numeri 85 e 106 della stessa rivista e sul numero 16 del mensile "Militaria" del dicembre 1994

 
   

27-06-2014