Italia R.S.I.
RARISSIMO ELMO M33 MIMETICO CON FREGIO NERO DEL 1° BATTAGLIONE VOLONTARI BERSAGLIERI "BENITO MUSSOLINI" CON EXPERTISE
Prezzo: Euro 2300,00 - cod. nr. 24673
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Il teschio nero ben visibile all'interno del tondino del fregio
La marcatura sul  bordo interno posteriore con la sigla "SS48"
Il grosso timbro rosso del Reale Arsenale di Torino sulla parte scamosciata del soggolo
Il punzone del Reale Arsenale di Torino impresso sulla staffa sinistra di supporto
Il colonnello Vittorio Facchini, primo comandante  del 1° Battaglione Volontari Bersaglieri "Benito Mussolini"

Questo è, in assoluto, uno degli elmi italiani Mod.33 tra i più rari e ricercati sotto il profilo collezionistico. Trovarlo poi in condizioni di conservazione eccezionali, come in questo caso, ha del miracoloso. I collezionisti conosciuti che ne possegono un esemplare originale si contano sulle dita di una mano.


L'elmetto è infatti appartenuto ad un bersagliere del 1° Battaglione Volontari Bersaglieri "Benito Mussolini", il primo nucleo di Fiamme Cremisi che non avevano accettato la resa dopo l'8 settembre 1943.


Il guscio in acciaio al nickel è marcato sul  bordo interno posteriore con la sigla "SS48", che ne identifica il periodo di produzione sicuramente bellico, essendo noti altri elmi con numeri di lotto molto vicini (SS49) di sicura produzione bellica o prebellica. La casistica ci evidenzia che, nella realtà, non sembrerebbe esserci una regola per stabilire in base al numero del lotto il periodo di produzione con certezza, ma che sigle vicine indicano comunque un periodo di produzione contiguo.riferentesi al lotto di produzione sicuramente prebellico.
La tinta grigioverde da capitolato militare è presente sull'interno e all'esterno dell'elmo. Sulla cupola sono visibili alcune striature sfumate di colore marrone a scopo mimetico.

La composizione chimica della vernice e la consistenza dell'ossidazione danno conferma della datazione del'elmo al periodo anteriore al 1945. L'intervallo spettrografico della composizione della tinta, infatti, non ha fatto emergere possibili aplicazioni o trattamenti successivi al periodo bellico.


Il fregio frontale, visibile all' 90%,  applicato a mascherina rispetta gli standard da capitolato militare dell'epoca antecedente il 1943 sia nelle dimensioniche nella collocazione. Al centro del fregio, compare un teschio stilizzato, anch'esso applicato a mascherina e riconducibile al 1° Battaglione Volontari Bersaglieri "Benito Mussolini".


I rivetti ad aerazione sono del terzo tipo, caratterizzati cioè da un accenno di bombatura più pronunciato sul vertice del raggio di raccordo esterno ed applicati per mezzo di pressa meccanica.   L'apertura dei rivetti "a margherita" visibile all'interno, così come la loro ossidazione, unitamente alla verniciatura applicata contemporaneamente su castello e guscio, come previsto dai procedimenti di montaggio, attestano senza alcun dubbio l'originalità dell'elmo e fugano ogni dubbio su un possibile riutilizzo postbellico.
Il soggolo di pelle di vacchetta tinta in grigioverde, di periodo coevo all'elmo, è correttamente montato su anelli rettangolari in tinta grigioverde così come la fibbia metallica di chiusura ed è originale e intoccato.  La staffa sinistra in alluminio, di supporto al soggolo, presenta il punzone "AT" del Reale Arsenale di Torino, così come, sul lato scamosciato, è ancota visibile il grosso timbro rosso, purtroppo con l'anno illegibile.
La cuffia interna, di pelle di capra color naturale, è formata da otto spicchi traforati per migliorare la ventilazione interna e da un forellino in zona apicale, in cui passava il lacciolo per la regolazione (qui mancante). Ciascun forellino è rinforzato con l'applicazione di un occhiello metallico in alluminio. Presenta i segni di un uso, non particolarmente prolungato, sul bordo esterno pù scuro.d E' di taglia “56” pur mancando della relativa trafilatura o di un timbro. 
Presen
ta la classica cucitura  a "Z" del secondo tipo, tipica del periodo bellico.  E' montata su di un feltro di colore giallo-arancione con fermacampioni di primo tipo in acciaio. Un paio di questi sono stati rifissati manualmenet in epoca dal suo proprietario. Non sono presenti timbri o punzoni. A garanzia della sua indiscussa originalità, non risultano segni di manomissione o riutilizzo successivo al 1945
L'elmo è accompagnato da una garanzia di originalità senza limitazioni di tempo, valevole anche nei confronti di eventuali terzi futuri acquirenti, rilasciata dallo Studio del Dr. Carlo Zanni Campioli, iscritto nel Ruolo dei Periti ed Esperti della C.C.I.A. della provincia di Modena e Consulente Tecnico del Tribunale di Modena.
Il giudizio finale del nostro esperto è il seguente: "L'intervallo spettrografico della composizione della tinta non ha fatto emergere possibili applicazioni o trattamenti successivi al periodo bellico. Esaminati i dettagli mediante microscopio ottico e verificati i materiali di realizzazione non sono emerse discrepanze da segnalare. Sulla base di quanto su esposto, interpretando i dati oggettivamente riportati sulla presente expertise ed in base all'esperienza personale ad oggi maturata dai nostri esperti, si reputa l'oggetto autentico".


