Svizzera
LETTERA DEL FASCIO DI GINEVRA CON MEDAGLIA "ORO ALLA PATRIA" DEL REGIO CONSOLATO D'ITALIA
Prezzo: Euro 300,00 - cod. nr. 25168
Il monumento a Tito Menichetti, collocato in Piazza della Gorgona a Marina di Pisa e rimosso nel 1945
Questo documento è particolarmente raro, come tutto ciò che tocca da vicino la storia del fascismo svizzero. Sembra quasi che sia stata compiuta, da parte delle autorità centrali, un'opera di cancellazione di ogni possibile riferimento alle organizzazioini fasciste attive in Svizzera dal 1921.

Questo raro documento è stato inviato il 10 giugno 1933 dal Segretario del Fascio di Ginevra "Tito Menichetti", Guido Vinci, che lo ha firmato in calce, al Ministro Piero Parini, Direttore Generale degli Italian all'Estero.
Insieme alla lettera, Vinci ha inviava anche il giornale sportivo locale "Tous les sports", dai quale risultavano i risultati ottenuti dalla secione calcio del Fascio.

Al documento è allegata una bellissima e rara medaglia in metallo argentato, realizzata dalla Ditta Stefano Johnson di Milano per conto del Reale Consolato di Ginevra, in occasione della raccolta dell'Oro alla Patria. La bellissima medaglia raffigura sul dritto la Corona Ferrea tra due fasci littorio e il motto "Pro Ferro". In basso la firma "Johnson - Milano". Sul rovescio la data "18 NOV. 1935 XIV E.F." al centro con intorno, sul bordo, la scritta "R.CONSOLATO GENERALE D'ITALIA - GINEVRA".  Misura 28 mm di diametro ed è in condizioni perfette. La medaglia è accompagnata dalla sua bustina originale in pergamena.
L'intestazione del documento riporta il nome "Tito Menichetti" assunto dal fascio di Ginevra in onore di uno dei primi marttiri fascisti.
Il 25 marzo 1921 dalla città di Pisa partì una squadra di fascisti che si diresse verso Lucca e precisamente a Ponte a Moriano. La brigata voleva aiutare i camerati locali a togliere dalla sede del circolo ricreativo socialista il simbolo dei "soviet", cioè la falce e martello. L'obiettivo venne raggiunto ma gli operai avuta notizia del fatto corsero in paese e i fascisti si diedero alla fuga. Alcuni di loro però rimasero staccati dal gruppo principale per un guasto all'autocarro su cui viaggiano e vennero rapidamente circondati da un gruppo numeroso di operai. La tensione salì e si scatenò una rissa furibon da. Alla fine dei pestaggi rimase a terra ferito mortalmente il fascista pisano Tito Menichetti.

Le origini dell’organizzazione fascista italiana in Svizzera risalgono agli anni venti e sono localizzate a Lugano dove sorge, nel 1921, il primo fascio della Svizzera che è del resto il primo fascio italiano all’estero. Negli ultimi mesi del 1922 e durante il 1923, altri fasci sorgono a Neuchâtel, Bellinzona, Zurigo, Losanna, San Gallo, Vevey, Chiasso, Locamo, Berna, Mendrisio, Montreux, Ginevra, Bienne e Lucerna. Alla fine del 1923 i fasci italiani in Svizzera sono una quindicina, saliranno a diciannove nel 1924 e a 21 nel 1995.
I Fasci Italiani all'Estero cominciarono a sorgere poco tempo dopo di quelli in Italia. Tuttavia questi primi Fasci del 1921-1922 erano piccole organizzazioni ancora embrionali e non si erano formate che nei centri maggiori dell'Europa e del bacino Mediterraneo. Fu solo dopo la Marcia su Roma, con l'avvento del Governo Fascista, che i Fasci Italiani all' Estero presero un vero sviluppo. Il fascismo ebbe sempre verso l'emigrazione una grande attenzione, supportata dalla convinzione che gli italiani all'estero andassero valorizzati quale punta di diamante dell'espansione degli interessi italiani fuori della patria.
Il 2 maggio 1921, in occasione della nascita del Fascio di New York, Mussolini aveva dichiarato che la costituzione dei fasci all'estero serviva a "suscitare, conservare, esaltare l'italianità fra i milioni di connazionali dispersi per il mondo". I fasci all'estero sarebbero dovuti essere veri e propri "consolati fascisti" per la "protezione legale ed extralegale" di tutti gli italiani, specialmente di coloro che erano "salariati da impresari stranieri", con l'obiettivo esaltante di "tenere alto, sempre e dovunque, il nome della Patria italiana". Bisognava, cioè, che quasi dieci milioni di italiani all'estero, non perdessero il proprio senso di appartenenza italico, continuando a sentirsi in continuazione "spirituale ed ideale" con la patria lontana.. 
   

22-1-20211