Italia (1914-1918)
ECCEZIONALE TESSERA DI RICONOSCIMENTO CON FOTO DI UN UFFICIALE DEI GRANATIERI AUTOGRAFATA DA GABRIELE D'ANNUNZIO A FIUME NEL 1919
Prezzo: Euro 1900,00 - cod. nr. 24627
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La firma autografa di D'Annunzio con la frase latina "ne varietur" (nessuna variazione) che il poeta usava per approvare le bozze dei suoi lavori. In questo caso possiamo ipotizzare che Arnaldo Mancinelli restava un granatiere, anzi uno dei "suoi" granatieri.
D'Annunzio in una foto scattata a Fiume o, più probabilmente, a Zara
Arnaldo Mancinelli a Fiume
La lettera scritta da Arnaldo mancinelli al padre, al ritorno dall'impresa di Zara con D'Annunzio
La coperetina del libro di Lucia Scoccia dal quale sono state tratte le foto di Arnaldo Mancinelli a Fiume
Questa tessera costituisce una eccezionale testimonianza storica della partecipazione dei Granatieri di Sardegna all'impresa fiumana di Gabriele D'Annunzio; più unica che rara per diversi motivi.
Il primo, scontato, è dato dalle sue eccezionali condizioni di conservazione a distanza di più di 100 anni dalla sua emissione. Il secondo è dato dalla copertina con i dati anagrafici del suo possessore e con la firma del Comandante del 2° Reggimento Granatieri, il Colonnello Villoresi. Il terzo è dato dalle pagine interne con la bellissima foto in divisa dell'ufficiale e la sua firma con il tinbro, appena leggibile, del Reggimento. Il quarto è quello che ne accresce enormemente il valore collezionistico: la frase "ne varietur", nello spazio dedicato alle Variazioni, e la firma sono state vergate di suo pugno da Gabriele D'Annunzio, a Fiume alla fine del 1919.
Trovare tutti questi elementi in un unico documento è già di per sé un fatto eccezionale, ma trovarli sulla tessera di un ufficiale dei granatieri che ha partecipato all'Impresa di Fiume, è probabilmente un'occasione unica.
La tessera apparteneva al Tenente Arnaldo Mancinelli, nato a Crecchio (Chieti) il 28 agosto 1896 , in forza al 2° Reggimento Granatieri. Come indicato nella seconda pagina della tessera si era meritato una Croce al Merito di Guerra e una Medaglia di Bronzo al Valor Militare, durante il conflitto appena terminato.
La motivazione della MBVM recita: "MANCINELLI Arnaldo, da Crecchio (Chieti), tenente 2 reggimento granatieri - Chiamato a rinforzare la linea, alla testa dei suoi granatieri, sotto furioso bombardamento nemico, irrompeva contro un sistema difensivo dell'avversario, facendo prigionieri e catturando bottino. In un terreno insidiato dal fuoco di mitragliatrici, conteneva e contrattacava pattuglie di infiltrazione. In parecchie azioni notturne, rintuzzava efficacemente gli attacchi nemici, dimostrando sempre calma e sprezzo del pericolo-Piave Nuovo, 2-6 luglio 1918."

Cento anni più tardi, Arnaldo Mancinelli è diventato protagonista insieme ai suoi fratelli Rocco ed Enrico, del volume "Cari figli benedetti. Epistolario abruzzese dal 1915 al 1920", scritto da Lucia Scoccia, una loro discendente, che ha trovato nella cantina della casa di famiglia le lettere che costituivano la fitta corrispondenza intercorsa tra il papà Vincenzo e i “Cari figli benedetti e adorati”, così iniziava ogni suo scritto a loro indirizzato, Rocco, Enrico e Arnaldo, ufficiali mobilitati al fronte, che spedivano lettere e cartoline anche alla sorella Maria.
Lucia Scoccia ha ripercorso la storia attraverso i racconti dei tre fratelli soldati, che l’hanno vissuta dal cuore delle trincee, fino a condurre Arnaldo a Fiume, al fianco di Gabriele D’Annunzio e di cui ne riporta l’indole, le gesta e la forte personalità.

Non esistono quindi dubbi aulla presenza del Tenente Mancinelli a Fiume, con i granatieri di D'Annunzio, anche se essa costituisce un appassionante mistero storico; il suo nome, infatti, non figura né negli elenchi dei Legionari né in quello dei Granatieri di Sardegna, partiti da Ronchi insieme al Vate, dopo essere stati allontanati da Fiume dove ne costituivano la guarnigione.
La spiegazione di questo "mistero" ci viene in forma ufficiale esaminando le carte dello Stato Maggiore dell'Esercito, dalle quali apprendiamo che il Tenente Arnaldo Mancinelli era in servizio a Parma, presso il Deposito del 2° Reggimento. Saputo della partenza per Fiume del reparto, vi furono 14 ufficiali effettivi che si allontanarono e raggiunsero i commilitoni a Fiume e tra costoro anche Mancinelli. Solo 8 di questi ebbero successivamente il riconoscimento di legionario.
Ma la storia vera la possiamo apprendere leggendo le pagine del libro di Lucia Scoccia che riguardano Arnaldo e che ci raccontano la sua vita militare dalla fine del conflitto.
Il 17 novembre 1918 i granatieri entrarono a Fiume che aveva manifestato la volontà di annessione all'Italia e tra questi vi era Arnaldo Mancinelli che il 27 novembre scrive una lettera al padre nella quale racconta le sue peripezie: aveva avuto la "spagnola" ed era fuggito dall'ospedale militare dove lo avevano preso come prigioniero tornato dall'Austria, per raggiungere il suo reparto a Fiume (pag. 141).
Il Natale del 1918 lo trascorre a Fiume scrivendo diverse lettere ai familiari nelle quali racconta di avere la "febbre malarica" come tutti i granatieri, presa nelle paludi di Cortellazzo.

