Italia (1919-1939)
MEDAGLIA COMMEMORATIVA DELLA VISITA DEL PRINCIPE DI PIEMONTE AGLI STABILIMENTI ISOTTA FRASCHINI DI MILANO nel 1927
Prezzo: Euro 180,00 - cod. nr. 24679
Umberto di Savoia visita la fabbrica Isotta Fraschini di Milano il 27 aprile 1927  (Foto Archivio Comune di Milano)
 
Questa medaglia-ciondolo in metallo argentatato è ststa realizzata dalla fabbrica automobilistica Isotta Fraschini per commemorare la visita effettuata da S.A.R. Umberto di Savoia, Principe di Piemonte, agli stabilimenti di Milano il 27 aprile 1927.
La medaglia è ststa realizzata dall'incisore G.Paccagnini di Milano e mostra il profilo in rilievo del principe Umberto con lo stemma sabaudo inciso in alto sulla parte sinistra. In basso a destra un cartiglio con la data XXVII-IV-XCXXXVII (27 aprile 1027) affiancata dallo stemma "IF" della Isotta Fraschini. La medaglia rettangolare misura 30 x 40 mm ed è in condizioni di conservazione perfette.
La Isotta Fraschini fu fondata il 27 gennaio 1900 a Milano, come Società Milanese d'Automobili Isotta Fraschini & C., ad opera di Cesare Isotta e dei fratelli Oreste, Antonio e Vincenzo Fraschini, ai quali si aggregarono Riccardo Bencetti, Paolo Meda e Ludovico Prinetti, già comproprietario della Prinetti & Stucchi.
Nella sua fase iniziale la Isotta Fraschini svolgeva l'attività di garage, ovvero di rimessaggio, manutenzione, riparazione e vendita di autovetture, principalmente del marchio Renault. Le prime automobili prodotte dalla casa milanese, nel 1901, appartenevano al tipo "Vettura Leggera" da 8 HP.
Nel 1905 l'ingegnere Giustino Cattaneo diventò direttore tecnico del marchio milanese e a esso rimarrà legato fino al 1933. Nel 1908, negli USA, una vettura appartenente alla Casa milanese stabilì un record di velocità media: 105 km/h. A partire dallo stesso anno i motori Isotta Fraschini iniziarono a equipaggiare ogni mezzo a motore, destinati sia all'impiego militare che sportivo: motori per aerei, dirigibili, MAS. Durante la prima guerra mondiale l'azienda milanese produsse camion e rimorchi per il trasporto delle truppe.
Dopo la guerra Isotta Fraschini si trovò in gravi difficoltà economiche, come molte altre case automobilistiche. Durante questo periodo entrò in azienda il conte Lodovico Mazzotti. e la Casa milanese si distinse nella realizzazione di un'automobile di fascia molto alta, destinata a una clientela internazionale. Ecco così nel 1919 la Tipo 8, che fu la prima auto ad avere un motore a otto cilindri costruito in serie. La tipo 8 divenne quindi la massima espressione di eleganza in fatto di automobili, divenne l'auto più desiderata al mondo. Costava circa 150.000 lire e trovò mercato specialmente negli Stati Uniti. Nei primi anni venti le vetture dell'Isotta Fraschini erano comprate da personalità come Gabriele d'Annunzio e Rodolfo Valentino, che spesso ostentava le sue due coupé de ville, che era il modello più esclusivo e costoso; il suo valore di status symbol è mostrato in film come Viale del tramonto. Il 7 settembre 1927 Benito Mussolini ne acquistò ufficialmente una con telaio numero 1.408, come risulta sui registri di fabbrica. La Carrozzeria Garavini carrozzò per il duce un esemplare dorsey limousine. Umberto di Savoia comprò personalmente un coupé de ville carrozzato a Torino dagli Stabilimenti Farina e il Reale Automobile Club d'Italia di Milano regalò una berlina a papa Pio XI.
In quel periodo, presidente e amministratore delegato dell'industria milanese, dopo ripetuti viaggi in USA, riuscirono a convincere Henry Ford ad acquistare il pacchetto di maggioranza dell'azienda al prezzo pattuito di 230 lire per ogni azione quindi Ford acquistò 55.000 metri quadrati di terreno a Livorno per edificare un nuovo stabilimento di montaggio, ma le autorità italiane posero il veto dunque Ford decise di continuare la produzione nelle fabbriche milanesi, che sarebbero state ampliate. Nel 1930 l'accordo sembrava raggiunto: mancavano solo le firme sui contratti, ma altri industriali fecero pressioni sul governo per evitare una forte concorrenza.
Infatti quando Giovanni Agnelli seppe del progetto di Ford, urlò al più fidato collaboratore: ma come, le mie officine languono, i miei operai lavorano 4 o 5 giorni a settimana e si permette a un costruttore straniero d'impiantarsi in Italia a togliermi l'ultimo boccone di pane? Agnelli si precipitò sul primo treno verso Roma dove incontrò tutti i responsabili governativi; poco dopo fu promulgata la legge Gazzera che così stabiliva: sono vietati nuovi impianti di fabbriche o ampliamenti di quelle esistenti senza previo consenso del Ministero della Guerra. Il tanto sospirato consenso mai arrivò: a quel punto Ford capì la situazione e non volle insistere; con la rinuncia del grande industriale statunitense, l'Isotta Fraschini perse un'occasione irripetibile di eventuale sviluppo produttivo.
 
   

5-8-2020