Italia R.S.I.
ECCEZIONALE ELMO MIMETICO ORIGINALE DELLA "X MAS" CON FREGIO "BTG. FULMINE" E ANCORA FRONTALE
Prezzo: venduto - cod. nr. 25275

Il distintivo del Battaglione "Fulmine"
Il punzone sul retro dell'elmo "P 180"
Il punzone dell'Arsenale di Torino impresso sul supporto del soggolo
I rivetti di terzo tipo
Una cartolina del Battaglione Fulmine
Tarnova della Selva, gennaio 1945: Il G.M. Antonio Minervini che resistette nel suo caposaldo fino alla fine della battaglia, con il distintivo del "Fulmine" ( Foto tratta dal volume "Battaglione Fulmine X° Flottiglia MAS )

Splendido elmetto Mod.33 originale appartenuto  ad un marò del Battaglione "Fulmine C.T." della "X Mas", garantito originale  come già facilmente intuibile dalle foto e confermato dall'expertise che lo accompagna, in eccezionali condizioni di conservazione e completo di interno e soggolo originali.


Nella Decima Flottiglia MAS della RSI, tanto i reparti navali come quelli terrestri ebbero quale dotazione l'elmetto italiano modello 1933. Faceva eccezione il battaglione N.P., parte dei cui componenti manteneva l'elmo modello 1941/42 da paracadutisti. Risultano infine distribuiti degli elmi mod. 34/39 di preda bellica, catturati all'esercito greco nel corso del conflitto.
A livello individuale era poi tollerato l'uso di elmi tedeschi modello 1935, e sembra sia stato impiegato anche qualche elmo Adrian della prima guerra mondiale.


Su questo elmo M33, la verniciatura grigioverde tipica del periodo bellico, ancora presente all'interno, è stata ricoperta da una seconda livrea mimetica con sfumature policrome, riconducibile al periodo di fine guerra, come confermato dalla composizione chimica della vernice e dalla consistenza dell'ossidazione, ed è presente all'98%.
Sul bordo posteriore interno del guscio in acciaio al nickel è stata impressa a rullatura meccanica la siglia "P 180", con lettere alte circa 5 mm.
Si sa con certezza che questo codice
alfa-numerico non si riferisce a Corpi militari o anni di fabbricazione, bensì indica il fabbricante e il lotto di produzione che ne identifica il periodo di produzione sicuramente bellico.


Il fregio frontale,  costituito dall'ancora gialla che caratterizza gli elmi della Marina Repubblicana della R.S.I., è del tipo grande applicato per mezzo di una mascherina per verniciatura, prova ne sia il fatto che sono presenti piccole imperfezioni e frastagliature lungo i bordi del disegno. Esaminando i diversi strati di vernice e il percorso seguito dall'ossidazione si esclude la possibilità di un'applicazione successiva al periodo bellico, dato peraltro già confermato dalla tinta.
Sul lato sinistro è stato invece applicato, sempre a mascherina, il fregio che riproduce esattamente il distintivo del "BTG. C.T. FULMINE" (Battaglione Caccia Torpediniere "Fulmine").
Al centro un elmo della X° MAS con un piumetto da bersagliere ad indicare la provenienza iniziale della maggior parte dei membri del battaglione. Sopra l'elmetto il frontale stilizzato di un autocarro ad indicare la qualifica di "Celere" assegnata all'unità. 

Appena sotto il fregio, sul bordo dell'elmo, è presente una saldatura fatta per riparare una piccola frattura, difficile da classificare.  Si tratta di una saldatura di tipo industriale, fatta ad elettrodi o a filo in Arasenale o in una caserma attrezzata.
E' probabile che l'elmo facesse parte di un lotto di elmi della Regia Marina, come conferma la vernice verde chiaro presente all'interno e tipica degli anni Trenta. Destinato al Battaglione Fulmine della X Mas è stato prima reso mimetico e poi personalizzato. La saldatura ha bruciato la vernice sia dentro che fuori, quindi è stata sicuramente effettuata successivamente all'applicazione di qualsiasi finitura. Non è quindi possibile stabilire se è stata effettuata in periodo bellico, magari per riparare una frattura prodotta da una scheggia, oppure in periodo post-bellico.