Il 25 marzo 1919, Arnaldo, in licenza quale studente universitario, giunge a Napoli per completare gli esami, senza riuscire a passare da Crecchio per riabbracciare i famigliari.
Il 28 maggio viene ricoverato nell'Ospedale Principessa Jolanda di Napoli a causa della malaria, da dove scrive alla sorella Maria "La gente reagisce con acredine agli anni di guerra, protestando per il caro vita e insultando persino i soldati tornati mutilati dal fronte. Aver combattuto i nemici in nome della Patria e vedersi addirittura disprezzati, come fossimo responsabili della situazione, mi ferisce profondamente" (pag. 176).
Il 12 luglio scrive al fratello Enrico e poi agli altri familiari, per informarli che dovrà ritornare al Deposito di Parma e da lì sarà inviato a Fiume per raggiungere il Reggimento.

Il 20 agosto 1919 una commissione d'inchiesta interalleata allontana i granatieri da Fiume. Il 25 agosto i granatieri partono ma si fermano a Ronchi da dove, il 12 settembre rientrano a Fiume con D'Annunzio, accolti dalla popolazione in delirio.
Il 13 ottobre scrive al padre da Trieste "Quando riceverete questa mia io sarò già a Fiume nell'incanto del suo mare e del suo cielo dove tutto ci parla d'Italia". Il giorno dopo scrive da Fiume "Qui si vivono momenti epici, indimenticabili che formano la più bella pagina della nostra storia!".Nella stessa lettera Arnaldo scrive che lui e i suoi compagni giunti dal deposito saranno presentati al Comandante e che la fortuna sembra accompagnarlo perchè "non appena giunti a Trieste abbiamo appreso che a me e a due altri colleghi,  sono state conferite le medaglie di bronzo al valore per l'azione del Piave Nuovo, luglio 1918!".
Le lettere indirizzate al padre diventano quotidiane per raccontare "Ho già visto il Comandante, ho più volte ascoltato la sua alata parola che ci fa commuovere e fremere fino alle più profonde fibre del cuore. Non mi stancherei mai di starlo ad ascoltare. Ho parlato brevemente con Lui del quale fra tre giorni (29 ottobre) diventerò la Guardia del Corpo, insieme ad altri volonterosi e valorosi, ma è sempre occupato a scrivere, a parlare, a dare ordini...(pag. 190)".

D'Annunzio continua la sua protesta per il tradimento del Patto di Londra e il 14 novembre, sbarca a Zara. Il 16 novembre, Arnaldo scrive a padre "Mio carissimo papà. ieri sono tornato dall'impresa di Zara con la quale ormai tutta la Dalmazia del patto di Londra è annessa all'Italia mercé il mio grande Comandante. Cercherò di raccontarvi in succinto l'episodio grandioso del quale la storia nostra lungamente parlerà... (pag.195)". Nelle pagine seguenti Arnaldo racconta al padre e alla sorella tutto ciò che è accaduto in quei giorni con gli occhi del protagonista.
Il 14 dicembre scrive al padre "...per noi qui non esiste che una sola Persona che per noi è Re e Dio, Gabriele D'Annunzio! Lui solo comanda, a Lui solo si obbedisce ciecamente".

il 30 gennaio 1920 scrive una lettera su carta intestata del "Tribunale militare di guerra - Comando Esercito Italiano in Fiume d'Italia" al padre Vincenzo. "... mai, vi assicuro, sonos tato così bene e così contento come ora. Il lavoro mentale quotidiano, le faccende innumerevoli dell'ufficio che rivesto e la serietà della mia posizione mi procurano delle belle soddisfazioni. Non importa che il mangiare sia diminuito, che ritorniamo alla scatoletta in conserva e alla galletta, che lo stipendio è ridotto ai minimissimi termini!".
Il 5 settembre in un'altra lettera preannuncia il suo ritorno dopo il 12 settembre, anniversario della Marcia di Ronche e il 1° novembre è a Napoli per concludere gli esami.

Arnaldo non tornerà a Fiume e non subirà il "Natale di Sangue" dove persero la vita ben 22 legionari. Prenderà la sua laurea in Giurisprudenza e poi parteciperà all Marcia su Roma. Diviene segretario di Padovani, responsabile del fascismo per la Campania. Nel 1923 Padovani lascia il partito e Arnaldo desidera allontanarsi dall'Italia e, dopo la morte del padre, avvenuta nel dicembre 1923, parte per l'Eritrea. Dopo aver partecipato a mille battaglie e aver mille volkte la sua vita in pericolo, Arnaldo Mancinelli muore a Barentù (Eritrea sud-occidentale) per un attacco di appendicite, Non aveva ancora compiuto 32 anni.
Arnaldo Mancinelli (il 4° da destra indicato con la freccia blu) a Fiume con D'Annunzio
 

12-7-2020