Italia (1940-1943)
RARISSIMO DOCUMENTO ORIGINALE DEL FASCIO DI BERLINO DEL 1936
Prezzo: Euro 200,00 - cod. nr. 24644
In order to translate from Italian, please, choose your preferred language from the Google Translator Menu at the bottom.
Federico Guella (Bezzecca, 27 novembre 1893 – Rovereto, 28 dicembre 1915) , MOVM al quale era intitolato il Fascio di Berlino
Lo stendardo esposto in stazione a Berlino per festeggiare l'arrivo del Duce (tratto da un filmato LUCE   dell'epoca)
Questo raro documento è stato inviato dal Segretario del Fascio di Berlino al suo camerata Segretario del Fascio di Londra il 2 dicembre 1936.
Il documento è firmato dal Segretario del Fascio, il Centurione Guglielmo Della Morte, che un anno più tardi sarà nominato Ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia. L'intestazione è quella del Fascio di Berlino "Federico Guella" e porta la data del 2 dicembre 1936 Anno XV. E' indirizzato al Segretario del Fascio di Londra che era Carlo Camagna.
Nella lettera il Centurione Della Morte, raccomanda al suo omologo di Londra, il camerata Mario Gardenghi che deve recarsi a Londra per ragioni di lavoro, pregando di agevolarlo il più possibile in considerazione che si tratta di uno dei fondatori del fascio di Berlino.
Il Fascio di Berlino era intitolato a Federico Guella, un ufficiale irredentista, combattente della prima guerra mondiale e decorato con la Medaglia d'Oro al Valor Militare, essendo caduto in un contrassalto alla baionetta per la conquista di Castel Dante (Rovereto) nel 1915.
Nel 1907, la comunità italiana nel Reich tedesco ammontava a 131.000 persone, di cui quasi 116.000 erano operai. La guerra e la crisi economica del dopoguerra portarono a una drammatica riduzione: nel 1925 gli italiani rimasti nella repubblica tedesca erano 25.000 e nel 1933 solo 22.470.
All’inizio degli anni trenta le comunità italiane erano povere, gli italiani vivevano dispersi in piccoli
villaggi o nelle periferie delle città e lavoravano soprattutto come minatori o contadini. Si trattava quasi sempre di uomini che sposavano donne tedesche (tanto che risultò impossibile creare dei fasci femminili); di conseguenza l’italiano non era parlato in famiglia e i loro figli non lo conoscevano.

Fino al 1932 fu impossibile per gli italiani di Germania celebrare con iniziative patriottiche il 24 maggio,
la data d’ingresso dell’Italia nella grande guerra. I consoli e i fasci dovevano trovare altri espedienti. Fino al 1930-1932 Berlino era, almeno agli occhi dei consoli italiani in Germania, la capitale dell’internazionale antifascista.
I consoli, insieme ai vari attivisti dei fasci, vivevano dunque trincerati in quel paese dalla politica instabile e colpito da una crisi economica che manteneva la
maggior parte degli emigrati italiani in uno stato di povertà e spesso di disoccupazione.

Un anno dopo, il nuovo regime hitleriano ebbe un immediato impatto positivo sulle attività dei fasci. A Berlino, già nel novembre 1933, un migliaio di connazionali, molti dei quali in camicia nera, si riunì a celebrare la Marcia su Roma in una sala cittadina: segno che la sede del fascio non bastava più, e che la paura di proteste comuniste era stata eliminata.
In quel periodo, avanguardisti e dopolavoristi italiani si erano inoltre recati in visita in Germania passando “fra l’ammirazione delle città tedesche”, con l’intenzione di rappresentare non solo il fascismo ma l’avanguardia di una “nuova umanità”. Nel settembre 1933 si riesce a proiettare a Berlino "Discorso del Duce". Iin una situazione in a pparenza del tutto mutata: la notizia, pubblicata dai giornali tedeschi, aveva fatto accorrere una tale folla che aveva reso necessaria una seconda proiezione il giorno seguente. Nel 1936, grazie all’Asse Roma-Berlino, finalmente viene
rappresentato in molte città tedesche un film sulla conquista dell’Etiopia, "Il cammino degli eroi".
Il livello culturale delle famiglie era generalmente molto basso e non pochi erano i casi di analfabetismo. I fasci aprivano infatti molte scuole di italiano per adulti. Siccome i bambini frequentavano le scuole tedesche e solo per poche ore la settimana quelle italiane, nel 1934
cominciarono faticosamente a sorgere dei doposcuola del fascio. Le insegnanti lavoravano gratis:
“Il Fascio e la maestra” erano il simbolo della resistenza alla germanizzazione.
 
     

8-8-2020