I rivetti di aerazione sono del terzo tipo, caratterizzati cioè da un accenno di bombatura più pronunciato sul vertice del raggio di raccordo esterno ed applicati per mezzo di pressa meccanica.   L'apertura dei rivetti "a tre lembi" visibile all'interno, così come la loro ossidazione, unitamente alla verniciatura applicata contemporaneamente su castello e guscio, come previsto dai procedimenti di montaggio, attestano senza alcun dubbio l'originalità dell'elmo e fugano ogni dubbio su un possibile riutilizzo postbellico.


La cuffia traforata interna, originale a otto spicchi di pelle di capra tinta di marrone chiaro, è' in ottime condizioni. E' di taglia “59” correttamente impressa per mezzo di fori sul lato destro dell'imbottitura e leggermente disassata rispetto al soggolo, caratteristica questa degli elmi della Regia Marina.
Presenta una doppia cucitura di rinforzo parallela che identifica le imbottiture realizzate nel periodo pre-bellico e bellico.  E' montata su di un feltro di colore giallo-arancione, unito con cucitura a sopragitto a macchina, senza sovrapposizione di tessuto e i dentelli sono correttamente sfalsati rispetto alla traforatura. La cuffia è montata sull'anello dell'armatura con 12 fermacampioni metallici in acciaio del primo tipo.


Il soggolo di pelle grigioverde, di periodo coevo all'elmo, è correttamente montato su anelli rettangolari in tinta grigioverde così come la fibbia metallica di chiusura ed è originale e intoccato. Sul supporto in alluminio è presente il punzone "AT 4" ad indicare che l'assemblaggio è avvenuto presso l'Arsenale di Torino.


L'elmo è accompagnato dall'expertise rilasciato dallo Studio Tecnico Zanni Campioli, iscritto nel Ruolo dei Periti ed Esperti della C.C.I.A. della provincia di Modena e Consulente Tecnico del Tribunale di Modena.


Nella primavera del 1944 il colonnello Luigi Carallo decide di costituire nell'ambito della Decima un battaglione di bersaglieri, essendo stato lui stesso un bersagliere durante la Prima Guerra Mondiale. I marò sono per la maggior parte, giovani volontari con scarsa esperienza militare ma tra loro si trovano anche alcuni ex-bersaglieri del disciolto Regio Esercito, veterani del fronte russo, di quello greco-albanese o delle battaglie in Africa Settentrionale.
Sono costoro a formare l'ossatura delle compagnie, assumendo il comando dei plotoni e curando l'addestramento delle reclute. Nel maggio del 1944 il reparto era ancora indicato con il nome "Bersagliere" che ebbe appena costituito. In un documento datato 1° giugno 1944 lo vediamo indicato per la prima volta come "Battaglione Esploratori Fulmine", nome che assumerà come definitivo in onore del Caccia Torpediniere "Fulmine" affondato nel Mediterraneo il 13 giugno 1941.


Posto per breve tempo a presidio di Asti, il battaglione fu quindi spostato a Conegliano Veneto da metà novembre 1944, da dove partecipò al ciclo operativo contro la Repubblica della Carnia, e quindi fu immediatamente trasferito a Gorizia dove poté godere di un breve periodo di riposo.
Coinvolto nell'Operazione Adler (dicembre 1944-gennaio 1945), il battaglione (sebbene a ranghi ridotti) venne posto a presidio del borgo carsico di Tarnova della Selva, dove fu accerchiato da soverchianti forze partigiane del IX e X Corpus titino e coinvolto in una serie di scontri passati alla storia come battaglia di Tarnova. Accerchiati da 2500 slavi, i 150 Bersaglieri del "Fulmine" sopravvissuti a tre giorni di combattimenti, vennero salvati dai guastatori del Battaglione "Valanga" che riuscirono ad avere la meglio sebbene in netta inferiorità numerica. Durante gli scontri di Tarnova, il Fulmine subì la perdita di 142 effettivi (86 caduti e 56 feriti), pari al 66% su un organico di 214 uomini, al 19 gennaio 1945. Il comandante della Xª Flottiglia MAS (RSI) Junio Valerio Borghese lo citò all'ordine del giorno e ne insignì la fiamma di combattimento di Medaglia d'Argento al Valor Militare della RSI. L'unità si consegnò a Schio il 30 aprile 1945 all'88ª Divisione americana con l'onore delle armi.  

 

21-2-2021