Italia post 1945
BELLISSIMO MODELLO DEL FUCILE 91/38 IN SCALA 1/5 CON SCATOLA 
Prezzo: Euro 200,00 - cod. nr. 21834
 
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Il Polo di Mantenimento delle Armi Leggere di Terni (la ex fabbrica delle armi delle nostre Forze Armate) ha prodotto questa elegante confezione con la riproduzione, in scala 1 a 5, del fucile simbolo del nostro Esercito: il 91/38 che ha armato i nostri padri e i nostri nonni.
La scatola ha le dimensioni ci cm. 19x23.
Un pezzo di grande valore storico per ciò che l'arma ha rappresentato per milioni di italiani su i fronti di guerra come nelle lunghe nottate di guardia.

Il Carcano Modello 38, denominazione accorciata della designazione completa Carcano Mod. 91/38 cal. 7,35, modificato su progetto dell'ingegnere Federico Capaldo (generale del Genio Artiglieria) è stato un fucile a otturatore girevole-scorrevole derivato dal modello Carcano Mod. 91 in calibro 6,5 mm, ricamerato in calibro 7,35 mm. Ne furono realizzate varianti per cavalleria e truppe speciali.
Verso la fine dell’Ottocento le nuove scoperte in tema di balistica e polveri propellenti per i colpi, convinsero i capi di stato maggiore degli eserciti europei a riprogettare le armi d’ordinanza con un calibro più ridotto. Il risultato sarebbe stato fucili più maneggevoli e la possibilità di trasportare più munizioni.
Della progettazione del nuovo fucile vennero incaricate le fabbriche d’armi di Stato. Così a sviluppare l’arma fu Salvatore Carcano della Fabbrica d’Armi di Torino, in collaborazione col generale Parravicino dell’Arsenale di Terni. Si scelse l’opzione otturatore girevole scorrevole del Mauser. L’adozione formale è del 29 marzo 1892

.Nella prima guerra mondiale e nelle campagne di polizia coloniale nella Libia italiana la munizione Mod. 90/95 da 6,5 mm si era dimostrata non troppo efficace. Così dal 1935 il colonnello Giuseppe Mainardi fu incaricato di studiarne una nuova; nel 1938 si arrivò all’adozione del nuovo calibro 7,35 × 51 mm a nitrocellulosa pura, mentre nel frattempo il maggiore Roberto Boragine ed il generale Federico Capaldo, vennero incaricati di progettare un fucile che camerato per queste ultime e potesse recuperare anche le scorte esistenti: gli arsenali, infatti, erano ancora pieni di vecchi Fucili con la canna usurata. Questo nuovo progetto prese il nome di Fucile Mod. 38, un’arma sensibilmente più corta dell’originale Fucile Mod. 91 (1020 mm).
Nel 1940 l’Italia va in guerra e per problemi di tempistica, di logistica e di reperibilità delle nuove munizioni da 7,35 mm si ritornò al classico calibro da 6,5 mm. La produzione bellica riprende quindi nel vecchio calibro 6,5 mm. I nuovi fucili, denominati Mod. 91 Cal. 6,5, mantennero però le soluzioni elaborate per il Mod. 38, ovviamente con canne del vecchio calibro, e rappresentarono l’arma lunga standard per i fanti italiani della seconda guerra mondiale.
Dopo l’8 settembre, i tedeschi si impadronirono di grandi quantità di Mod. 91 di preda bellica, che diventarono il fucile più diffuso tra le truppe del Volkssturm. Alcuni furono anche modificati per il calibro 7,92 standard delle armi tedesche. Dopo la fine della guerra, le armi in calibro 6,5 mm rimasero in servizio nelle forze armate della Repubblica Italiana e con la Polizia di Stato fino agli anni ottanta. ( Notizie storico-collezionistiche ricavate da Wikipedia e dal sito ArmyMag)

 
  
   

11-1-2018