Italia R.S.I.
RARO GRUPPO CARTACEO DI UN PRIGIONIERO DELLA R.S.I. NEL CAMPO DI COLTANO P.W.E. 337 COMPOSTO DA TESSERA/PASS, DOCUMENTO DI RILASCIO E FOTO
Prezzo: Euro 400,00 - cod. nr. 22651
Il cippo con la bandiera che oggi ricorda il luogo dove si trovava il campo
Eccezionale gruppo cartaceo composto da 3 pezzi appartenuto al prigioniero Piero Grassi, ex combattente della Repubblica Sociale Italiana, nel famoso Campo di Prigionia P.W.E. 337 (Prisoner of War Encampment) di Coltano.
Del lotto fanno parte il suo permesso speciale/special pass con il quale il prigioniero era autorizzato ad uscire e ad entrare nel campo in quanto “collaboratore”; il documento è bilingue ed è firmato dal Ten. CC.RR.S. Martino dell'Ufficio di Disciplina Interna di cui reca anche il doppio timbro.
Il fattore che lo rende unico è che al posto della sua foto reale c'è un perfetto ritratto eseguito a matita che ne riporta esattamente tutti i tratti somatici!

Ed ancora: il documento che veniva rilasciato a tutti i prigionieri al momento della loro liberazione, intestato e rilasciato dal “Comando Campo di Internamento di Coltano” e firmato dal Comandante del Campo, Colonnello Francesco Marinari e nel quale si possono verificare vari viaggi e spostamenti fino alla liberazione definitiva avvenuta nel novembre '45 con il suo rientro a Roma. Presenti diversi timbri tra cui quello della Città del Vaticano.
Ed infine la sua fotografia con alcuni dettagli scritti ad inchiostro e la data del 20 ottobre 1945 al Campo di Coltano.
Un trittico di interesse storico superlativo!.

Il primo campo di concentramento per prigionieri di guerra in Toscana fu il PWE 334, a Scandicci (Firenze). Il PWE 339 sorse a San Rossore; i PWE 336, 337 e 338 vennero allestiti nella tenuta di Coltano (Pisa). Erano tutti destinati ad ospitare prigionieri militari tedeschi e italiani, appartenenti alle FFAA e ad altre formazioni militari della RSI. Il PWE 337, però, si distinse subito per l'eccezionale durezza delle condizioni di vita imposte dai vincitori. Condizioni di vita: ma dovremmo dire piuttosto di mera sopravvivenza, ai limiti del più elementare istinto di conservazione.
Alla 92a Divisione «Buffalo» della V armata USA, fu affidata, tra il maggio e il settembre 1945, la gestione del campo di concentramento in cui furono rinchiusi circa 35 mila ex militari della Repubblica Sociale Italiana.
Tra i reclusi ricordiamo gli attori Walter Chiari, Enrico Maria Salerno e Raimondo Vianello, l'olimpionico Giuseppe Dordoni, il giornalista Enrico Ameri il regista Luciano Salce il deputato Mirko Tremaglia e il senatore Giuseppe Turini. Contrariamente a quanto spesso si legge, il poeta americano Ezra Pound non fu recluso a Coltano bensì in un campo per militari statunitensi a Metato fra Pisa e Viareggio. (Vedi Hugh Kenner, The Pound Era, London 1972, p. 472.)
Tra le violenze alle quali furono sottoposti numerosi militari di Salò, la più orribile era la cosiddetta «fossa dei fachiri», in pratica una grande buca cosparsa di pietre aguzze capace di ospitare fino a dieci prigionieri in piedi.

La sua triste esistenza fu taciuta all'opinione pubblica fino a metà settembre del 1945, dopo che gli americani il 30 agosto avevano trasferito alle autorità italiane la giurisdizione su quel campo di prigionia. «Solo allora la stampa italiana si interessò di ciò che avveniva dietro quei reticolati in quella torrida pianura pisana, descrivendo la misera esistenza di migliaia di esseri umani, scalzi, nudi, laceri, malati e bisognosi di tutto, senza che nessuna autorità si decidesse ad addivenire ad una rapida soluzione del problema.
I giornali si sbizzarrirono per una settimana a scrivere sulla drammatica vicenda di quei prigionieri, ma dei numerosi e misteriosi decessi per uccisioni, malattie e stenti nessuno ne scrisse una parola. Molti morirono nei "campi", nel "lazaret", altri nell'Ospedale da Campo n. 99 WQ06, o nel 650 di riserva per militari italiani. Anche al Sanatorio, all'ospedale Militare di Livorno e al Manicomio di Volterra ci furono numerosi morti, ma i relativi documenti o non sono visibili o non esistono più. «Nessuno, tranne gli archivisti USA, conoscerà mai il numero dei deceduti di Coltano. Mistero e silenzio anche sui luoghi dove venivano sepolte le salme. (Notizie storiche tratte dal volume di P. Ciabattini "Coltano 1945. Un campo di concentramento dimenticato", Mursia, Milano 1995
Foto d'epoca del campo di Coltano