Italia (1919-1939)
RARO DISTINTIVO FIUME "INDEFICIENTER" E NASTRO TRICOLORE FIUMANO ORIGINALE
Prezzo: venduto - cod. nr. 24348

Raro distintivo originale a Ricordo della Spedizione di Fiume, indossato nei primi anni Venti da molti dei legionari fiumani in onore della città che li aveva ospitati e dagli irredentisti.


Il distintivo riproduce fedelmente lo stemma della città di Fiume con il nome inserito su un fondo tricolore.. Raffigura un aquila ad ali spiegate appoggiata sopra un cartiglio con la scritta "INDEFICIENTER" (senza fine) , cioè l'emblema della città di fiume concesso da Leopoldo I nel 1659 nel quale l'aquila sovrastava un'urna che versa acqua perenne. Secondo la leggenda l’acqua di Fiume serviva a guarire tutti i mali. “L’Urna inesausta” del vecchio stemma fu ripresa da d’Annunzio come simbolo della città occupata dai legionari e impressa sui francobolli della “Reggenza del Carnaro”. "Indeficienter" fu uno dei motti più usati da d'Annunziuo durante l'occupazione di Fiume. Il distintivo realizzato in metallo similoro e smalti policromi, misura 13 x 18 mm ed è in condizioni perfette.


Prima che fosse distribuita la "Medaglia Commemorativa della Marcia di Ronchi", detta "Distintivo dei Legionari di Fiume", i legionari portavano come segno distintivo un nastrino con i tre colori della città: violetto, giallo e carminio. Spesso su questi nastrini era impresso il motto "Fiume o Morte!" o "Italia o Morte". Quest'ultimo si ritrova assai più spesso su nastrini con il tricolore italiano e, oltre dai legionari, venivano indossati dai giovani fiumani di origini italiane. Tra gli altri lo indossarono gli apparteneneti alla Gioventù Fiumana.
Questo nastrino che accompagna il distintivo è un esemplare originale d'epoca e come tale è garantito senza limitazioni di tempo anche nei confronti di eventuali terzi compratori futuri. Misura circa 150 x 35 mm.


Fiume era una delle più floride città dell'impero austro - ungarico e quando questo si decompose alla fine della Grande Guerra e la città venne occupata dalle truppe iugoslave, gli irredentisti insorsero, accampando il fatto che Fiume era un centro etnicamente italiano. Il 12 settembre 1919 D'Annunzio era a Ronchi con un seguito di poche centinaia di uomini; ma ad essi si unirono i legionari di Venturi e buona parte dei Granatieri di Sardegna, che avevano da pochi giorni smobilitato da Fiume. A loro si aggiunsero gli Arditi del generale Zoppi e una compagnia di fanteria. Alle porte della città contesa gli uomini al seguito di D'Annunzio erano oltre duemila, tra granatieri, arditi e fanti.


Il generale Pittaluga, successore del generale Grazioli, avrebbe dovuto obbedire agli ordini del suo superiore Badoglio e fermare con le armi questo esercito privato, formato da disertori e comandato da un uomo che si poneva in rotta col governo. Ma al gesto teatrale di D'Annunzio, che aprì il pastrano mostrando la medaglia d'oro e proclamando "Lei non ha che a far tirare su di me, Generale!", Pittaluga rispose abbracciando il poeta ed entrando con lui in Fiume.


Dopo un anno Giolitti, tornato al potere, concluse con gli alleati il Trattato di Rapallo che lasciava Fiume indipendente. D'Annunzio restava fermo nell'accettare solo ed unicamente l'annessione all'Italia del territorio di Fiume. L'ultimo atto politico rilevante del poeta fu la costituzione della Reggenza, a significare che il potere veniva comunque esercitato in nome del Re d'Italia. Il giorno di Natale del 1920 le truppe regolari entrarono in Fiume, dopo che una cannonata, sparata da una corazzata, aveva colpito la stessa residenza del Comandante. Dopo il “Natale di Sangue” i legionari, che avevano perso una cinquantina di uomini, abbandonarono Fiume indisturbati; D'Annunzio si trattenne ancora per poche settimane e poi se ne andò, indisturbato anche lui.

 
 
   

30-1-2020