Italia (1940-1943)
RARO DOCUMENTO ORIGINALE DEL FASCIO DI NEUCHATEL DEL 1943 CON BUSTA VIAGGIATA
Prezzo: Euro 180,00 - cod. nr. 24631
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Rarissimo documento su carta intestata del Fascio "Giovanni Berta" di Neuchatel in Svizzera, accompagnato dalla busta affrancata che lo conteneva, spedita il 24 marzo 1943.
Con questa lettera il Reggente del Fascio, intitolato al martire fascista fiorentino Giovanni Berta, chiede a due camerati residenti in Val di Travers di "raccogliere le tessere degli iscritti per l'apposizione dei bollini di rinnovo per l'anno XXI".
Non ci è dato sapere quante tessere siano state raccolte ma dubitiamo che questo invito abbia avuto successo visti i tempi e i pochi mesi che lo separavano dal crollo del Fascismo italiano.

Questo documento è particolarmente raro, come tutto ciò che tocca da vicino la storia del fascismo svizzero. Sembra quasi che sia stata compiuta, da parte delle autorità centrali, un'opera di cancellazione di ogni possibile riferimento alle organizzazioini fasciste attive in Svizzera dal 1921.
Gli archivi della Casa d’Italia (Fascio e Associazione nazionale combattenti)  di Losanna sembra siano stati bruciati nel 1945 nelle due stufe a legna dell’edificio. I documenti dell’Istituto italiano di cultura, recuperati nel 1945 dal consolato, sono scomparsi. Gli archivi consolari dell’epoca, di scarso interesse salvo qualche caso di partenza « volontaria » in Russia, sono stati pure bruciati: l’incinerazione era qui pratica corrente. Quanto agli archivi della Sûreté Vaudoise, essi non sono mai stati accessibili, essendo ammucchiati in una delle torri della cattedrale, insieme ad altri documenti disparati dell’amministrazione cantonale. .

Le origini dell’organizzazione fascista italiana in Svizzera risalgono agli anni
venti e sono localizzate a Lugano dove sorge, nel 1921, il primo fascio della Svizzera che è del resto il primo fascio italiano all’estero.
E pure a Lugano inizia le pubblicazioni, nel gennaio 1923, il settimanale fascista "La Squilla italica".
Negli ultimi mesi del 1922 e durante il 1923, altri fasci sorgono a Neuchâtel,
Bellinzona, Zurigo, Losanna, San Gallo, Vevey, Chiasso, Locamo, Berna, Mendrisio, Montreux, Ginevra, Bienne e Lucerna. Alla fine del 1923 i fasci italiani in Svizzera sono una quindicina, saliranno a diciannove nel 1924 e a 21 nel 1935.

Il movimento dei fasci italiani in Svizzera ha avuto alcune sue caratteristiche fondamentali. La prima è quella di essere sorto non come movimento direttamente emanante da uno scontro di classe, bensì come movimento di sostegno alla politica del governo Mussolini e della borghesia italiana, alimentato da fortissimi sentimenti patriottici, dal sogno di una « grandezza nazionale » finalmente ritrovata per un paese dal quale masse di lavoratori erano state costrette a partire per cercarsi un pezzo di pane.
Esso attecchì in un corpo sociale formato soprattutto da emigrati originariamente poverissimi, venuti in Svizzera per lo più agli inizi del secolo per fare i lavori più vari, non raramente (come avviene oggi del resto) quelli più pesanti, più pericolosi e meno retribuiti.
Fu soprattutto fra questo strato di emigrati, ex proletari divenuti per certi aspetti «ceto medio » che il fascismo reclutò la maggior parte dei propri attivisti. I quali aderirono al regime ed attivamente lo sostennero in parte per puro calcolo economico (poter usufruire di certe condizioni vantaggiose offerte soprattutto ai commercianti di prodotti italiani — per esempio ortofrutticoli — condizioni invece negate a chi al fascismo non volle aderire), in parte perché convinti che l’Italia aveva finalmente trovato, sotto la guida del Duce, la strada che l’avrebbe portata a diventare grande, a farsi rispettare, se non addirittura ad imporre la sua volontà ad altri popoli meno « eletti ».

Il Fascismo ebbe sempre verso l'emigrazione una grande attenzione, supportata dalla convinzione che gli italiani all'estero andassero valorizzati quale punta di diamante dell'espansione degli interessi italiani fuori della patria.
Il 2 maggio 1921, in occasione della nascita del Fascio di New York, Mussolini aveva dichiarato che la costituzione dei fasci all'estero serviva a "suscitare, conservare, esaltare l'italianità fra i milioni di connazionali dispersi per il mondo". I fasci all'estero sarebbero dovuti essere veri e propri "consolati fascisti" per la "protezione legale ed extralegale" di tutti gli italiani, specialmente di coloro che erano "salariati da impresari stranieri", con l'obiettivo esaltante di "tenere alto, sempre e dovunque, il nome della Patria italiana". Bisognava, cioè, che quasi dieci milioni di italiani all'estero, non perdessero il proprio senso di appartenenza italico, continuando a sentirsi in continuazione "spirituale ed ideale" con la patria lontana.
(Notizie storiche tratte dal saggio di Claude Cantini "Il fascismo italiano a Losanna")
 
     

18-7-2020