La storia di questa unità  ha inizio con la tragica data dell'8 settembre 1943 quando il nostro esercito fu abbandonato allo sbando dal Re e dai suoi generali fuggiti tra le braccia degli alleati che si erano saldamente insediati nel sud del paese. A Verona, nodo ferroviario strategico, confluivano i treni che portavano i nostri soldati verso nord, nei campi di concentramento tedeschi e polacchi.
A Verona questi soldati sbandati trovarono con stupore altri italiani in divisa e armati che li invitavano ad unirsi a loro per continuare la lotta a fianco dell'alleato tedesco. Chi li chiamava a raccolta era il tenente colonnello Vittorio Facchini, uomo carismatico e dal passato oscuro ma molto ben visto dai comandi germanici.


Vittorio Facchini nasce a Tricase (Lecce) l’8 marzo 1896. Allo scoppio della 1° guerra mondiale appena 18 enne si arruola volontario nella Regia Marina e viene imbarcato sui sommergibili. Alla fine del conflitto è Sottocapo Elettricista.
Entra nel Partito Fascista di Torino come Funzionario G.I.L. e nel 1932 viene nominato Cavaliere della Corona d’Italia. Nel febbraio 1943 arriva a Verona, col grado di Primo Seniore della Milizia Artiglieria Marittima, Comando MILMART di La Spezia e da alcuni viene identificato come funzionario di federazione ex insegnante di ginnastica della Gil.
Il 25 luglio viene esonerato delle sue cariche ma trova rifugio da conoscenti inseguito dai provvedimenti delle autorità badogliane che stanno liquidando la Milizia. Il lasso di tempo fra il 25 luglio e l’8 settembre 1943 lo impiega ad allacciare rapporti coi tedeschi che ritiene i sicuri padroni di domani.


All’indomani dell’8 settembre così avviene. Nella caserma "S. Zeno’’ di Verona, già sede dell’8° Rgt. Bersaglieri, Facchini forma il primo nucleo di Fiamme Cremisi che non avevano accettato la resa. Con l’affluire di giovani volontari e di reduci dei vari fronti, viene costituito un Battaglione che assume il nome di "Benito Mussolini’’. Successivamente, con l’arrivo di altri giovani e combattenti e di chiamati alle armi, viene ricostituito l’8° Rgt. Bersaglieri volontari, denominato "L. Manara’’, comprendente oltre il I° Btg. "Mussolini’’, il II° Btg. "G. Mameli’’ e il III° intitolato a "E. Toti’’.

Foto di studio di un giovane bersaglire con ben in evidenza il fregio con il teschio sull'elmo
Il colonnello  Vittorio Facchini saluta amichevolmente un veterano. Sull'elmo del giovane bersagliere a destra è visibile il fregio con il teschio
 

1-8-2020