Italia (1919-1939)
RARO ELMO M33 DI PRIMO TIPO UTILIZZATO IN SPAGNA DAI MEMBRI DELC.T.V. E DEL "TERCIO" SPAGNOLO
Prezzo: Euro 500,00 - cod. nr. 21404
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La sigla "P71" visibile sul lembo inferiore interno dell'elmo che, probabilmente, indica il lotto di elmetti "protoripo" con queste caratteristiche

Durante la guerra civile spagnola gli elmi Adrian, i modelli 1916 e i modelli 1933 convissero fino alla fine della guerra, utilizzati spesso tra reparti misti italo-spagnoli. Spesso gli spagnoli, sia nazionalisti che repubblicani non disdegnarono di portare i vari tipi di elmi italiani, sia perchè non eccessivamente pesanti come gli Adrian e i 1916, sia perchè più protettivi e moderni come l'elmo modello 1933.


Questo raro elmetto M33 di produzione prebellica, apparteneva sicuramente al primo lotto di elmetti inviati in Spagna nel 1936 con le uniformi destinate agli uomini del Corpo Truppe Volontarie, giunti sul territorio iberico in abiti borghesi.
L'elmo fece, sicuramente parte di un lotto consegnato all'esercito spagnolo appena conclusasi la guerra con la presa di Madrid e la sfilata delle truppe prima del loro rimpatrio. La verniciatura marrone risulta infatti applicata a partire dal 1940.


Non si tratta però di un normale elmetto M33 di primo tipo in quanto molti particolari ci consentono di identificarlo come un prototipo realizzato con uno stampo che otteneva la punta anteriore molto sporgente e le falde laterali con la curvatura poco pronunciata. L'elmo è infatti marcato sulla cupola interna con il timbro "P71" ad indicare quel particolare lotto di prova. Esistono altri elmetti simili marcati con la lettera P e numeri diversi, tutti poi comunque riutilizzati nel periodo bellico.


L'elmo modello 1933 era l'elmo delle forze armate italiane durante la seconda guerra mondiale. Costruito in nickel e acciaio, fu progettato dall'Ing. Nicola Leszl che lo concepi' con un'imbottitura di cuoio marrone, montata su un'armatura metallica sorretta da tre bulloni d'areazione, due anteriori e uno posteriore.


Il guscio in acciaio al Nickel è marcato posteriormente con il codice "P71", come accadeva nei primi lotti di produzione, specialmente per i "prototipi" come questo esemplare. La tinta grigioverde chiara, tipica del periodo prebellico è stata ricoperta esternamente da una seconda livrea in tonalità marrone, come d'uso per gli elmi delle forze armate spagnole. Questa seconda livrea è ancora visibile su buona parte dell'elmo. L'esame dei diversi strati di vernice ed il percorso seguito dall'ossidazione ci da la certezza di un'applicazione coeva.


I rivetti di aerazione sono del primo tipo, cioè di tipo più bombato e con foro piccolo.  L'apertura dei rivetti "a due lembi" visibile all'interno così come l'ossidazione presente su di essi, unitamente alla congruità di applicazione della tinta sul castello e sul guscio, fugano ogni dubbio su eventuali possibili riutizzi postbellici dell'elmo e sulla sua autenticità.


La cuffia di periodo coevo all'elmo presenta una doppia cucitura realizzata mediante due linee parallele che identifica le imbottiture realizzate nel primo periodo bellico. La pelle ha una colorazione chiara ed è montata su di un feltro di colore giallo con "fermacampioni" di primo tipo in acciaio e terminanti a punta.   La taglia 58 è correttamente impressa per mezzo di fori sul lato destro dell'imbottitura. Il lacciulo è ancora quello originale, ricavato dalla stessa pelle utilizzata per la cuffia, alla quale è allacciato passando per gli ultimi 8 fori dei lembi, rinforzati posteriormente.
Il soggolo è mancante di una parte e il cinghietto presente ad un rivetto solo è riconducibile a quelli destinati agli elmi italiani cosìddetti "da aerofonista". E' correttamente montato su anelli quadrangolari in acciaio. Sul supporto in alluminio è presente il punzone "AT" coronato ad indicare che l'assemblaggio è avvenuto presso l'Arsenale di Torino.


Un pezzo sicuramente raro per la sua particolariot à, quindi riservato a collezionisti sofisticati, ovviamente coperto da garanzia di originalita' totale senza limitazioni temporali e accompagnato dall'expertise ilasciato dallo Studio Tecnico Zanni Campioli, iscritto nel Ruolo dei periti ed Esperti della C.C.I.A. della provincia di Modena e Consulente Tecnico del Tribunale di Modena. Giudizio finale dell'expertise:"Sulla base dei dati oggettivamente riportati sul presente expertise ed in base all'esperienza personale ad oggi maturata dai nostri espertisi si reputa l'oggetto originale nella sua completezza. Non risultano pertanto manomissioni ne tracce di utilizzi successivi al 1945 " .
 

 
   
 

15-6-2020